NBA 2K27 – La nostra recensione!
Visual Concepts torna puntuale al proprio impegno annuale e quest’anno porta NBA 2K27 su PC, PS5, Xbox Series X|S e Nintendo Switch 2, lasciandosi finalmente alle spalle la vecchia generazione di console. Sulla copertina trovano posto Victor Wembanyama, Caitlin Clark e Derrick Rose, una scelta che non è casuale, in quanto i tre atleti rappresentano rispettivamente il presente dell’NBA, l’ascesa della WNBA e la memoria storica della lega, ed è proprio attorno a questo dialogo fra epoche diverse che ruota buona parte delle novità di quest’anno.
Chi arriva da NBA 2K26 potrebbe faticare a percepire un salto netto nelle prime partite, perché i ritmi restano quelli noti e nessun controllo è stato stravolto, ma è una sensazione che cambia in fretta. Basta alternare ruoli e squadre, entrare in carriera e confrontarsi con avversari umani o gestiti dalla CPU per capire quanto lavoro sia stato fatto sotto la superficie, dalla fluidità delle animazioni alla lettura difensiva, passando per il palleggio e l’IA. NBA 2K27 non insegue la rivoluzione e probabilmente non ne aveva bisogno, preferendo invece perfezionare tutto ciò che, sommato, determina davvero la qualità di un simulatore sportivo.

Tra epoche leggendarie e nuove strade verso il professionismo
Un gioco di basket non nasce per raccontare una trama, ma NBA 2K27 costruisce comunque una componente narrativa piuttosto ricca attorno alle proprie modalità carriera, ed è proprio qui che si concentra la novità più interessante dell’anno.
MyCAREER Eras porta il nostro MyPLAYER dentro cinque epoche differenti della storia NBA, dal duello fra Magic Johnson e Larry Bird nel 1984 fino all’arrivo di Michael Jordan, per poi attraversare l’era di Kobe Bryant, quella di LeBron James e infine quella di Steph Curry.

Il fascino di questa modalità non nasce soltanto dalla possibilità di usare roster storici, ma dal modo in cui il gioco ricostruisce il contesto di ciascun periodo, cambiando presentazione, atmosfera e persino le regole non scritte di ogni epoca.
Il nostro alter ego diventa così un elemento estraneo inserito in una storia che conosciamo già, con la possibilità di cambiare il destino di una franchigia, diventare rivale di una leggenda o dare vita a una dinastia mai esistita nella realtà, in una componente che funziona proprio perché gli eventi principali restano riconoscibili.

Chi preferisce ambientazioni contemporanee trova invece Fire & Concrete, la nuova narrazione della carriera classica, che racconta in undici capitoli il percorso di un giocatore dalla G-League fino all’Association, accompagnato da Cousin Cam, personaggio doppiato dal rapper Vince Staples che funge da mentore e voce guida lungo tutto il viaggio. Lo studio torna quindi a investire in una struttura più cinematografica, fatta di dialoghi, personaggi e rivalità, un approccio che continua ad essere divisivo ma che comunque si concentra più sul basket giocato.
La vera sorpresa arriva però dalla modalità cooperativa, che per la prima volta permette di vivere l’intera carriera insieme a un amico nei panni di Trace Miller, il Running Mate integrato nella storia, del quale si può scegliere l’archetipo e che cresce partita dopo partita insieme al protagonista, trasformando una modalità da sempre solitaria in un’esperienza condivisa che abbiamo molto apprezzato.

Un basket più fisico, leggibile e stratificato
Sul parquet, NBA 2K27 convince soprattutto in movimento, sostenuto da oltre settemila nuove animazioni raccolte grazie a ProPLAY, la tecnologia che traduce filmati NBA reali in gesti giocabili.
Il punto non è tanto il numero delle animazioni quanto il modo in cui contribuiscono a dare identità ai singoli atleti, che iniziano a essere riconoscibili non solo dal volto o dal loro tiro caratteristico ma anche dalla postura, dai cambi di ritmo e dal modo di usare il corpo.

Una delle differenze più evidenti riguarda le conclusioni vicino al canestro, dove il nuovo Dynamic Layup Engine rende ogni azione molto più dipendente dalla situazione reale, e dove la posizione del difensore, il lato da cui si arriva, la mano utilizzata e lo spazio disponibile influenzano l’esito finale del tiro, producendo azioni più varie e meno legate ai vecchi automatismi.
La stessa filosofia vale per le schiacciate, ora legate a un Dunk Meter che varia in base al contesto e rende molto diversa una conclusione a canestro libero rispetto a un tentativo di superare un lungo già piazzato sotto le plance.

Il sistema di tiro prosegue lungo la strada del Rhythm Shooting, insistendo sul timing individuale di ogni singolo giocatore ed estendendo per la prima volta questo approccio anche ai tiri liberi. È un sistema che richiede pazienza soprattutto nelle prime ore, perché ogni atleta ha un rilascio, un ritmo e una finestra di precisione differenti, ma che restituisce grande soddisfazione una volta imparato a riconoscere chi conviene servire sugli scarichi, chi ha bisogno di più spazio e chi rende meglio creando dal palleggio.
Anche la gestione della palla è stata ampliata, con nuove possibilità di personalizzare le signature moves e concatenare cross, esitazioni, cambi di direzione e arresti in maniera più naturale, mentre il gioco in post beneficia di step-through e up-and-under integrati con maggiore fluidità nelle sequenze di finta e conclusione.

