STARSEEKER: Astroneer Expeditions – La nostra anteprima!
Quando System Era Softworks annunciò STARSEEKER: Astroneer Expeditions, la reazione della community fu un misto di entusiasmo e diffidenza. Il motivo è che Astroneer, il sandbox spaziale pubblicato nella sua versione definitiva nel 2019, aveva costruito nel corso degli anni una fanbase devota, affezionata a un certo tipo di esperienza esplorativa, silenziosa, quasi meditativa. STARSEEKER non è il seguito di quella storia, né intende esserlo, è uno spinoff pubblicato in collaborazione con Devolver Digital e sviluppato nella stessa cornice narrativa dell’universo Astroneer, ma concepito con un’anima radicalmente diversa, quella di un gioco cooperativo, frenetico, orientato alle missioni.
Uscito l’11 giugno, il titolo si presenta come un’opera dichiaratamente incompleta ma già strutturalmente solida nei suoi pilastri fondamentali. Lo studio ha scelto di ripetere la formula dell’Early Access partendo però da una base notevolmente più matura rispetto al primissimo Astroneer del 2016, con l’obiettivo di costruire il gioco in modo trasparente e collaborativo insieme alla comunità, attraverso aggiornamenti mensili per un periodo stimato di circa un anno. Un approccio lodevole sulla carta, ma che inevitabilmente espone il prodotto alle aspettative di chi lo acquista già oggi.

Viaggio a bordo dell’ESS Starseeker
Sul piano narrativo, STARSEEKER: Astroneer Expeditions si colloca cronologicamente dopo gli eventi del capitolo originale, ereditandone la mitologia di base senza però richiedere una conoscenza approfondita di quest’ultimo per essere fruito. I giocatori vestono i panni di reclute della Fronteer Force, una sorta di corpo esplorativo intergalattico che opera a bordo dell’ESS Starseeker, una stazione spaziale che funge da quartier generale mobile, hub sociale e centro nevralgico di tutte le operazioni.
La stazione orbita attorno a pianeti sconosciuti con l’obiettivo di scoprirne i misteri, una missione volutamente vaga nella sua formulazione ufficiale, che lascia spazio a una narrativa che si dipana gradualmente attraverso l’interazione con i membri dell’equipaggio.

Il primo pianeta raggiunto dall’ESS Starseeker è Tephra, un mondo di paludi striscianti, giungle dense e oceani sconfinati, disseminato dei relitti di una precedente spedizione andata male. Questi rottami costituiscono scenari esplorabili carichi di indizi, frammenti di lore e micro-narrazioni che il giocatore ricostruisce gradualmente.
La struttura narrativa principale, tuttavia, è affidata al sistema di reputazione con i personaggi NPC a bordo della stazione, e al crescere della reputazione con i vari leader dell’equipaggio si sbloccano nuove linee di dialogo, missioni specifiche e rivelazioni sulla natura della missione stessa.

Va detto con onestà che nella build di Early Access attuale la storia rappresenta il pilastro meno sviluppato dell’intera esperienza. Lo stesso studio ha esplicitamente indicato tra gli obiettivi del roadmap l’espansione dei contenuti narrativi durante il periodo di accesso anticipato, con nuove regioni, nuovi pianeti e nuovi NPC che porteranno avanti la trama man mano che i giocatori completeranno gli obiettivi collettivi della stazione.
Per ora, la narrativa è abbozzata, suggestiva nei suoi contorni ma ancora troppo acerba per sostenere da sola l’interesse a lungo termine.

Il loop delle spedizioni
Il cuore di STARSEEKER: Astroneer Expeditions è il suo ciclo di gioco, strutturato in tre fasi ben distinte che si ripetono con variazioni sempre crescenti di complessità. Tutto comincia sull’ESS Starseeker, dove i giocatori si riuniscono, pianificano le spedizioni, si equipaggiano e interagiscono sia con altri reclute reali sia con i vari NPC dell’equipaggio.
È qui che si accede al sistema di crafting, si costruisce il proprio loadout, si consultano le missioni disponibili e ci si coordina con i compagni prima di scendere sul pianeta. La stazione non è ancora, nella versione attuale, il luogo vitale e pieno di vita che System Era intende renderla, ma i fondamenti strutturali perché lo diventi sono già presenti.

Una volta pronti, ci si imbarca su una capsula di discesa verso Tephra. Qui scatta il secondo pilastro del gioco, la spedizione vera e propria. Le missioni planetarie sono di natura varia e si devono completare entro un limite di tempo preciso, dettato dalla scorta di ossigeno che il giocatore porta con sé. Il conto alla rovescia dell’ossigeno, già presente nell’Astroneer originale come meccanismo di sopravvivenza, assume qui una valenza quasi ritmico-drammatica, in quanto non è solo un vincolo di sopravvivenza, ma il metronomo che scandisce l’urgenza di ogni spedizione.
Le stazioni di rifornimento presenti sul pianeta permettono di ricaricare l’ossigeno e di recuperare fiato, ma la pressione temporale rimane costante e impone scelte di priorità che raramente si rivelano ovvie. Il sistema di esplorazione planetaria conserva inoltre alcune delle meccaniche più apprezzate dell’originale, in particolare la deformazione del terreno e la gestione delle risorse tramite lo zaino personale, che funge da inventario, HUD e officina portatile.

