GLI ANELLI DEL POTERE – LA NOSTRA RECENSIONE DELLA PRIMA STAGIONE! (2022)

Da poco è caduta l’ultima cenere sulla Terra di Mezzo e, come consueta abitudine, noi di NerdAlQuadrato ci troviamo qui ad analizzare questa prima stagione della serie TV targata Prime Video, Il Signore degli Anelli – Gli Anelli del Potere.

Questo ultimo venerdì ha chiuso il sipario su uno degli eventi più attesi dell’anno, la nuova messa in scena del capolavoro tolkeniano che ha fatto sognare moltissime generazioni, in parte dalla stessa penna dell’autore (e del figlio Christopher) ed in parte dalle sei pellicole dirette da un magistrale Peter Jackson. Chi ha deciso di prendere in mano questo fardello, anche per tener testa alla grande epopea HBO che è stato il Trono di Spade, è stata Amazon, che, come primo sostenitore del progetto, aveva lo stesso Jeff Bezos.

Gli Anelli del Potere ha richiesto un budget da record e ora siamo qui per tirare le somme di questo nuovo innesto all’universo cinematografico del Signore degli Anelli. Perché sì, stiamo per parlare di un puro innesto meramente cinematografico.

GLI ANELLI DEL POTERE - RECENSIONE DELLA PRIMA STAGIONE (2022)
Gli Anelli del Potere

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Recensione No-Spoiler

Va fatta una premessa prima di iniziare. Probabilmente, se Gli Anelli del Potere non avesse attraversato una campagna pubblicitaria mediatica che prometteva cose immense, se non avesse iniziato a vantare grandi strumenti prima del rilascio delle prime puntate e, diciamocelo, non avesse affrontato così di petto un universo narrativo con una community talmente diffusa e variegata, ora lo affronteremmo questa recensione con occhi diversi, ma così non è.

La serie sin da subito non aveva incontrato l’entusiasmo dei fan ed uno dei principali motivi era la poca fedeltà con l’opera originale di riferimento. Va detto che, effettivamente, le trame che si sviluppano per questi primi 8 episodi non sono mai riuscite a trovare un dinamismo particolare (chi più chi meno, viaggiando tra grandi mari di nulla o poco, alternati da grandi eventi che spezzano la narrazione).

Pur avendo questi difetti, il problema della fedeltà all’opera originale è quello che viene chiamato un non-problema e le motivazioni sono due, una più pratica ed una più teorica.

Quella pratica nasce semplicemente dal fatto che Amazon, pur avendo investito molto sul pagamento dei diritti, aveva a disposizione solo le appendici del Signore degli Anelli e non il molto più amplio e strutturato Silmarillion (che, per chi non lo ha letto, negli ultimi due capitoli affronta la Seconda Era della Terra di mezzo). Di conseguenza va invece fatto un plauso agli sceneggiatori de Gli Anelli del Potere (almeno su questo punto, sia chiaro), che hanno dovuto ricavare una storia quasi completamente originale da un universo narrativo quasi vecchio di cento anni.

Quella più filosofica invece nasce da ciò che ho già scritto prima, perché, volenti o nolenti, nel secolo che ormai ospita infiniti universi cinematografici, Gli Anelli del Potere divengono un ulteriore tassello, un innesto, a questo universo che non più viene originato da Tolkien, ma anche da Jackson; chi approccia questo universo non necessita di conoscenze pregresse per capire la narrazione, se non aver fagocitato le prime sei pellicole.

Quest’ultima informazione poi non è neanche del tutto vera, perché, se da una parte ho fatto un plauso agli sceneggiatori, da un’altra non posso sottolineare quanto molte informazioni importanti siano state date per scontato.

(N.B. Se stai leggendo questo articolo e non hai ancora affrontato la visione della serie fatti un favore e fai una breve ricerca per capire chi è Morgoth).

GLI ANELLI DEL POTERE - RECENSIONE DELLA PRIMA STAGIONE (2022)
Gli Anelli del Potere

Parlando d’altro, Gli Anelli del Potere segue ormai l’estremamente sdoganato schema hollywoodiano, dove per il colpo di scena si deve aspettare la fine dell’episodio; a rompere questo schema è forse solo l’ultimo episodio, che invece favorisce la narrazione, evitando l’odiato centellinamene delle informazioni.

Un altro problema della serie lo si può riscontrare anche nel casting. Purtroppo molti personaggi che coprono un ruolo importante all’interno della serie sono stati penalizzati da una scelta di un interprete poco convincente, con consecutivo desiderio di vederlo il meno possibile sullo schermo.

