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EA Sports Madden NFL 27 – La nostra recensione!

Come ogni estate ormai da oltre tre decenni, il football americano digitale di EA Sports torna in campo con un nuovo capitolo. Madden NFL 27, sviluppato da EA Orlando e pubblicato da EA Sports il 13 agosto su PS5, Xbox Series X/S, PC e Nintendo Switch 2, è il trentasettesimo capitolo della serie, mosso ancora una volta dal motore Frostbite, e che stavolta porta in copertina il quarterback dei Chicago Bears Caleb Williams.

Sulla carta, il tema conduttore di questa edizione è la personalità. EA hapuntato molto sul nuovo Persona Engine per la modalità Franchise e a una riorganizzazione profonda della modalità carriera Superstar, ribattezzata attorno al nuovo G.O.A.T. Journey. Sono poi presenti anche aggiornamenti tangibili al gameplay, a partire dal sistema di cattura a tempo mutuato dal cugino universitario College Football 27, e quest’anno il risultato è un titolo che punta più sul raffinamento di sistemi già rodati che su una rivoluzione vera e propria, ma che smussa diverse delle criticità degli scorsi capitoli.

EA Sports Madden NFL 27

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Tra Persona Engine e G.O.A.T. Journey

Madden non è mai stato un gioco con una modalità storia, e anche quest’anno non fa eccezione. La sua forma di narrazione nasce piuttosto dai sistemi che regolano le varie carriere, sia quella del singolo atleta che quella dell’intera lega, ed è proprio su questo fronte che si concentrano le novità più ambiziose dell’edizione di quest’anno.

Il cuore dell’esperienza in prima persona resta la Superstar Mode, l’evoluzione dell’ormai storica Face of the Franchise. Si parte creando il proprio atleta e scegliendo un punto di ingresso nel Draft tra quattro percorsi con aspettative molto diverse tra loro, ovvero il prospetto di prima fascia chiamato a vincere subito, la scelta di metà giro che deve dimostrare il proprio valore, la scommessa dell’ultimo giro costretta a lottare per un posto in squadra, oppure l’undrafted che deve conquistarsi tutto partendo dalla squadra di allenamento, con ognuno di questi percorsi che genera un arco narrativo diverso in termini di pressione e tempistiche di crescita.

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La vera novità di quest’anno è il già citato G.O.A.T. Journey, che dà alla Superstar Mode un traguardo di lungo periodo tracciando la scalata dell’atleta da rookie a veterano, fino alla Hall of Fame, e che sblocca in esclusiva i Cap Breakers, punti speciali capaci di spingere le statistiche oltre i limiti imposti dall’archetipo scelto in partenza. A questo si affianca Sphere of Influence 2.0, il sistema di relazioni con squadra e dirigenza che con il tempo si trasforma in vero potere decisionale, dato che più cresce la fiducia guadagnata sul campo, più diventa possibile influenzare le scelte intorno a noi.

Sul fronte Franchise, invece, la narrazione emerge dal comportamento della lega intera grazie al nuovo Persona Engine, un sistema che assegna a ogni atleta della NFL una personalità e delle motivazioni proprie, capaci di orientare il modo in cui reagisce alle decisioni della sua squadra settimana dopo settimana. È un modo di raccontare storie molto più vicino a un sistema emergente che a una trama scritta a tavolino, ed è probabilmente la componente narrativa più riuscita di questa edizione, capace di rendere ogni sessione Franchise leggermente diversa dalla precedente.

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Modalità sempre più stratificate

Sul campo, la novità più immediatamente percepibile è il sistema di cattura a tempo, ripreso quasi identico da College Football 27. Passando la palla e tenendo premuto un pulsante si attiva un indicatore a barra, e fermarlo nella zona verde garantisce un netto vantaggio nella ricezione, mentre sbagliare il tempismo aumenta sensibilmente il rischio di perdere la palla.

È una meccanica che premia davvero la lettura della traiettoria e il tempismo del giocatore, e che genera alcuni dei momenti più soddisfacenti dell’intera esperienza quando la sincronizzazione tra chi lancia e chi riceve va a segno. In alcune circostanze però il sistema sembra sovrapporsi a una logica di assistenza automatica preesistente, con paradossalmente alcune catture segnalate come perfette che vengono comunque perse.

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Il resto del pacchetto offensivo e difensivo si arricchisce delle Formation Shifts e dei Custom Adjustments più rapidi da consultare, con la possibilità di modificare schieramenti e regolazioni con maggiore libertà rispetto al passato, oltre a un Tackle Stick ampliato che restituisce più controllo nei contrasti corpo a corpo. Sul lato difensivo il salto in avanti è probabilmente il più convincente di tutta l’edizione, in quanto i difensori in zona restano fedeli alle proprie responsabilità con maggiore costanza, e capita più raramente di vedere un giocatore abbandonare senza motivo l’uomo o l’area che dovrebbe coprire.

Anche l’intelligenza artificiale dei portatori di palla sceglie corridoi di corsa più sensati, e un nuovo stato dinamico chiamato Hot/Cold modella le prestazioni individuali in base all’andamento recente in partita, premiando le sequenze positive e penalizzando quelle negative in modo più marcato rispetto al passato.

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A rendere ogni partita potenzialmente diversa dalla precedente contribuisce anche il meteo dinamico, che non è solo un effetto estetico, ma pioggia e neve incidono in modo percepibile sulla fisica del pallone e sulla velocità dei giocatori, e persino l’orario reale del calcio d’inizio determina l’angolazione del sole e la lunghezza delle ombre in campo. A questo si aggiungono interazioni più fisiche tra ricevitori e difensori di copertura, e meccaniche di corto raggio ridisegnate per rendere più credibili le situazioni da terza e quarta down corta.

