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Oasis: Don’t Look Back in Anger – La recensione del documentario sulla storica reunion!

Liam e Noel Gallagher sono tornati a suonare insieme a quindici anni di distanza da una delle litigate più famose della storia della musica. Il duo di Manchester ha sorpreso i propri fan annunciando un tour di reunion che li ha portati in giro per il mondo, celebrato ora con l’uscita di un documentario esclusivo, nelle sale dal 10 settembre.

Noi di Nerd Al Quadrato lo abbiamo visto e siamo qui per parlarvi della nostra analisi!

Palco reunion Oasis

Gli Oasis in breve

Gli Oasis non sono solo una delle band più importanti della storia della musica, sono il simbolo di un intero popolo, quello britannico, ma soprattutto della città da cui prendono i natali: Manchester. Nati dalle ceneri dei “The Rain”, la formazione originale comprendeva Paul “Bonehead” Arthurs alla chitarra, Paul “Guigsy” McGuigan al basso, Tony McCarroll alla batteria e naturalmente Liam Gallagher, da sempre frontman.

Il gruppo non godette di molta fortuna agli esordi, a detta di Liam a causa dei testi mediocri delle loro canzoni. Qui entra in gioco il fratello di Liam, Noel Gallagher, il quale si propose alla band ma mettendo subito in chiaro che sarebbe stato leader, unico compositore e chitarrista principale. Il gruppo accettò, segnando l’inizio di una storia che dura dal 1991.

Con Noel la musica cambiò, in tutti i sensi. Egli portò con sé non solo un repertorio più ampio ed efficace rispetto a quello a disposizione del gruppo, ma aiutò a definire quello che sarebbe stato il sound inconfondibile degli Oasis: nessuna melodia innovativa, ma un uso massiccio delle chitarre, melodie semplici accompagnate da ritornelli accattivanti, rifacendosi alla tradizione rock britannica ma filtrando il tutto attraverso il rock più ruvido degli anni Settanta e la cultura di Manchester.

La loro scalata al successo fu praticamente inarrestabile: Il loro album di debutto,“Definitely Maybe”, prodotto nel 1994, fu un disco capace di unire rock, punk e influenze baggy che li portò subito in vetta alle classifiche britanniche, vendendo 100mila copie nei primi 4 giorni.  Nel 1995 “Some Might Say” fu il primo singolo del gruppo a raggiungere la cima della classifica britannica.

L’album che ne seguì, “(What’s the Story) Morning Glory?”, consacrò gli Oasis come fenomeno globale. Con circa 22 milioni di copie vendute in tutto il mondo, è stato incoronato dalla Official Charts Company come il più grande album in studio britannico di tutti i tempi.

Liam e Noel Gallagher sul palco

Gli Oasis non erano però solo un gruppo musicale, erano anche un’icona di stile. Liam, in particolare, si impose non solo per il suo carattere da leader, ma anche per il suo modo di tenere il palco. Mentre Noel rappresentava la parte più riflessiva e concentrata sulla musica, Liam, con la sua postura rigida, le mani dietro la schiena, lo sguardo altero, il parka e l’abbigliamento casual, trasudava sfacciataggine e arroganza. Questo mix tra musica accessibile, estetica casual e atteggiamento arrogante si rivelò potentissimo.

Il 1996 rappresentò probabilmente il punto più alto della loro parabola. Gli Oasis suonano due concerti a Knebworth, davanti a circa 250.000 persone. Negli stessi anni competono con i “Blur” per il dominio del Britpop, trasformando l’uscita contemporanea di “Roll with It” e “Country House” in una sorta di derby nazionale. Ma nel punto più alto della loro storia qualcosa inizia a rompersi.

Liam e Noel Gallagher

Il litigio e la guerra fredda

Liam e Noel non sono solo due fratelli che suonano nella stessa band. Sono due personalità forti, con un rapporto già conflittuale. Il successo amplifica tutto: l’ego, le provocazioni, gli eccessi, la pressione mediatica e naturalmente i litigi.

Il primo episodio arriva già nel 1994, durante il tour americano. A Los Angeles, Liam provoca il pubblico e arriva a colpire Noel con un tamburello. Noel, esasperato, lascia temporaneamente il tour. Questo è solo il primo di una lunga serie di episodi che deteriorarono il rapporto già scricchiolante tra i due fratelli.

Negli anni successivi i litigi diventano sempre più frequenti. Discussioni durante le registrazioni e provocazioni pubbliche sono all’ordine del giorno. Noel, da sempre più concentrato sulla musica e sulla gestione della band, finisce spesso per criticare la condotta del fratello, che di contro mette in discussione l’autorità del maggiore.

