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Denshattack! – La nostra recensione!

Denshattack!, nuovo titolo dello studio indipendente Undercoders, già noto per Koa and the Five Pirates of Mara e Treasures of the Aegean, e pubblicato da Fireshine Games e Boltray Games il 15 luglio su PC, PS5, Xbox Series X|S e Nintendo Switch 2, nasce da una domanda apparentemente assurda: cosa succederebbe se si prendesse l’impianto di gioco di un titolo come Tony Hawk’s Pro Skater o OlliOlli World e lo si applicasse, senza alcun timore verso le leggi della fisica, alla guida di un treno?

La risposta, sorprendentemente, è un ibrido riuscitissimo tra platform ad alta velocità, gioco action arcade e, in certi frangenti, quasi un rhythm game, il tutto avvolto in un’estetica anime dai tratti spessi e decisi che richiama la lezione di Jet Set Radio. Il concetto potrebbe facilmente scivolare nella gag fine a se stessa, e invece Undercoders lo tratta con un rigore sorprendente, dove ogni meccanica viene introdotta, spiegata, lasciata sedimentare e infine reinterpretata in configurazioni sempre più creative, componendo un’esperienza che riesce a mantenere freschezza e sorpresa lungo tutta la sua durata.

Denshattack!

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Da corriere a leggenda dei binari

Denshattack! è ambientato in un Giappone del futuro devastato da catastrofi ambientali, in cui le grandi metropoli sono state racchiuse sotto cupole protettive costruite e gestite dalla corporazione Miraidō (il cui nome, non a caso, significa “futuro” in giapponese). Al di fuori di queste bolle artificiali il territorio è stato in gran parte abbandonato, mentre all’interno la vita scorre sotto il controllo, più o meno velato, del colosso industriale.

La protagonista è Emi Araki, diciannovenne che si guadagna da vivere consegnando ramen a bordo del suo vecchio treno personale. La sua esistenza tranquilla viene sconvolta dall’incontro con Fernando, un artista che cura un underground dedicato a documentare le malefatte della Miraidō. È proprio lui a introdurla al mondo del Denshattack, una scena clandestina in cui bande di piloti si sfidano a colpi di acrobazie e velocità a bordo dei propri treni personalizzati.

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Da qui prende avvio un viaggio di formazione classico ma efficace, nel quale Emi, insieme a Fernando, lascia la propria città natale per attraversare il Giappone alla ricerca del rispetto delle varie bande ferroviarie, trasformando progressivamente le rivali in alleate mentre affina le proprie capacità di guida. L’obiettivo è arrivare a competere contro il leggendario VACTRAIN, un treno sotterraneo a forma di talpa capace di attraversare l’intero paese in un’ora, sviluppato dalla stessa Miraidō e simbolo ultimo della velocità.

Narrativamente il gioco si snoda attraverso nove capitoli che coprono macroregioni ben distinte. Si parte dalla campagna di Kyushu, si prosegue attraverso le metropoli del Kanto racchiuse dalle cupole (Osaka e Tokyo su tutte), fino alle distese innevate dell’Hokkaido e oltre, per un totale di riferimenti che spaziano su gran parte delle prefetture giapponesi.

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ll cast che si incontra durante l’avventura pesca a piene mani dai tropi dell’animazione giapponese, ma lo fa con un affetto che raramente scivola nel cliché fine a se stesso, con i capi delle varie bande regionali che, una volta sconfitti, si uniscono quasi sempre al gruppo di Emi, arricchendo una carovana di personaggi sopra le righe ma estremamente simpatici.

Va detto con chiarezza:, la sceneggiatura non punta all’introspezione né a colpi di scena memorabili, e chi cerca una scrittura matura potrebbe rimanere deluso. La storia funziona piuttosto come cornice leggera e coerente per giustificare l’assurdità di fondo del titolo, regalando momenti onirici e ben confezionati senza mai pretendere di essere altro da ciò che è, ovvero un pretesto arioso e ben scritto per il vero cuore del gioco, il suo gameplay.

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Drift e trick a raffica

Se la trama è il contorno del gioco, il gameplay di Denshattack! ne è la sostanza, ed è qui che il titolo di Undercoders mostra tutta la sua identità. Il treno di Emi è perennemente in movimento, non esiste un tasto per fermarsi, e il giocatore deve imparare a gestire la velocità attraverso la frenata in curva, che in realtà funziona come un vero e proprio sistema di derapata.

