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Silver Pines – La nostra recensione in anteprima!

In un panorama horror indipendente che negli ultimi anni ha riscoperto con grande entusiasmo l’estetica e le regole dei classici survival horror, Silver Pines sceglie una strada apparentemente familiare ma sufficientemente personale da riuscire a distinguersi, mescolando la gestione delle risorse e la vulnerabilità tipiche del genere con una struttura esplorativa da metroidvania, il tutto all’interno di una piccola cittadina americana che sembra essersi fermata in un punto imprecisato tra realtà, incubo e ricordo.

Il progetto di Wych Elm non nasconde minimamente i propri riferimenti culturali, dato che c’è l’horror psicologico di Silent Hill, c’è la paranoia delle piccole comunità americane, c’è l’inquietudine surreale che inevitabilmente richiama Twin Peaks, ma c’è soprattutto il desiderio di recuperare quella particolare filosofia del survival horror nella quale aprire una porta, decidere se usare un proiettile o conservare una medicina possono avere quasi lo stesso peso di uno scontro con un mostro.

Silver Pines

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Alla ricerca di Eddie Velvet

Il protagonista della storia è Red Walker, investigatore privato arrivato nella decadente cittadina di Silver Pines con un incarico che, almeno inizialmente, sembra perfettamente compatibile con il suo mestiere, ovvero rintracciare Eddie Velvet, un musicista misteriosamente scomparso. Il problema è che Silver Pines appare quasi completamente abbandonata, come se qualcosa avesse costretto gran parte dei suoi abitanti a lasciarla rapidamente, e quella che dovrebbe essere una normale indagine assume presto contorni decisamente più inquietanti.

Da quel momento la ricerca dell’uomo scomparso diventa progressivamente il filo attraverso il quale vengono portati alla luce il passato della cittadina, le sue tragedie e una serie di eventi che sembrano sfuggire alle normali regole della realtà.

Silver Pines

La premessa investigativa funziona soprattutto perché Wych Elm evita di utilizzarla come un semplice pretesto per trascinare il protagonista da un’area all’altra, in quanto la ricerca di Eddie rappresenta piuttosto il punto d’ingresso in una storia costruita attraverso frammenti, ambienti e suggestioni, nella quale il giocatore viene continuamente invitato a domandarsi quanto di ciò che vede appartenga davvero a Silver Pines e quanto, invece, derivi dalla percezione sempre più instabile di Walker.

La cittadina sembra custodire una memoria propria, popolata da assenze più che da presenze, e molti degli elementi più interessanti della lore emergono proprio dalla relazione tra quello che un luogo era un tempo e ciò che ne rimane nel presente.

Silver Pines

È una scelta particolarmente efficace perché permette alla componente narrativa e a quella esplorativa di alimentarsi reciprocamente. In questo senso la struttura metroidvania acquista persino una funzione narrativa, perché tornare in luoghi già visitati significa spesso osservarli con informazioni differenti e attribuire un nuovo significato a particolari che inizialmente avevamo ignorato. La lore di Silver Pines è quindi costruita soprattutto attraverso il rapporto con il luogo e con le sue “ombre del passato”, mantenendo deliberatamente una certa ambiguità tra sovrannaturale, trauma e percezione.

È una filosofia che richiede inevitabilmente una certa partecipazione da parte del giocatore, ma che risulta particolarmente adatta a un horror investigativo di questo tipo, perché trasforma ogni nuova informazione in un piccolo tassello di un quadro che diventa sempre più inquietante man mano che comincia ad assumere una forma riconoscibile.

Silver Pines

Un ottimo mix tra metroidvania e survival horror

È però soprattutto sul piano ludico che Silver Pines mostra la propria identità, perché Wych Elm non si è limitata a realizzare un survival horror bidimensionale, ma ha cercato di integrare realmente le logiche del metroidvania all’interno della sua formula. La cittadina costituisce una grande struttura interconnessa, dove è possibile aprire progressivamente nuove possibilità di esplorazione, facendo sì che il backtracking non rappresenti soltanto un ritorno obbligato verso luoghi già visitati, ma una componente fondamentale della progressione.

L’esplorazione assume di conseguenza un’importanza enorme. Avventurarsi fuori dal percorso più immediato può permettere di trovare munizioni, medicinali, miglioramenti o informazioni utili, ma ogni deviazione porta inevitabilmente con sé un rischio, perché Silver Pines non distribuisce risorse con particolare generosità e il sistema di inventario limita ulteriormente ciò che possiamo portare con noi.

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È una filosofia decisamente vecchia scuola, nel senso migliore del termine. Combattere non è sempre la risposta corretta, perché eliminare una creatura può rendere più sicuro un percorso che attraverseremo più volte, ma può anche significare consumare munizioni preziose contro un avversario che avremmo potuto evitare.

Gli incontri diventano perciò parte integrante della gestione delle risorse e funzionano soprattutto quando il gioco riesce a mettere il giocatore nella condizione di scegliere tra affrontare il pericolo o trovare un modo per aggirarlo. Accanto ai nemici comuni trovano spazio anche creature più imponenti e boss, pensati per spezzare il ritmo dell’esplorazione e mettere alla prova le risorse accumulate fino a quel momento.