Quindi stiamo parlando di un prodotto quasi completamente da buttare? Assolutamente no! Parlando, ad esempio, sempre di cast, troviamo anche interpreti che hanno saputo far emozionare, appassionare e far seguire le loro vicende (probabilmente avvantaggiati da colleghi, come già detto, non particolarmente eccelsi). La volontà di ricreare le stesse sensazioni delle opere di Jackson, ma allo stesso tempo distaccarsene, trova in Gli Anelli del Potere una perfetta messa in pratica.

Uno degli elementi che mi aveva fatto innamorare più della trilogia erano le musiche di Howard Shore, che è tornato a comporre una magistrale colonne sonora anche per Gli Anelli del Potere. La CGI, tolti alcuni punti, regge botta e ci permette di tornare nella Terra di Mezzo direttamente dagli Amazon Studios.

Per gli amanti del doppiaggio, possiamo dire che la trasposizione in italiano è assolutamente degna di portare alta la scuola italiana, dando ai personaggi un linguaggio aulico o semplice a seconda del profilo. Per chi invece predilige una visione in lingua originale troverà la storia narrata da dei personaggi in un inglese forbito e ricercato (cosa che in Lo Hobbit Jackson aveva un po’ abbandonato o comunque messo da parte).

Voto: 5/10

Gli Anelli del Potere

Recensione Spoiler

Parlando della trama, mi sento di affrontare ogni arco narrativo separatamente dato che, tolti pochi casi di congiunzione, la trama de Gli Anelli del Potere viaggia molto su binari ben definiti. La prima, ed a parere mio la migliore, è la parte che riguarda i Pelopiedi e “Lo Straniero”; una trama che secondo la narrazione tolkieniana non sarebbe dovuta neanche esistere, eppure eccola là, che prepotente si prende i cuori e l’attenzione del pubblico. Va innanzi detto che un po’ tutti ci aspettavamo che si trattasse del caro e vecchio Gandalf il grigio (la lancetta alternava un po’ tra lui e Sauron).

Ho apprezzato molto come abbiano voluto raccontare questo amore che l’Istari ha sviluppato con i mezz-uomini più amati del grande schermo. Un piccolo plauso va fatto anche all’inizio dell’ultima puntata, dove gli sceneggiatori, consapevoli dei dubbi, hanno provato a farci credere che si trattasse di Sauron. Ma alla fine il buon cuore ci mostra come Mithrandir è sempre il nostro Mithrandir.

Passiamo ora dalla migliore alla peggiore sotto trama de Gli Anelli del Potere. Già il personaggio di Galadriel aveva convinto poco (anche con una dubbia scelta di cast), ma quando a questa viene aggiunta una storia di vendetta (messa in scena in maniera discutibile) e un gioco di troni con il suo arrivo a Numenor, la voglia di saltare a piedi pari tutto questo filone viene decisamente aumentata.

A questo possiamo anche aggiungere il teen drama di Isildur che cerca il suo posto nel mondo, cercando di suggerirci in maniera sbagliatissima il suo futuro nefasto (tagliare il dito a Sauron e fallire egoisticamente nel distruggere l’Unico Anello) rendendolo una macchietta più che un personaggio.

I giochi di potere, anche se presenti, hanno una ricaduta sullo sviluppo della trama quasi inesistente, QUASI! Un plauso va fatto invece al personaggio di Elendil che, favorito da un buon cast, riesce a trasmettere la situazione di un padre che si ritrova in una situazione complicata, più grande di lui e che non sa che pesci prendere.

Grazie al cielo, Galadriel e compagni abbandonano l’isola degli Uomini per tornare nella Terra di Mezzo. La questione sembra finalmente prendere una piega più dinamica; peccato che non sia così, dopo una breve battaglia e una scena di un’eruzione vulcanica Magistrale (la m maiuscola è voluta), tutto torna ad acquietarsi.

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Gli Anelli del Potere

Dando “un colpo al cerchio ed uno alla botte”, parlando di dinamicità non si può non menzionare la parte di trama che parla di Arondir l’elfo silvano, il suo avamposto nel sud e gli uomini che proteggono (in particolare la bella Bronwyn). Probabilmente non scritta perfettamente, ma dotata di uno sviluppo molto serrato di eventi che tengono lo spettatore incollato allo schermo. Scene adrenaliniche di combattimenti (che strizzano anche un po’ l’occhio al Legolas di Orlando Bloom), orribili orchi e sensazioni di paura relativamente genuine. Purtroppo anche qui, il Monte Fato erutta cancellando quasi completamente questa storia.