Tenendo premuto il grilletto dedicato durante l’ingresso in curva compare un indicatore diviso in tre fasce (rosso ai bordi, giallo nella fascia intermedia, verde al centro), e rilasciare il pulsante esattamente nella zona verde garantisce un consistente boost di velocità, mentre un rilascio impreciso lascia comunque completare la curva, ma senza alcun bonus.

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A questa meccanica di base si affianca da subito il cambio di corsia, gestito con la levetta analogica sinistra in maniera concettualmente simile a titoli come Subway Surfers, ma applicato a un binario vero e proprio, nel quale il treno può spostarsi su percorsi paralleli per evitare ostacoli o intercettare rampe e collezionabili, anche durante i salti, aggiungendo un ulteriore livello di lettura dello scenario in tempo reale.

Il salto stesso è gestito con un caricamento a pressione prolungata che ne determina l’altezza, aprendo la strada al sistema più identitario del gioco, quello dei trick.

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Le acrobazie si eseguono muovendo la levetta analogica destra secondo schemi che vanno da un semplice flick laterale, utile per trick rapidi a basso punteggio, fino a rotazioni complete e articolate che, se eseguite con precisione, generano punteggi molto più sostanziosi. Il gioco raccoglie l’intero repertorio di mosse in un’enciclopedia consultabile in ogni momento, la “Tricktionary”, pensata per aiutare chi vuole approfondire gli input più complessi.

A questo si aggiungono i manual, ottenuti inclinando la levetta in atterraggio e fondamentali per collegare un trick al successivo senza interrompere la combo, oltre a grind sui binari paralleli, wall ride sulle pareti degli scenari, passaggi in tubi e condotti, e persino trasferimenti a gravità invertita nelle sezioni più spettacolari. Un sistema di moltiplicatori premia inoltre la varietà delle acrobazie, quindi ripetere sempre la stessa manovra rende la combo meno remunerativa, spingendo così a sperimentare un ventaglio di soluzioni sempre più ampio.

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La progressione delle meccaniche è probabilmente l’aspetto meglio calibrato dell’intera produzione. Ogni nuova regione introduce sempre uno o due elementi inediti attraverso un paio di livelli pensati apposta per far esercitare, prima che quella stessa meccanica venga integrata stabilmente nel resto del level design. Con il passare delle ore, questo approccio a strati porta a sequenze di gioco di notevole complessità, in cui bisogna concatenare in rapida successione diversi trick nel giro di pochi secondi.

La contropartita di questa costante introduzione di sistemi è una curva di apprendimento piuttosto ripida, in quanto nelle fasi iniziali la quantità di informazioni a schermo, unita alla velocità con cui i comandi contestuali vengono richiesti, può risultare spiazzante, e in alcuni frangenti diventa difficile distinguere al volo simboli diversi che lampeggiano sulla corsia in una frazione di secondo.

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Ogni livello non si limita ad essere semplicemente un percorso lineare da un punto A a un punto B, ma esistono infatti varianti dedicate al time-attack puro, in cui bisogna totalizzare il punteggio più alto in un tempo limitato, sezioni di gara vera e propria su più giri con tanto di posizionamento in classifica, e brevi siparietti scenici che offrono respiro senza rinunciare agli obiettivi.

A chiudere ogni capitolo troviamo poi gli scontri con i boss di zona, il momento in cui il gioco osa di più, e ogni scontro stravolge temporaneamente le regole cambiando la struttura ludica in base al tema della banda rivale, che si tratti di un enorme robot assemblato con più vagoni, un castello semovente, un verme meccanico o un intero esercito di Denshattacker. Non tutti gli scontri mantengono lo stesso livello di ispirazione fino alla fine, ma nel complesso restano il momento più spettacolare e vario dell’intera esperienza.

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Il completamento di ogni livello viene inoltre valutato attraverso un sistema di sfide chiamate “Dares”, alcune generiche e trasversali a tutto il gioco, mentre altre cucite su misura per il singolo livello. Il superamento di queste sfide, unito a tempo e punteggio, determina l’assegnazione di medaglie di bronzo, argento e oro per ciascun livello. Non tutte le Dares sono ugualmente riuscite, e alcune, come l’obbligo di utilizzare ogni singola rampa di boost presente in una sezione, risultano più ripetitive rispetto ad una normale sfida di abilità, ma nell’insieme il sistema garantisce un’ottima rigiocabilità, specialmente per i completisti.

In termini di durata, la sola campagna principale richiede indicativamente tra le 10 e le 15 ore per essere completata, ma chi desidera ottenere tutte le medaglie d’oro e completare ogni Dares può facilmente superare le 20-30 ore complessive senza mai annoiarsi.

