GUILLERMO DEL TORO’S CABINET OF CURIOSITIES – LA NOSTRA RECENSIONE! (2022)

Cabinet of Curiosities: 8 episodi, 8 storie curate dal genio Guillermo del Toro, ogni episodio presenta un regista diverso da Vincenzo Natali regista di Splice a Jennifer Kent, regista di Babadook. Dopo una lunga attesa dal 28 Ottobre sono disponibili tutti gli episodi di Cabinet of Curisoities in streaming su Netflix. Ma alla fine cosa ne sarà uscito fuori? È una serie riuscita? Noi di NerdAlQuadrato siamo qui per rispondere alla domanda, dal nostro punto di vista!

La recensione di Cabinet of Curiosities si dividerà in diversi paragrafi: la parte no-spoiler, no-spoiler per ogni episodio e opinioni finali con voto. Per chi non avesse visto ancora gli episodi della serie, può leggere tranquillamente tutta la recensione senza ricevere spoiler.

Cabinet of Curiosities

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Recensione

Otto episodi singolari, unici nel loro approccio stilistico e narrativo all’interno di un genere molto complicato da gestire, sono presentati e curati da un regista magnifico: Cabinet of Curiosities è la camera delle meraviglie di Guillermo del Toro, un intricato e sorprendente modellino di un universo che sa essere spaventoso e triste, violento e disgustoso, oppure tutto insieme all’interno di un’esperienza sensoriale profonda e sfaccettata.

Quattro diverse tematiche vengono esplorate da otto attraverso uno stile peculiare che riesce a colpire nel segno (tranne 2 episodi), anche grazie ad un formato ridotto che permette di addensare la narrazione attraverso una trama che non lascia spazio a tempi morti. Alcuni episodi si rivelano soltanto soddisfacenti o mediocri, altri toccano invece vette di pura eccellenza e si rivelano delle piccole perle imperdibili per ogni appassionato di horror.

Voto: 7/10

Cabinet of Curiosities
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EPISODIO 1 – LOTTO 36

Il primo racconto diretto da Guillermo Navarro che per la prima volta decide di condurre completamente da solo questo mediometraggio. Purtroppo, Lotto 36 è un episodio abbastanza mediocre, mette tanta roba ma a fine episodio ti rimane ben poco, Tim Blake Nelson da un interpretazione molto buona riuscendo a costruire un personaggio cinico e odioso che a fine episodio ti rallegri per quello che accade sul finale.

La regia, gli effetti speciali e la fotografia sono molto buone, di sicuro lavorare con Guillermo del Toro avrà aiutato Navarro nella direzione di questo episodio. Che gran spreco, perché l’episodio parte da una base interessante ma finisce con un finale troppo burrascoso, lasciandoti totalmente l’amaro in bocca.

Voto: 3.5/10

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EPISODIO 2 – I RATTI DEL CIMITERO

Passiamo ora al secondo episodio di Cabinet of Curiosities, “I ratti del cimitero” diretto da Vincenzo Natali noto per aver diretto Splice. Dopo la mezza delusione di Lotto 36, questo secondo episodio riesce ad alzare le mie aspettative rendendolo uno dei miei episodi preferiti della serie, una storia semplice alla base che però racconta più quanto sembri. Peccato che sia l’episodio con meno spazio di tutti, sarebbe stato interessante una spiegazione maggiore sui ratti che sono tutto tranne che dei ratti normali.

La regia è molto valida e ti tiene con il fiato sospeso dall’inizio alla fine, molti di quello che c’è in questo episodio (soprattutto i ratti) sono fatti con una CGI discreta ma non tanto bella da vedere. Ho adorato di come le ambientazioni sono state rese così realistiche e cupe, facendoti sentire sempre di più la pesantezza di quello che vive il protagonista. Il cast è buono certo ma abbastanza dimenticabile soprattutto quella di David Hewlett che prova a dare quel guizzo in più che però non arriva o comunque non si sente molto.

Voto: 6/10

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EPISODIO 3 – L’AUTOPSIA

“L’Autopsia” diretto da David Prior è l’episodio che si prende più tempo per raccontare una storia coinvolgente che schiaccia l’occhiolino a “Incontri ravvicinati del terzo tipo”. David Prior si è fatto una fama dopo aver diretto nel 2020 il film “The Empty Man”, devo dire che in questo episodio si rivede molto la regia di Empty Man ma con delle migliorie e con meno errori rispetto al passato.

Il cast è veramente stellare con un bravissimo F. Murray Abraham che prendendosi tutto il tempo necessario da un interpretazione unica e che rimane impressa anche con un personaggio semplice e ingenuo a prima vista. Effetti speciali molto buoni, qua si vede che non hanno badato a spese e le autopsie sono, stranamente, molto accurate e molto realistiche. In certi punti si allunga inutilmente e alcuni dialoghi si sono già sentiti ma se avete amato The Empty Man amerete L’autopsia.

Voto: 7/10

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EPISODIO 4 – L’APPARENZA

Passiamo ora a uno dei episodi più interessanti sia a livello tecnico che a livello di storia. Diretto da Ana Lily Amirpour regista di A Girl Walks Home Alone at Night, The Outside ti presenta una visione pessimista della società americana dei anni 70/80 (che però sembra parlare alla società attuale). Il racconto si basa su un racconto Emily Carroll nota nel mondo fumettistico per i suoi fumetti a tema horror. Una irriconoscibile e bravissima Kate Micucci ci accompagna in questa storia. Di sicuro tra gli episodi migliori e tra i più disturbanti. La regia di Lily Amirpour cita molto Shining ed è in generale molto curata come gli effetti speciali.