Non tutto funziona però alla perfezione, in quanto abbiamo riscontrato animazioni ragdoll poco naturali negli impatti più violenti, un play-action che espone troppo spesso il quarterback a colpi che sarebbe stato lecito evitare, e problemi di logica nella gestione dell’usura fisica dei giocatori lato CPU. Restano inoltre alcune sbavature nella lettura difensiva della CPU, in particolare nella capacità di adattarsi a schemi ripetuti dal giocatore umano.

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Sul fronte della progressione, la Superstar Mode abbandona la crescita lineare in favore di cinque alberi di abilità distinti, dedicati rispettivamente alle caratteristiche fisiche di base, a quelle mentali, a quelle atletiche, alla specializzazione di ruolo e alle abilità X-Factor più rare e d’impatto, permettendo percorsi di sviluppo molto più personalizzati rispetto al passato.

Debuttano inoltre nuove posizioni giocabili come Tight End, Edge e Free Safety, che ampliano le possibilità di carriera oltre ai soliti quarterback e running back, e per chi gioca proprio nel ruolo di quarterback è stato introdotto un sistema di percezione della pressione che tinge di rosso un lato dello schermo quando un rusher avversario sta per colpire, un piccolo accorgimento capace di rendere più intuitiva e tesa ogni azione sotto pressione.

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Anche la Franchise Mode ha ricevuto aggiornamenti concreti al di là del già citato Persona Engine, con un sistema di rinegoziazione dei contratti più articolato e una nuova Free Agent Frenzy che fa avanzare le trattative di libero mercato ora dopo ora, permettendo di osservare l’andamento delle offerte concorrenti prima di decidere se rilanciare o virare su un altro obiettivo. Ultimate Team, infine, introduce le Evolutions, un sistema in stile EA Sports FC che permette di potenziare nel tempo le carte giocatore completando obiettivi specifici.

Si tratta di na meccanica che allunga sensibilmente la curva di progressione e rende ogni carta più utile e personalizzabile, ma che alimenta ulteriormente la spirale del grinding e la caccia continua alla build più efficace del momento. Nel complesso, il gameplay su campo resta il punto di forza più solido della serie, con miglioramenti reali soprattutto in fase difensiva e nel passaggio, ma zavorrato da alcuni bug e da scelte di IA che avrebbero meritato ancora un po’ di rifinitura.

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Un Football Americano molto cinematografico

Sul piano visivo, Madden NFL 27 continua a girare sul motore Frostbite e quest’anno investe soprattutto sulla componente di presentazione e sul dettaglio dei volti. Il nuovo lavoro sull’illuminazione permette una definizione dei modelli dei giocatori estremamente minuziosa, capace di restituire dettagli fin quasi al livello del singolo poro della pelle, e piccoli tocchi come lo smalto dipinto sulle unghie di Caleb Williams testimoniano l’attenzione riposta nella cura delle superstar della lega.

Il pacchetto Sights & Sounds 2.0 amplia inoltre in modo evidente le cerimonie pre-partita, gli ingressi in campo e le tradizioni delle mascotte, con più pirotecnia e rituali specifici per ciascuna squadra. Il risultato complessivo è una presentazione che appare più cinematografica rispetto ai capitoli recenti della serie, capace stupire anche solo mentre si sta assistendo a un ingresso in campo in uno stadio mai visitato prima.

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Sul fronte del commento tecnico, la nuova coppia formata da Mike Tirico e Greg Olsen sostituisce la squadra di doppiaggio delle edizioni precedenti, restituendo un ritmo di conversazione più naturale e meno legato a battute preregistrate fuori tempo. Sul piano prestazionale, su PlayStation 5 Pro il gioco offre un’esperienza solida e stabile, e proprio su PS5 Pro è stata introdotta una modalità Performance Pro che sfrutta il PSSR per raggiungere una risoluzione fino al 4K mantenendo nella maggior parte delle situazioni un frame rate estremamente fluido.

Restano però alcuni difetti tecnici trasversali. I menu, in particolare quelli della modalità Franchise, continuano a risultare più lenti del dovuto da navigare e con un’interfaccia poco ispirata, mentre la modalità Superstar richiede obbligatoriamente una connessione online costante.

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Conclusione e Voto

EA Sports Madden NFL 27: In conclusione, Madden NFL 27 conferma la sensazione ormai ricorrente per questa serie negli ultimi anni, ovvero quella di un titolo che sceglie sempre il raffinamento rispetto alla rivoluzione, ma che stavolta lo fa con un pacchetto di novità più corposo del solito. Il nuovo Persona Engine dà finalmente personalità e imprevedibilità alla modalità Franchise, mentre il G.O.A.T. Journey restituisce alla Superstar Mode un traguardo di lungo periodo che mancava da tempo, e sul campo la cattura a tempo insieme al netto miglioramento della fase difensiva rendono le partite più tese e leggibili rispetto all'edizione precedente. A frenare un nostro giudizio pienamente entusiasta restano però alcuni bug, un'IA che in certe situazioni continua a comportarsi in modo poco coerente, un'interfaccia dei menu che avrebbe meritato più attenzione e una modalità Ultimate Team che, con l'introduzione delle Evolutions, spinge ancora più a fondo sull'aspetto del grinding. Cristiano Rossetti

8
von 10
2026-09-09T10:59:00+02:00
Versione testata: PS5 (su PS5 Pro)
Questo gioco è stato recensito utilizzando una copia fornita dal publisher, dalla società di PR, dallo sviluppatore o altro allo scopo esplicito di una recensione.
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