Dimhaven -The Lost Source – La nostra recensione!
Pubblicato il 23 giugno 2026 da Zadbox Entertainment, lo stesso studio ungherese autore del lodato Quern – Undying Thoughts, e distribuito da Blue Brain Games, Dimhaven – The Lost Source è un’avventura investigativa in prima persona che, fin dalle prime battute, dichiara senza esitazioni il proprio DNA.
Non troverete combattimenti, inseguimenti o altro, ma un’isola, una storia da ricostruire e gli strumenti per farlo. In un panorama videoludico sempre più affollato di esperienze progettate per gratificare istantaneamente, Dimhaven sceglie la via opposta, quella della pazienza, dell’osservazione e del ragionamento. Una scelta coraggiosa, che funziona quasi sempre nonostante diversi problemi di natura tecnica.

Un’isola piena di misteri
La storia di Dimhaven – The Lost Source prende avvio da una premessa molto semplice: Emily Ravenstone, la protagonista, approda sull’omonima isola remota per cercare il proprio zio, scomparso nel nulla senza lasciare spiegazioni. L’isola di Dimhaven era, in tempi non troppo lontani, una meta turistica fiorente, ispirata esteticamente all’architettura europea del secondo Novecento, con hotel, uffici governativi, caffetterie e strutture ricettive che testimoniano un passato più vivace. Oggi è quasi completamente abbandonata, isolata dal resto del mondo a causa di eventi misteriosi che nessuno sembra aver mai chiarito del tutto.
È proprio questa doppia temporalità a costituire il nucleo narrativo del gioco. La storia si ricostruisce pezzo per pezzo, come un puzzle che utilizza i suoi stessi frammenti narrativi come meccanismo di gioco. Rapporti ufficiali, diari personali, brochure turistiche ingiallite, lettere incompiute, modulistica burocratica, avvisi affissi su porte chiuse… quasi nulla nell’ambiente è posizionato per caso. Ogni documento contribuisce ad allargare la comprensione del mondo o, più spesso, a seminare un indizio che tornerà utile più avanti in forma di enigma.

Emily non è una protagonista silenziosa e anonima come spesso accade nel genere. Ha una voce, una motivazione personale precisa e un’identità riconoscibile, anche se il gioco è attento a non iperinflazionare la sua presenza. I personaggi secondari che abitano nell’isola aggiungono personalità a un mondo che altrimenti rischierebbe di restare troppo solipsistico. I dialoghi hanno punte di umorismo nero ben calibrato che alleggeriscono l’atmosfera senza mai spezzarne la tensione.
Il risultato narrativo non raggiunge le profondità di un titolo story-driven puro, ma non è nemmeno questo l’obiettivo. Dimhaven punta a fare del racconto ambientale la sua forma primaria di espressione, e in questo riesce con una coerenza notevole, in quanto l’isola comunica sempre, anche quando nessuno sta parlando.

L’osservazione prima di tutto
Il gameplay di Dimhaven: The Lost Source si struttura attorno a tre pilastri fondamentali, l’ esplorazione, l’osservazione e la risoluzione di enigmi, che si intrecciano in modo organico senza mai separarsi del tutto. Il meccanismo centrale, nonché il contributo più originale del titolo al genere, è la macchina fotografica di Emily, il fulcro dell’intera esperienza investigativa. Potrete fotografare simboli, meccanismi, mappe, iscrizioni, disposizioni di oggetti, configurazioni architettoniche, praticamente qualsiasi elemento dell’ambiente che potrebbe tornare rilevante in un secondo momento. Le fotografie si accumulano in un archivio consultabile in qualsiasi momento, costruendo progressivamente una raccolta di prove personale e soggettiva.
La profondità di questa meccanica emerge gradualmente. Scattare una foto è semplice, ma capire perché si è scattata quella foto e quando quella fotografia sarà necessaria, è un’altra storia. Il gioco non evidenzia mai ciò che è importante, non segnala i punti d’interesse, non suggerisce quali elementi meritano di essere fotografati. Questa assenza è una scelta deliberata, in quanto Dimhaven chiede di sviluppare un’intuizione investigativa propria, di imparare a guardare gli ambienti non come sfondi ma come testi da decodificare. A questo si affianca il taccuino di Emily, uno strumento complementare alla fotocamera che consente di annotare scoperte, tenere traccia di pattern e organizzare le deduzioni.

