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Challengers – La nostra recensione! (2024)

L’ultima opera di Luca Guadagnino con protagonisti Zendaya, Josh O’Connor e Mike Faist (aggiungerei anche il tennis ma purtroppo non viene citato nei credits) è uscita nelle sale italiane circa un mese fa e noi di Nerd Al Quadrato siamo qua per farvi sapere la nostra opinione.

La recensione di Challengers sarà strutturata in queste parti: recensione no-spoiler(per chi vuole un primo parere sul film, ma non l’ha ancora visto), recensione spoiler, spiegazione del finale e concludendo con l’opinione finale riassuntiva.

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Challengers | Zendaya

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Recensione No-Spoiler di Challengers

Dopo la storia romantica raccontata in Bones and All, Luca Guadagnino torna a parlare dell’amore anche in questa sua pellicola, ma non di un’amore qualsiasi, bensì uno più particolare. I trailer potrebbero aver indirizzato gli spettatori a pensare ad una rom-com con un threesome dei protagonisti, due ragazzi che si contendono una ragazza e ogni tanto una partita di tennis per farcire gli spazi, ma in realtà il film prende una piega molto diversa da quel che, almeno io, mi aspettavo. E non leggete la trama da nessuna parte! Contiene parecchi spoiler.

La pellicola si struttura in tre diversi periodi di tempo: il passato, il giorno prima della finale, e la finale (non vi diremo tra chi è giocata e per quale vero fine). Con un montaggio a volte un po’ frettoloso è discostante verso la fine, il film alterna sequenze di vita dei protagonisti con sequenze di partite di tennis, facendoci progressivamente capire come le relazioni dei nostri tre personaggi si vadano ad intrecciare.

Avevo un amico che giocava molto a tennis e cercava di spiegarmi cosa si instaurasse tra lui e i suoi avversari durante le partite: parlava di un momento intimo, un momento in cui entrambi sono complici ma allo stesso tempo ignari, dove ci sono solamente loro e una pallina che continua a rimbalzare come se fosse una parola, una frase, stabilendo quasi una conversazione per tutta la partita. Avendo giocato molti anni a badminton (e qua tutti i tennisti mi linceranno) ho compreso in parte quel suo pensiero, in quanto anche io avevo sperimentato quelle sensazioni, ma non totalmente. Mi mancava un qualcosa per poter comprendere quel senso di intimità. Il tassello mancante me l’ha conferito proprio Challengers.

Il film dunque, grazie alle sfumature che danno gli attori ai propri personaggi e ad una sceneggiatura ben scritta, è riuscito a regalarmi gli ultimi dati per capire a pieno il pensiero del mio amico. Ogni sorriso, ogni azione, ogni sguardo che si scambiano i protagonisti dentro e fuori il campo l’ho trovato fenomenale. Anche tecnicamente parlando la regia di Guadagnino è eccellente, specialmente nella sequenza finale, costruita in un modo che solo a ripensarci mi vengono i brividi.

La colonna sonora, seppur fuori luogo a primo impatto, in realtà si dimostra efficace per delle escalation di tensione che esplodono nel finale. E che finale. Un finale che per me ha funzionato benissimo, con un significato che a me è piaciuto e spero piaccia anche a voi.

Voto: 8.5/10

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Recensione Spoiler di Challengers

In realtà recensire Challengers senza fare spoiler è stato più difficile di quanto pensassi, in quanto parlare a fondo delle relazioni e delle dinamiche dei personaggi avrebbe tolto la sorpresa dello spettatore data la loro scrittura. La pellicola riesce a parlare di tante tematiche, sottolineando i sentimenti e le emozioni dei nostri protagonisti: l’amicizia intima maschile quasi omoerotica, l’invidia e la preoccupazione di Art contrapposta alla fiducia e all’esuberanza di Patrick, la loro battaglia sia passionale che sportiva e tutta la costruzione di Tashi, che oserei dire essere “l’antagonista” della pellicola per la sua freddezza, la sua indifferenza verso tutto tranne che nel tennis e la forza manipolatrice che esercita sui due sfidanti.