Sul lato difensivo, il team ha rivisto il sistema delle contestazioni e delle nuove collisioni, dato che non basta più alzare le braccia, perché contano distanza, orientamento e capacità di restare davvero davanti al tiratore, mentre il rinnovato sistema di stoppate rende la fase difensiva finalmente gratificante quanto quella offensiva.
A completare il quadro arriva il takeover ridisegnato su cinque aree distinte, tiro, finalizzazione, playmaking, difesa e rimbalzo, così da premiare stili di gioco diversi invece di un unico approccio dominante, mentre l’intelligenza artificiale mostra rotazioni più credibili e una CPU che sfrutta consapevolmente i mismatch, pur non essendo ancora esente da qualche svista nei momenti decisivi.

Attorno al parquet, l’ecosistema delle modalità resta imponente. Il MyPLAYER Builder è stato in parte ripensato con una progressione dei badge più granulare, un nuovo sistema di sinergie che permette di superare il potenziale massimo di un singolo badge e la possibilità di salvare configurazioni intere da richiamare all’istante.
The City diventa per la prima volta co-ed, permettendo a MyPLAYER maschili e femminili di convivere negli stessi spazi, da REC a Theater, da Park a Street Kings fino a Proving Grounds, mentre il nuovo Casual Corner offre un ingresso più morbido a chi non vuole essere subito catapultato nella community più competitiva e la Crew HQ diventa una base dedicata per allenamenti, tornei stagionali e progressione di squadra.

Il comparto online resta ricchissimo, con partite classificate, leghe, crossplay fra le piattaforme e la modalità Starting 5 che permette di calare il proprio MyPLAYER dentro una vera squadra NBA. Per chi preferisce la gestione di una squadra, MyNBA continua a offrire uno dei sistemi franchise più completi del panorama sportivo, arricchito quest’anno dal GM Trust, che dà peso concreto alle promesse fatte a giocatori e dirigenza, e da MyNBA Legacy, la nuova modalità che fonde franchise e carriera individuale permettendo di controllare direttamente un giocatore, svilupparne attributi e badge e al tempo stesso continuare a gestire l’intera franchigia lungo un arco temporale esteso fino a cent’anni.
MyTEAM, infine, mantiene il proprio loop fatto di carte, collezioni, sfide e mercato, con un Expanded Exchange che ora accetta qualsiasi carta della collezione per sperimentare nuove combinazioni. Resta però irrisolto il nodo storico della serie, e pur essendo un titolo venduto a prezzo pieno, NBA 2K27 continua a costruire buona parte della progressione attorno ai VC e alle microtransazioni, e anche se è vero che non si è mai obbligati ad acquistarli, il gioco non lascia mai davvero dimenticare che esistono…

Un colpo d’occhio televisivo che convince
Dal punto di vista visivo, NBA 2K27 conferma quella qualità quasi televisiva che ormai contraddistingue la serie da anni, con arene riprodotte nei minimi dettagli, parquet che reagiscono splendidamente all’illuminazione, panchine sempre animate e superstar ricreate con una cura impressionante nei volti, nella pelle e persino nel sudore.
Fermando l’immagine, la distanza dal capitolo precedente può sembrare contenuta, ma è nel movimento che il lavoro di Visual Concepts emerge davvero, con cambi di direzione, arresti e conclusioni al ferro che appaiono più naturali e una minore sensazione di essere trascinati dentro sequenze animate su cui si ha scarso controllo.

Anche il comparto sonoro contribuisce in modo significativo all’atmosfera complessiva, fra il rumore delle scarpe sul parquet, il ferro colpito da un tiro sbagliato, la reazione del pubblico che cambia intensità in base all’inerzia della partita e le arene che sembrano davvero rispondere a ciò che accade sul campo.
Sul fronte delle performance, su PS5 Pro il gioco gira sempre fluidamente senza problemi, mentre la localizzazione italiana copre menu e sottotitoli, ma il commento tecnico resta in lingua originale, una scelta ormai consolidata per la serie.

Conclusione e Voto
NBA 2K27: In conclusione, NBA 2K27 è uno di quei giochi che migliorano man mano che vengono giocati. Se nelle prime ore la continuità con il capitolo precedente è fortissima, è partita dopo partita che emergono conclusioni più varie, un palleggio più naturale, schiacciate che richiedono maggiore controllo, una difesa finalmente gratificante e un'IA che legge meglio molte situazioni. Quest'anno Visual Concepts non ha cercato la rivoluzione e ha preferito perfezionare una formula già solidissima, mentre MyCAREER Eras introduce una delle idee più riuscite viste nella serie negli ultimi anni, la cooperativa rende la carriera più divertente che mai e MyNBA resta una delle modalità gestionali più profonde disponibili in un videogioco sportivo. A pesare sul giudizio complessivo resta però il solito paradosso della serie, che continua a costruire probabilmente il miglior simulatore sportivo sul mercato e allo stesso tempo lo avvolge in terribili sistemi commerciali ingombranti legati a VC e microtransazioni, senza contare una The City ancora dispendiosa da vivere per chi non cerca grinding eccessivo. Bastano però pochi minuti sul parquet, un blocco chiamato al momento giusto e una tripla che entra con il rumore giusto della retina perché tutto il resto smetta di contare, ed è lì che NBA 2K27 torna a essere, ancora una volta, il miglior simulatore cestistico ad oggi disponibile. – Cristiano Rossetti
Versione testata: PS5 (su PS5 Pro)
Questo gioco è stato recensito utilizzando una copia fornita dal publisher, dalla società di PR, dallo sviluppatore o altro allo scopo esplicito di una recensione.

E voi avete già giocato a NBA 2K27? Fateci sapere la vostra opinione nei commenti!