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La componente action mantiene volutamente una certa ruvidità e non cerca mai di trasformare Walker in un protagonista particolarmente potente, perché l’obiettivo rimane quello di preservare la sua sensazione di vulnerabilità. Questa impostazione rappresenta contemporaneamente uno dei punti di forza e uno degli aspetti più divisivi dell’esperienza, dato che il combattimento ravvicinato può risultare meno elegante rispetto alle fasi esplorative e alcuni scontri evidenziano maggiormente i limiti imposti dalla prospettiva laterale, soprattutto quando bisogna gestire distanze e hitbox in situazioni particolarmente affollate.

È però evidente come una parte di questa rigidità sia funzionale alla tensione, perché un sistema di combattimento completamente fluido e permissivo avrebbe finito per indebolire tutta la componente survival.

Silver Pines

Fondamentali sono poi gli enigmi, utilizzati tanto come veri rompicapo quanto come strumenti per scandire la progressione. Il risultato è quella piacevole sensazione tipica dei migliori metroidvania, nella quale il giocatore conserva mentalmente una porta, un meccanismo o un percorso apparentemente inaccessibile sapendo che prima o poi troverà qualcosa capace di modificarne il significato.

Proprio questa commistione rappresenta probabilmente l’elemento più interessante di Silver Pines. Gli strumenti acquisiti non servono soltanto a garantire una crescita convenzionale del personaggio, ma modificano la relazione con la cittadina, in quanto le risorse non servono esclusivamente per sopravvivere agli scontri, ma condizionano quanto possiamo permetterci di esplorare. Quando tutte queste componenti lavorano insieme, esplorare Silver Pines diventa un grande puzzle nel quale la città stessa costituisce il tabellone di gioco.

Silver Pines

Un incubo americano

Sul piano artistico Silver Pines possiede una personalità immediatamente riconoscibile, soprattutto grazie alla particolare combinazione di elementi bidimensionali e tridimensionali scelta da Wych Elm. Per i personaggi è stato inoltre adottato un approccio legato alla rotoscopia, una tecnica particolarmente adatta alle atmosfere stranianti del gioco perché restituisce movimenti credibili ma, allo stesso tempo, leggermente inconsueti.

È proprio questa distanza dalla naturalezza assoluta a funzionare così bene all’interno di Silver Pines. Personaggi, creature e ambienti sembrano appartenere alla stessa realtà e contemporaneamente non combaciare mai completamente, generando quella sensazione di familiarità disturbante che rappresenta uno degli strumenti più efficaci dell’horror psicologico.

Silver Pines

Molto interessante è anche il modo in cui viene sfruttata la prospettiva 2.5D. Wych Elm ha raccontato di aver lavorato a lungo per evitare che una cittadina percorribile lateralmente sembrasse semplicemente “tagliata a metà”, introducendo collegamenti che consentono al giocatore di entrare e uscire dai diversi piani della scena e mantenendo, quando possibile, un riferimento visivo verso la propria destinazione.

La direzione artistica fa quindi gran parte del lavoro nel definire l’identità dell’esperienza e riesce a costruire tensione anche nei momenti nei quali non sta accadendo praticamente nulla. Un corridoio vuoto, una strada apparentemente tranquilla o una stanza immersa nella penombra possono risultare inquietanti proprio perché il gioco abitua rapidamente il giocatore all’idea che qualcosa potrebbe trovarsi appena fuori dall’inquadratura.

Silver Pines

Un viaggio inquietante ma soddisfacente

Silver Pines: In conclusione, Silver Pines è un titolo profondamente innamorato dei giochi e delle opere che lo hanno preceduto, e non tenta praticamente mai di nasconderlo. L'inventario limitato, le munizioni preziose, gli enigmi ambientali, la costante vulnerabilità del protagonista e quella piccola città americana apparentemente dimenticata dal mondo appartengono a un immaginario che gli appassionati di horror riconosceranno immediatamente, ma ciò che consente però al progetto di Wych Elm di non ridursi a una semplice operazione nostalgica è il modo in cui queste influenze vengono riorganizzate attorno alla struttura esplorativa di un metroidvania. È proprio in questa continua alternanza tra familiarità e disorientamento che Silver Pines dà il meglio di sé, accompagnando una storia investigativa relativamente semplice verso territori molto più oscuri e utilizzando esplorazione, gestione delle risorse e narrativa ambientale per costruire un'esperienza nella quale ogni nuova scoperta porta quasi inevitabilmente con sé un'altra domanda. Non tutto possiede la stessa eleganza, perché soprattutto il combattimento ravvicinato può risultare più rigido rispetto alla qualità raggiunta dall'esplorazione e dalla costruzione atmosferica, ma è difficile negare quanto la particolare combinazione scelta da Wych Elm possieda carattere. E quando arriverà il momento di abbandonare definitivamente le sue strade, probabilmente la domanda più difficile non sarà soltanto che cosa sia realmente accaduto a Eddie Velvet, ma quanto di Silver Pines sia rimasto con noi dopo essere riusciti finalmente a uscirne. – Cristiano Rossetti

8
von 10
2026-10-06T15:00:00+02:00
Versione testata: PC
Questo gioco è stato recensito utilizzando una copia fornita dal publisher, dalla società di PR, dallo sviluppatore o altro allo scopo esplicito di una recensione.
Silver Pines

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