Il punto di rottura arriva poi nel 2009: prima di un concerto a Parigi, e a tre date dalla conclusione del tour, Liam e Noel litigano nuovamente, pare per un problema con i camerini. Il litigio culmina con una rissa che porta all’annullamento del concerto e al successivo scioglimento degli Oasis, con una nota di Noel onesta ed esplicativa:

È con un po’ di tristezza e grande sollievo che vi dico che questa notte lascio gli Oasis. La gente scriverà e dirà quello che vorrà, ma semplicemente non riuscirei a lavorare con Liam un giorno di più. Le mie scuse a tutte le persone che avevano comprato i biglietti per Parigi, Costanza e Milano.

Noel Gallagher

Gli anni che seguono sono anni di vera e propria guerra fredda. Dopo l’abbandono di Noel, la band si dissolve definitivamente e i fratelli prendono due strade separate, ciononostante sembrano non riuscire ad ignorarsi totalmente, continuando a scontrarsi anche a distanza.

Nel 2010, ai Brit Awards gli Oasis vincono il premio per il miglior album britannico degli ultimi 30 anni grazie a (What’s the Story) Morning Glory?. A ritirare il premio c’è solo Liam però, il quale nei ringraziamenti lascia volutamente fuori Noel.

Nel 2011 Liam rincara la dose: parlando di una possibile reunion da una risposta particolarmente “Gallagheriana”: piuttosto che tornare in una band con Noel, preferirebbe mangiare la propria merda. 

Altro celebre scontro fu quello relativo al concerto “One Love Manchester”, per onorare le vittime dell’attentato avvenuto al concerto di Ariana Grande. Liam partecipa e su Twitter attacca Noel, reo di aver rifiutato, il quale però si difende sostenendo di non aver ricevuto alcun invito.

Liam a One Love Manchester

L’insperata reunion

Nel 2023 però arriva una svolta. Liam ascolta “Dead to the World”, una canzone di Noel, e invece di attaccarlo pubblicamente scrive che è incredibile che “such a mean spirited little man” (un ometto davvero meschino) abbia potuto scrivere una canzone così bella. Noel dal canto suo non risponde male, ma sottolinea come il fratello possa anche chiamarlo per riferirgli ciò che ha da dire. È il primo vero ponte tra i due da quattordici anni a questa parte.

Nel 2024 Liam continua a parlare degli Oasis, ma il tono è ormai molto diverso rispetto alla fase più tossica della faida. Anche Noel sembra ormai aver accantonato i vecchi dissapori. I fan ci sperano e il 27 agosto 2024 arriva l’annuncio impossibile: Oasis Live ’25.

Dopo quindici anni di separazione, Liam e Noel tornano ufficialmente a essere gli Oasis.

Oasis reunion

Il documentario, diretto da Will Lovelace e Dylan Southern, e soprattutto scritto da Steven Knight, creatore di “Peaky Blinders”, segue il gruppo nel percorso di avvicinamento al tour, nonché durante il tour stesso. 

La scelta del titolo è già molto importante e indicativa: “Oasis: Don’t Look Back In Anger”. Non è solo un omaggio a una delle canzoni più importanti e famose della storia del gruppo, ma anche una chiara scelta tematica. Il titolo significa letteralmente “Non guardare indietro con rabbia” ed è un invito che i due fratelli fanno al pubblico, ma in primis a loro stessi: lasciarsi alle spalle il passato senza farsi consumare dal rancore. 

Il film non vuole ripercorrere la storia degli Oasis (per quello c’è già “Oasis: Supersonic”, uscito nel 2016), ma si pone principalmente due obiettivi: cambiare la narrativa sulla band e sui fratelli, e rendere omaggio a tutti coloro che sono rimasti attaccati al gruppo nonostante il caos. 

Liam e Noel Gallagher

Il cambiamento della narrativa

Per anni il nome degli Oasis è stato oscurato, quasi macchiato, dalle vicende extra-musicali che hanno coinvolto i due fratelli, i quali in questo documentario fanno mea culpa. Noel e Liam, con rinnovata maturità e serenità, riconoscono di aver anteposto stupide questioni a un progetto, a un gruppo, che non era solo loro, ma apparteneva alla gente.  

Viene sottolineato come non ci sia stato un incontro conciliatorio, ma che semplicemente entrambi si siano resi conto che quelle questioni erano ormai dimenticate, che i vecchi dissapori avevano perso forza e che, alla fine, a entrambi non piaceva la chiusura data alla band: sentivano che c’era una questione in sospeso. 

Noel e Liam scherzano

C’è inoltre una grande attenzione rivolta al leader vocale del gruppo, Liam, il quale ci tiene a sottolineare che “It takes a lot of caring to not give a fuck”, ovvero “Devi tenerci molto per non fregartene nulla”, in risposta a tutti coloro che negli anni lo hanno accusato di essere poco interessato alla musica e più interessato alla propria immagine, ad apparire figo a scapito dei suoi compagni di band. Liam sottolinea ancora una volta come il suo modo di stare sul palco sia parte dello show, sia parte dell’estetica e dell’identità Oasis. Senza Liam non ci sono gli Oasis, tanto quanto senza la chitarra di Noel. 