In chiusura parliamo di una delle sotto trame che più attendevo, quella di Elrond il mezz’elfo. Una trama che inizialmente non mi aveva convinto, ma su cui ho dovuto ricredermi. Inizialmente Elrond sembrava semplicemente un personaggio che sapeva benissimo quello che faceva e, di conseguenza, incapace di avere una soluzione o di offrire colpi di scena. Nulla di più sbagliato!

Robert Aramayo porta sul piccolo schermo un Elrond molto convincente, per nulla lo stesso personaggio di Hugo Weaving, ma molto più acerbo e impreparato al mondo. L’elfo viaggia in una storia anche banale, che parla di argomenti come la fiducia, l’amicizia, il rapporto padre figlio, ma lo fa per gettare delle premesse con un potenziale sviluppo molto alto (il come avviene è discutibile, ma qui abbiamo risvegliato un Balrog signori!).

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Gli Anelli del Potere

Personaggi e Cast

Come già detto, il cast di Gli Anelli del Potere viaggia su una situazione altalenante tra ottime e pessime scelte di cast per i principali personaggi. Come detto poco fa devo fare un plauso a Robert Aramayo per il fantastico Elrond, per nulla condizionato dalla controparte filmica. Altri sono grandi interpreti da citare: Benjiamin Walker, per un Gil-galad che trasmette quella solennità dovuta al Re degli Elfi, Daniel Weyman per il suo “Gandalf“, il già citato Lloyd Owen per un grande Lendil e Markella Kavenagh per una convincentissima giovane pelopiede.

Dall’altra parte ho già anche espresso di come la scelta di casting di Morfydd Clark per Galadriel mi abbia convinto molto poco. Ma prendo questo punto della recensione per togliermi un sassolino personale dalla scarpa: tutta la serie ruota attorno ad una figura, oscura e misteriosa, che tende a condizionare i comportamenti di tutti gli altri. Un personaggio fondamentale per tutta la narrazione de Gli Anelli del Potere, ovvero Sauron. Di conseguenza mi aspetto una particolare attenzione nello scegliere il suo interprete, una cosa che do quasi per scontato.

E invece, palesemente, non è stato così! Non ho nulla contro il povero Charlie Vickers, che si è trovato scelto per questo ruolo, per il quale immagino abbia anche esultato, ma in questi otto primi episodi (dico primi perché palesemente spunterà fuori di nuovo) non ha brillato molto con le sue doti attoriali. Si era intuito dal secondo minuto dalla sua comparsa che si sarebbe trattato di un personaggio dotato di una doppia faccia.

Che fosse un attore scarso poteva anche lasciare il tempo che trovava, ma non quando si tratta di un personaggio così importante, che tra l’altro viene presentato come grande signore di inganni, ma si fa beccare subito ed, una volta preso in castagna, confessa neanche fossimo ad un giorno in pretura. Questo è un elemento che alla fine, purtroppo, ha condizionato un po’ anche la mia opinione sulla serie in sé e per sé.

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Gli Anelli del Potere

Opinione finale con voto

In conclusione purtroppo, anche per Gli Anelli del Potere, mi trovo a dover usare quella frase che rappresenta molti degli ultimi prodotti audiovisivi rilasciati: una buona idea con una discutibile realizzazione.

Il Signore degli Anelli – Gli Anelli del Potere è un grande esempio di come buttare tanti soldi non garantisca la creazione di un prodotto eccelso. La serie ha tanti alti e bassi che i fan hanno saputo vedere, senza per forza essere dotati di un occhio critico esperto (io in primis). Mi consola il fatto che sia solo la prima di ben 5 stagioni. Ci sono buoni elementi di base su cui lavorare e ne hanno di tempo per aggiustare il tiro.

Spero che questa prima stagione possa essere servita da beta test per migliorarla e migliorarsi. Il fattore di avere un definito numero di stagioni è un grande punto a favore per chi non apprezza quelle serie portate avanti più dal marketing che dall’effettiva necessità di raccontare una storia.

In definitiva: vi consiglio la visione? , ancora più se siete nostalgici delle pellicole di Jackson. Lì troverete molto di quella trilogia che ha segnato gli spettatori, ma anche chi ne ha fatto parte. Troverete fedeltà rispetto all’opera letteraria? Assolutamente no, ma se riuscirete a scavalcare questo muro di prevenzione, troverete qualcosa da guardare. Chiudo dicendo che guarderò sicuramente la seconda stagione, con un occhio scettico ed un altro speranzoso (vista la carne al fuoco). Da questa mia divisione nasce il mio voto di…

Voto: 5/10

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