Quando i film riescono ad essere equilibrati e lineari anche se la narrazione non lo vuol far sembrare, vuol dire che è presente un’ottima collaborazione tra regista, sceneggiatore e montatore, ed è una cosa che mi fa impazzire. Hanno un’intimità e una complicità come i nostri tre protagonisti, se vogliamo proprio trovare un parallelismo, ed entrambi funzionano quando entrano in sintonia. Proprio parlando di sintonia, in questo film credevo che Zendaya avrebbe trascinato Josh O’Connor e Mike Faist, ma mi son dovuto subito ricredere: alla fine ho preferito molto di più la recitazione dei due attori maschili rispetto a lei, che ho trovato un po’ troppo simile ai suoi ruoli passati e di conseguenza leggermente monotona.

Ma poi c’è lui, il quarto protagonista della pellicola, capace di far parlare di tantissime cose senza dire una frase: il tennis. Mai avrei pensato che inserire questo sport come metafora e motore centrale del film avrebbe funzionato, e invece Guadagnino ce l’ha fatta, soprattutto grazie al personaggio di Zendaya. Tashi infatti è ossessionata dalla ricerca del vero tennis e vive esclusivamente per quello, arrivando a tradire Art sia per dargli un obiettivo che lo sproni a dare il massimo, sia per portare Patrick al successo, e di conseguenza poter assistere a dell’ottimo tennis.

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Spiegazione del finale

È grazie a Tashi quindi se il finale di Challengers l’ho trovato così ben costruito e pieno di significato, e per parlarne meglio lo voglio dividere in 5 punti: lo scopo, gli sguardi, il gesto, la “conversazione” e l’abbraccio, punti che utilizzerò anche per parlare di ulteriori specifiche del film, in quanto di cose da dire ce ne sono molte.

 Lo scopo

Prima della finale Tashi ha dato ad entrambi uno scopo, un motivo per dare il massimo e vincere. Ha minacciato Art di divorziare e ha promesso a Patrick di allenarlo e formarlo professionalmente. Non spiegandoci da subito i motivi per cui entrambi lottano, Guadagnino ci conferisce una crescita esponenziale di tensione, facendoci patteggiare prima per uno e poi per l’altro grazie a tutti i flashback che intervallano le sequenze della partita. Arrivato poi alla fine, dopo aver compreso gli scopi di entrambi ed aver empatizzato con loro, personalmente sono arrivato a sperare che entrambi vincessero (e in un certo senso è andata proprio così).

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Gli sguardi

Non è un caso che il film inizi proprio con gli sguardi dei protagonisti in primo piano. Sia durante la finale sia nei flashback, ogni sguardo aggiunge un ulteriore caratteristica dei personaggi, una sfumatura. Andando ad analizzare esclusivamente la finale del torneo, notiamo un’evoluzione di essi: il personaggio di Zendaya è quasi indifferente all’inizio della partita e, invece di seguire la pallina come tutto il pubblico, si sofferma ad osservare i due sfidanti, come un predatore, per analizzarli e per far intendere dove punta la sua preferenza.

Sempre all’inizio, gli sguardi dei due avversari sono tesi ma un po’ indifferenti, affaticati ma con molta grinta, e nei break quasi non si guardano. Alla fine però, Tashi dall’eccitazione si toglie gli occhiali mostrare meglio il suo stupore: non è più indifferente ma si sta eccitando alla vista dell’intesa dei due sfidanti. Sui volti di Patrick e Art invece si legge molta più tensione e volontà, più rabbia, più complicità rispetto a prima. Nel finale tutti e tre i volti saranno invece permeati da un sorriso pieno di emozioni contrastanti ma, negli sguardi dei due avversari, spicca l’amore che va oltre il romantico: quello fraterno.