La raccolta di materiali serve a costruire oggetti sul campo, riparare equipaggiamenti e completare alcuni tipi di missione che richiedono la creazione di componenti specifici prima dell’estrazione. Questo loop di raccolta-costruzione-utilizzo è fluido e gratificante quando funziona, ma presenta ancora qualche asperità nell’interfaccia del crafting, non sempre intuitiva.
Il gioco permette di partire da soli o in squadre fino a quattro giocatori, con crossplay completo tra tutte le piattaforme supportate e cross-progression che consente di portare i propri progressi da una piattaforma all’altra. La componente cooperativa è concepita in modo intelligente, con gli obiettivi di alcune missioni che richiedono una suddivisione del lavoro tra i membri della squadra, e la comunicazione tra giocatori diventa parte integrante del gameplay. Giocare da soli è possibile, ma alcune zone e missioni sono chiaramente bilanciate per gruppi, rendendo l’esperienza solitaria più difficile e meno ricca.

Man mano che la squadra completa gli obiettivi della spedizione e torna sulla stazione con le risorse raccolte, si sblocca il sistema di progressione della reputazione e delle Landing Zone, nelle quali nuove aree di atterraggio si aprono su Tephra, ciascuna corrispondente a un bioma distinto con creature, flora e minacce proprie, rendendo ogni ritorno sul pianeta sorprendente.
Il gioco vanta centinaia di missioni e task differenti già nella build di Early Access, e la varietà è sufficiente a sostenere decine di ore di gioco senza che la sensazione di ripetitività si faccia troppo opprimente, anche se il rischio di monotonia aumenta nelle sessioni più prolungate, soprattutto in attesa che al gioco vengano aggiunte nuove regioni e nuovi pianeti. Il sistema di progressione personale, intanto, sblocca nuove tecnologie, strumenti, potenziamenti e cosmetici per il proprio personaggio attraverso la valuta in-game guadagnata giocando, senza alcuna possibilità di acquisto a pagamento che alteri l’economia di gioco.

Un colpo d’occhio rinnovato
STARSEEKER: Astroneer Expeditions eredita dall’originale quello stile visivo inconfondibile fatto di geometrie morbide, superfici arrotondate, palette cromatiche saturi e vivaci che trasformano il cosmo in qualcosa che assomiglia a una scultura pop-art tridimensionale. L’estetica del franchise è qui applicata con coerenza e con qualche raffinamento tecnico rispetto al predecessore.
Le creature che popolano il pianeta sono progettate con la stessa filosofia estetica, hanno forme stravaganti, colori accesi, comportamenti che oscillano tra il minaccioso e il grottescamente comico, in linea con il tono complessivo del titolo. La flora aliena è forse l’elemento più riuscito dell’intero comparto visivo, tra piante carnivore, funghi luminosi, rovi velenosi e fiori che esplodono se avvicinati troppo, che contribuiscono a rendere ogni bioma un sistema ecologico coerente oltre che un ostacolo di gameplay.

Sul fronte tecnico, il gioco si comporta in modo complessivamente stabile nella build attuale, pur con le imperfezioni attese da un Early Access. Il netcode della componente multiplayer è generalmente affidabile, anche se nelle sessioni con squadre complete si registrano occasionali problemi di sincronizzazione che per ora non compromettono gravemente l’esperienza, mentre le performance su PC sono variabili, con qualche calo di frame nei biomi più densi di Tephra.
L’interfaccia utente, pur funzionale, soffre in alcuni punti di una certa mancanza di chiarezza, soprattutto nelle schermate di crafting e gestione dell’inventario, che richiedono un tempo di adattamento superiore a quanto sarebbe desiderabile per un prodotto che vuole essere accessibile. Il tutorial iniziale introduce le meccaniche fondamentali con discreta efficacia, ma lascia alcuni aspetti secondari del sistema di progressione e delle interazioni sociali sulla stazione parzialmente inesplorati, esigendo dal giocatore un grado di autoapprendimento non sempre immediato.

Tante promesse nell’orbita
In conclusione, STARSEEKER: Astroneer Expeditions è esattamente ciò che dichiara di essere, un early access ambizioso, parzialmente compiuto, con basi solide e un progetto di sviluppo credibile davanti a sé. Non è Astroneer 2, e sarebbe un errore avvicinarsi con quella aspettativa, ma è qualcosa di diverso, un gioco cooperativo orientato alle missioni che prende il linguaggio visivo e alcune meccaniche del franchise originale e le reinterpreta in chiave più dinamica, più sociale e più frenetica. Il loop di gioco è efficace e capace di generare momenti autentici di tensione e soddisfazione, specialmente se affrontato con una squadra ben coordinata. Ciò che manca, allo stato attuale, è la massa critica di contenuti necessaria a sostenere l’esperienza nel lungo periodo.
Tephra è un pianeta ben costruito, ma è ancora l’unico disponibile e le missioni, pur numerose, iniziano a mostrare i propri pattern dopo alcune decine di ore, inoltre la narrativa è appena abbozzata e la stazione spaziale non ha ancora il peso specifico che le spetta nel contesto del gioco. Tutte criticità che System Era ha riconosciuto pubblicamente e inserito nella roadmap, con l’impegno di aggiornamenti mensili che aggiungano nuove regioni, nuovi pianeti, nuovi NPC e nuovi sistemi di progressione. Chi vuole entrare oggi nel mondo di STARSEEKER: Astroneer Expeditions dovrebbe farlo consapevolmente, accettando le limitazioni di un prodotto ancora acerbo in alcuni punti, ma investendo in un’esperienza che ha tutti i presupposti per diventare qualcosa di speciale. Chi preferisce aspettare la versione 1.0 farà probabilmente la scelta più saggia sul piano della completezza, ma perderà il piacere, tutto particolare, di guardare un gioco nascere.
Versione testata: PC
Questo gioco è stato recensito utilizzando una copia fornita dal publisher, dalla società di PR, dallo sviluppatore o altro allo scopo esplicito di una recensione.

E voi avete già giocato a STARSEEKER: Astroneer Expeditions? Fateci sapere la vostra opinione nei commenti!