La varietà degli enigmi è uno dei punti di forza più solidi del titolo. Dimhaven non si affida a un singolo schema ripetuto fino allo sfinimento, ma propone una rotazione continua di tipologie diverse, tra puzzle ambientali basati sull’allineamento di oggetti nello spazio, codici crittografici da decifrate attraverso indizi sparsi nell’isola, enigmi logici che richiedono di incrociare informazioni provenienti da fonti distanti e temporalmente separate, meccanismi fisici da azionare nella sequenza corretta, e sfide documentali che ricordano i migliori esempi del genere investigativo puzzle.
Particolarmente interessante è la meccanica di rotazione degli oggetti. Alcuni elementi raccoglibili possono essere ruotati fisicamente nello spazio 3D, e certe soluzioni dipendono dall’orientamento dell’oggetto stesso, ad esempio un codice che sembra corretto potrebbe non funzionare semplicemente perché si sta leggendo un’informazione capovolta o speculare. È un meccanismo sottile, mai reso esplicito dal gioco, che incarna perfettamente la filosofia di Dimhaven, ovvero che la risposta è spesso già davanti a voi, ma richiede di essere letta nel modo giusto.

Sono presenti anche sfide fotografiche opzionali, che aggiungono uno strato di contenuto secondario per chi desidera spingersi oltre la traiettoria narrativa principale. Queste attività completabili integrano anch’esse la logica esplorativa del gioco, incoraggiando a tornare in aree già visitate con occhi diversi.
Il rovescio della medaglia riguarda alcuni enigmi la cui difficoltà scivola, in certi frangenti, dall’impegnativo al semi-impossibile. In questi momenti, il gioco dispone di un sistema di suggerimenti che è possibile consultare volontariamente, una scelta progettuale saggia, che tutela sia chi vuole risolvere tutto autonomamente sia chi rischia di arenarsi su un singolo ostacolo per ore. L’invito implicito del titolo è sempre quello di ricorrere ai suggerimenti solo come ultima risorsa, in quanto buona parte del piacere deriva proprio dall’arrivare alla soluzione attraverso un percorso di ragionamento personale.

Uno stile grafico divisivo
Il comparto visivo di Dimhaven: The Lost Source è uno degli elementi più discussi e, forse, più polarizzanti dell’intera produzione. Lo stile grafico scelto da Zadbox Entertainment non punta al realismo contemporaneo né all’estetica cartoon pulita, ma abbraccia invece una fusione volutamente ibrida tra geometrie low-poly e effetti di illuminazione raffinati. Il risultato è un ambiente che sembra letteralmente sospeso tra epoche diverse, il che, narrativamente, non potrebbe essere più appropriato per un’isola il cui passato non riesce a dissolversi nel presente.
Le performance tecniche sono complessivamente sufficienti, e il titolo gira in modo fluido per buona parte dell’esperienza, ma abbiamo riscontrato non pochi cali di framerate e alcuni soft lock che hanno richiesto il ripristino di un salvataggio precedente. Nulla che comprometta l’esperienza in modo strutturale, ma sono problemi che gli sviluppatori dovranno risolvere il prima possibile.

Conclusione e Voto
Dimhaven – The Lost Source: In conclusione, Dimhaven – The Lost Source è un gioco nel quale bisogna ragionare e osservare con calma, e se siete disposti a farlo, vi ritroverete immersi in una delle esperienze investigative più gratificanti che il genere puzzle-adventure abbia proposto negli ultimi anni. Zadbox Entertainment ha costruito con Dimhaven qualcosa di più ambizioso e maturo rispetto a Quern, grazie a un mondo che comunica sempre, un sistema investigativo coerente e originale nel meccanismo della fotocamera e una varietà di enigmi che riesce quasi sempre ad evitare la ripetitività. I limiti ci sono, come qualche puzzle con soluzioni meno trasparenti del necessario, alcuni bug da rifinire, un'ottimizzazione fin troppo altalenante e uno stile visivo che non conquisterà tutti, ma in un anno in cui l'industria videoludica continua a rincorrere la prossima grande IP o il contenuto più virale, Dimhaven – The Lost Source sceglie di scommettere su qualcosa di più antico, la curiosità umana. Quella scommessa, a conti fatti, a nostro parere è stata vinta alla grande. – Cristiano Rossetti
Versione testata: PC
Questo gioco è stato recensito utilizzando una copia fornita dal publisher, dalla società di PR, dallo sviluppatore o altro allo scopo esplicito di una recensione.

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