Voto: 8/10

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EPISODIO 5 – IL MODELLO DI PICKMAN

Keith Thomas regista odiato e amato sia per The Vigil che per Firestarter conduce questo quinto episodio basato sul racconto di H.P Lovecraft. Se dovessi riassumere questa puntata userei “l’incubo”, Il Modello di Pickman si annida tra gli oscuri singnificati e rappresentazioni di questa parola, i quadi (parte fondamentale del racconto) diventano realtà come gli incubi dipinti da Pickman stesso, arrivando ad un certo punto dove non riesci a capire dove si fermi la fantasia e dove parte la realtà.

Anche se il nome dell’episodio si chiama Pickman, il tutto viene raccontato da un Ben Barnes in ottima forma, quest’ultimo sembra all’inizio essere interessato dai dipinti di Pickman che rappresentano la parte più gore, splatter e marcia dell’umanità attraverso la sua famiglia. Però quando si avvicina all’arte di Pickman (intepretato da un inquetantissimo Crispin Glover), Barnes si rende conto che quei dipinti non solo arte ma le vere sfumature dell’essere umano.

Da li il personaggio di Barnes ne diventa ossessionato e ha perdere il senno. In generale l’episodio gioca molto su questo, con atmosfere e ambientazioni ben curate. La regia di Thomas lo fa diventare sicuramente fra gli episodi più angoscianti e più belli (a mio dire). È sempre difficile trasporre le opere di Lovecraft ma qui ci sono riusciti veramente bene.

Voto: 8.5/10

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EPISODIO 6 – I SOGNI DELLA CASA STREGATA

Anche questo episodio è basato su un racconto di H.P Lovecraft ma rispetto al Modello di Pickman risulta essere insieme a Lotto 36 tra i peggiori episodi della serie, troppa carne al fuoco, una marea di sottotrame mai realmente chiuse e una narrazione noiosa e lenta… Però molto bravo Rupert Grint!. Lasciando stare gli insulti che vorrei tirare a questo episodio, la regista è Catherine Hardwicke nota per aver diretto Twilight, l’episodio risente molto di quel cinema mainstream.

L’episodio parte bene e l’idea di base non è male, le atmosfere molto gotiche sono ben fatte e curate. L’episodio pecca in molte cose tra cui: Un plot abusato fino allo sfinimento dove non provi più angoscia, jumpscare usati solo per aumentare un minutaggio che diventa ridondante senza che ti venga introdotto qualcosa che già non sapevi, un incapacità di saper scrivere una buona sceneggiatura lasciando alla vista di tutti quei grandissimi buchi di sceneggiatura. Se vi piacciono i filoni come Piccoli Brividi potreste apprezzare questo, ma per me è un sonoro NO.

Voto: 1.5/10

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EPISODIO 7 – LA VISITA

Diretto da Panos Costamos noto per aver diretto l’horror Mandy con Nicolas Cage, presenta l’episodio con più carta libera e più unico di tutta l’antologia. È abbastanza difficile parlare di questo episodio, come viene detto ad inizio dal personaggio di Peter Weller è un esperienza unica, quasi oniricia. Personalmente è un mezzo capolavoro questo The Viewing, un grande omaggio al cinema di David Cronenberg sopratutto nell’ambito del body horror; a livello registisco, fotografico e tencico è quello più curato di tutti (e penso che sarà quello più odiato da molti). L’unica cosa che non ho apprezato è stato il finale aperto che però non corrispondeva al mood generale dell’episodio.

Voto: 9.5/10

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EPISODIO 8 – IL BRUSIO/MORMORIO

Diretto e sceneggiato da Jennifer Kant nota per Babadook. L’episodio parla di una coppia di ornitologici Nancy (una molto brava Essie Davis) e Edgar (un inaspettato Andrew Lincon) si recano in una casa isolata per studiare gli uccelli, ma la storia dell’abitazione rivela dolore e orrore. L’episodio è una classica (classicissima) Ghost Story, mentre Nancy fa i suoi studi inzia a sentire (o in questo caso capta) delle presenze tra cui un bambino e una donna. Kant riesce a far crescere sempre di più questa tensione nello spettatore. La casa, non so perchè, ma mi ha ricordato molto Crimson Peak.

La storia di Cabinet of Curiosities, anche se è una classica Ghost Story, ma che in realtà fanno leva fra le cose non dette tra i personaggi vivi (e anche quelli morti). Bella la metafora che per scacciare gli spiriti della casa allo stesso tempo per poter lasciare andare i propri fantasmi e perdonarsi per quello che è successo tra Nancy e Edgard. È un episodio molto sottile che per alcuni può sembrare sottotono, ma sinceramente a me è piaciuto e veramente tanto, un po’ strano concludere questa prima (e forse unica?) stagione ma non mi lamento. Interessante voler chiudere il tutto con un finale positivo e con una redenzione dei personaggi (ciò che non accade nei altri episodi).

Voto: 7.5/10

Cabinet of Curiosities
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Opinione finale con voto

Per concludere… Cabinet of Curiosities è una serie che in generale mi è piaciuta e tanto, mi sarei aspettato qualcosa di più nell’ambito dell’horror. L’unico problema della serie è che Netflix l’ha pompata un po’ troppo facendola sembrare una cosa mai vista prima (ehi ciao American Horror Story proprio tu!).

In generale l’antologia preferisce giocare sul creepy, sull’essere inquietante che sull’elemento horror; Cabinet of Curiosities preferisce concentrarsi di più sulle sfumature del genere umano usando metafore e snobbando l’elemento dell’orrore. Peccato che alcuni episodi come Lotto 36 o I sogni della casa stregata siano abbastanza inferiori al resto dei episodi. Serie non perfetta ma molto interessante e mi ha intrattenuto molto.

Voto: 7/10

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