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Il gesto

A dar prova ancora una volta della stupenda costruzione dell’intimità tra Art e Patrick è il gesto di quest’ultimo che imita il tic dell’avversario per alterarlo, essendo quello un’azione che rimanda ad un loro ricordo passato, dove Patrick confessa di esser andato a letto con Tashi. È una scena che mi aspettavo, ma pur sapendolo mi son gasato, proprio per il senso di complicità palpabile tra i due.

È bastato un gesto che conoscono solo loro per mandare in confusione tutto il pubblico e per far vincere il set a Patrick. Il film dà molta importanza ai gesti ed infatti ne è stracolmo, tutti che fanno capire l’intesa presente tra i due: avvicinare le sedie, offrire un churros, sventolare il proprio fallo nella sauna (particolare), rincorrersi come due bambini all’allenamento, il bacio e molti altri.

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La “conversazione”

Scritto in precedenza nel paragrafo riguardante l’esperienza di un mio amico (presente nella parte no-spoiler, andatela a leggere in caso l’abbiate saltata), ritroviamo la stessa “conversazione” nella sequenza finale. Una conversazione data esclusivamente dagli scambi tra i due avversari che nel finale esplodono in un “botta e risposta” estremo, come se si stessero dicendo tutto quel che si volevano dire. Registicamente parlando la sequenza è mostruosa, con la camera che simula il pov delle racchette e poi della pallina da tennis, mostrando le competenze e l’esperienza di Guadagnino.

Il culmine arriva nel salto di Art, pronto a schiacciare su Patrick, che viene interrotto poi da un abbraccio che ricorda il conforto e la sicurezza che si dà dopo una litigata di coppia. Perché è quello che ti vuole suggerire il regista: hai visto l’evoluzione di un’amicizia tanto legata da sembrare una relazione, distrutta poi per colpa del più comune dei problemi adolescenziali maschili: le ragazze. E non essendosi più confrontati, la partita finale è la metafora della loro risoluzione, un modo per dirsi tra di loro “scusa”.

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L’abbraccio

Penso che concludere il film con Patrick che abbraccia Art, prima per non farlo cadere e poi per potersi riconciliare con lui, sia un momento fantastico. Si allaccia perfettamente al “botta e risposta” che si eran dati in precedenza, portando il tennis ad un livello superiore, non vedendo più quindi la partita come gioco ma come qualcosa di più. Per questo Tashi urla dall’emozione, ed è per questo che le ultime inquadrature sui volti dei due amici siano di nuovo pieni di gioia.

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Opinione finale con voto

In conclusione, se non si fosse capito, questo film mi ha colpito molto. Sono entrato in sala con delle aspettative medie e delle idee sbagliate e ne sono uscito con una concezione più ampia dell’intimità (sportiva e non) e con aspettative più che soddisfatte. Le uniche critiche che riconosco sono sul montaggio e sul ritmo che, soprattutto verso la fine, potrebbero non soddisfare tutti. Nel complesso il film è forse una delle migliori opere di Guadagnino, dove mostra la sua abilità maturata da regista e la sua inventiva in molte sequenze. Se è ancora non l’avete visto, inondate immediatamente le sale, sperando che ne usciate entusiasti quanto me.

Voto: 8.5/10

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Challengers | Zendaya

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E voi avete visto il film Challengers Vi è piaciuto?

Ward

Nel tempo libero recito il ruolo di critico cinematografico per NerdAlQuadrato. Attore di teatro, doppiatore, nerd a 359° ma soprattutto, fin da bambino, amante del cinema. Sono onnivoro di generi, è facile accontentarmi ma difficile farmi cambiare idea da quanto son testardo. L'egocentrismo del cinefilo alla fine presuppone che abbiam ragione su tutto. P.S. Non son cristiano, ma le sceneggiature di Tarantino son la mia Bibbia.

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