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Per quanto riguarda la progressione extra-livello, sbloccherete progressivamente nuovi modelli di treno, ciascuno con caratteristiche proprie che vanno oltre il semplice aspetto estetico. Alcuni facilitano il punteggio in grind ma rendono più difficile mantenere l’equilibrio sui binari, mentre altri sacrificano la resa nei trick più complessi in cambio di una maggiore stabilità generale, e altri ancora eliminano la possibilità di cadere durante un grind al costo di punteggi più bassi in quella disciplina.

Si tratta di un sistema con più profondità di quanto sembri in superficie, anche se la personalizzazione estetica resta più limitata, circoscritta a un numero ristretto di colori, pattern e adesivi predefiniti gestibili dal Garage, l’hub che funge anche da selettore di livello e da vetrina per i collezionabili raccolti, questi ultimi utilizzati da Fernando per comporre simpatici collezionabili narrativi che arricchiscono il worldbuilding.

Denshattack!

Un’identità anime forte e riuscita

Visivamente, Denshattack! adotta uno stile cel-shaded dai contorni spessi e marcati, con un’identità grafica che richiama apertamente l’estetica delle produzioni Sega dell’era Dreamcast, filtrata attraverso una sensibilità pienamente anime. I modelli dei personaggi risultano sempre espressivi e ben caratterizzati, mentre gli scenari generano un tripudio di colori che raramente compromette la leggibilità dell’azione, complice anche un abbondante uso di effetti particellari che accompagnano ogni acrobazia riuscita.

Lato prestazioni, su PC il gioco gira senza intoppi a framerate elevati anche con tutte le opzioni grafiche al massimo e in risoluzione 4K, con solo alcuni cali di frame rate sporadici in una manciata di scontri con i boss più avanzati, mentre i tempi di ricaricamento dopo un errore sono pressoché istantanei, un dettaglio tutt’altro che trascurabile in un titolo che, per sua stessa natura, richiede numerosi tentativi per padroneggiare i livelli più complessi.

Denshattack!

Il comparto audio merita una menzione speciale, in quanto la colonna sonora conta circa ottanta brani firmati da compositori diversi, tra cui Tee Lopes, 2 Mello e Shoji Meguro, e alterna sonorità elettroniche, hip-hop e J-pop in un mix che richiama da vicino l’eredità di Jet Set Radio, accompagnando con efficacia sia le fasi più rilassate nei menu sia i picchi adrenalinici degli scontri con i boss.

A completare il quadro ci sono due doppiaggi integrali, giapponese e inglese, selezionabili in qualsiasi momento dalle opzioni, una funzione molto apprezzabile che permette di alternare le due ottime interpretazioni nel corso della stessa partita. Da segnalare però l’assenza totale della lingua italiana, non presente neanche per i testi di gioco.

Denshattack!

Conclusione e Voto

Denshattack!: In conclusione, Denshattack! è la dimostrazione di come un'idea sulla carta bizzarra, se sviluppata con coerenza e un'autentica cura, possa trasformarsi in una delle sorprese più genuine dell'annata videoludica. Il titolo di Undercoders prende ispirazione da titoli come Tony Hawk's Pro Skater, Jet Set Radio e OlliOlli World, ma non si limita ad essere un sempliuce omaggio nostalgico, e invece costruisce un sistema di gioco stratificato, capace di introdurre costantemente nuove meccaniche senza mai risultare ridondante, e con una colonna sonora di altissimo livello. Nonostante alcuni limiti come alcune sfide collaterali che risultano più tediose che stimolanti, la curva di apprendimento iniziale che può disorientare chi si aspetta un'esperienza più immediata, la struttura fin troppo su binari, e qualche scontro contro i boss un po' sottotono, si tratta di difetti che non intaccano in modo sostanziale un'esperienza capace di restare fresca e sorprendente dall'inizio alla fine, sorretta da un gameplay tecnico e appagante, da contenuti numerosi e da una direzione artistica e sonora di primissimo livello. Denshattack! si candida quindi a essere una delle produzioni indie più originali e riuscite di questa generazione, e getta le basi solide per un potenziale franchise che speriamo con tutto il cuore si realizzi. Cristiano Rossetti

9
von 10
2026-07-24T10:59:00+02:00
Versione testata: PC
Questo gioco è stato recensito utilizzando una copia fornita dal publisher, dalla società di PR, dallo sviluppatore o altro allo scopo esplicito di una recensione.
Denshattack!

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