Il primo singolo di Definitely Maybe, “Supersonic”, mette in chiaro proprio questo aspetto di Liam: “I need to be myself, I can’t be no one else”, tradotto “Devo essere me stesso, non posso essere qualcun altro”. Lo stesso Noel rimarca questo punto nel documentario, sottolineando come finalmente abbia capito che devono essere loro ad andare verso Liam, non sarà di certo lui a cambiare: è stata questa una delle chiavi della riconciliazione. 

Liam Gallagher

Un tour di riconciliazione

Il documentario si concentra poi, ovviamente, sui concerti. Viviamo infatti insieme ai fan l’avvicinarsi di un evento lungamente atteso. Vediamo la polizia prepararsi per gestire masse di persone con comportamenti “più simili ai fan di calcio che ai classici frequentatori di concerti”. E poi, dopo una lunga sequenza di avvicinamento, inizia la vera e propria reunion, sul palco del Principality Stadium, a Cardiff. 

In riferimento al tour, molto d’impatto sono i racconti di Noel, che sottolinea come, all’inizio del primo concerto, si sia sentito travolto dall’emozione, nonostante la preparazione e gli anni di esperienza. Un’emozione che poi ritornerà ogni volta che nel pubblico scorge genitori e figli insieme a cantare le loro canzoni, facendogli capire la portata di ciò che lui e suo fratello hanno creato, nonostante tutto. 

Noel Gallagher

Nelle scene di inizio concerto, che si ripetono lungo tutta la pellicola, leggiamo nuovamente una chiara scelta narrativa dei registi. L’ingresso dei due fratelli infatti viene sempre mostrato, con i due che entrano mano nella mano, a simboleggiare la loro ritrovata unione. Liam e Noel sono tornati davvero, non è solo una trovata commerciale, ma una vera riconciliazione. 

La riconciliazione, però, è anche col pubblico stesso. Vediamo infatti, tra un concerto e l’altro, interventi di fan provenienti da tutto il mondo, che sottolineano l’importanza degli Oasis nella loro vita. Alla fine, questo documentario non ripercorre semplicemente la reunion, ma è una vera e propria lettera d’amore e di ringraziamento a tutti quelli che sono rimasti con la band nonostante i casini di Liam e Noel. I due fratelli riconoscono i propri errori, ma si dicono stupiti e profondamente colpiti dal vedere tutto l’affetto che li ha travolti al loro ritorno. 

I fan degli Oasis non hanno semplicemente continuato ad ascoltare le loro canzoni, hanno tramandato il mito del gruppo alle generazioni successive, con il risultato che anche le nuove generazioni sono cresciute ascoltando “Wonderwall” e “Live Forever”, canzoni scritte prima degli anni Duemila, ma rimaste estremamente attuali ed efficaci. Proprio qui sta la magia degli Oasis.

I fan degli oasis in concerto

Un documentario sorprendente

Dopo la tanto attesa reunion, Liam e Noel non sembrano avere intenzione di fermarsi. Nonostante le smentite riguardo a un possibile nuovo album, stanno infatti iniziando i primi indizi social sul prossimo tour degli Oasis, tramite il loro profilo Instagram, con brevi video di città dove verosimilmente suoneranno nell’estate del 2027, visto che, come detto dallo stesso Noel, “Non ci saranno competizioni calcistiche quindi qualcosa dovremo pur fare”. 

Questo documentario rappresenta tutto ciò che i fan degli Oasis volevano: la pace. La pace tra i due fratelli, dopo anni di lotte, la riconciliazione e il riconoscimento per tutti coloro che hanno contribuito al mito Oasis, come Paul “Bonehead” Arthurs, riconosciuto come parte integrante e indispensabile del sound del gruppo.

La pellicola scritta da Steven Knight ci restituisce un immagine sorprendentemente emotiva e sensibile del gruppo, e in particolar modo dei fratelli Gallagher, che si mostrano finalmente grati ed emozionati nel comprendere e riconoscere cosa hanno creato e quanto la loro musica significhi per le persone. Un immagine in netta contrapposizione con quella storica, fatta di arroganza, provocazioni e una quasi totale impermeabilità alle emozioni.

Infine, è un’enorme dichiarazione d’amore, nonché praticamente una lettera di scuse per tutti i fan che per quindici anni hanno atteso e sperato e che, soprattutto, come dice lo stesso Liam alla fine del tour, “hanno contribuito a rimettere questa band sulla mappa”.

E forse, dopo tutto, è proprio questo il punto: la musica può sopravvivere al tempo, alle divisioni e persino a chi l’ha creata.

“Because we need each other, we believe in one another.”
Acquiesce, Oasis

Voto: 9/10

Liam e Noel ringraziano a fine concerto

E voi cosa ne pensate degli Oasis? Andrete a vedere il documentario al cinema? Fatecelo sapere nei commenti!

Mirco Vella

Scrivo in modo compulsivo delle cose che mi piacciono, il problema è che mi piacciono troppe cose

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