House of the Dragon – La recensione della terza stagione della serie di Game of Thrones!
Pochi giorni fa si è conclusa la terza stagione di House of the Dragon, la serie spin-off de Il Trono di Spade che si concentra sulla nota casata dei Targaryen. HBO ha deciso di rilasciarla a pochi mesi di distanza dal debutto di A Knight of the Seven Kingdoms, altra serie televisiva ambientata nell’universo di George R. R. Martin della quale arriverà una seconda stagione il prossimo anno.
Il prodotto con protagonista Rhaenyra Targaryen ci aveva lasciati con la promessa di vedere finalmente il grande conflitto tra la fazione dei Neri e dei Verdi su larga scala. Ma la lotta tra draghi è sufficiente per promuovere la stagione? Noi di Nerd Al Quadrato l’abbiamo vista e siamo qui per dirvi la nostra!
La recensione della terza stagione di House of the Dragon sarà strutturata in queste parti: recensione spoiler, analisi e spiegazione del finale e concludendo con l’opinione finale riassuntiva. Buona lettura!

Recensione Spoiler di House of the Dragon 3
La terza stagione di House of the Dragon, nonostante vari aspetti positivi come le performance attoriali e gli effetti speciali di grandissima qualità, pecca soprattutto nella sceneggiatura. La premessa di questa nuova stagione era quella di entrare nel vivo della Danza dei Draghi, con le forze dei Verdi e dei Neri che si frappongono tra loro allo scopo di ottenere la meglio nel nuovo gioco del trono. Premessa che è stata soddisfatta solamente in parte.
Concentrandoci sui grandi eventi proposti nella stagione, i primi episodi nel complesso funzionano per il loro scopo: mettere in scena la Battaglia del Gullet, una delle più sanguinose lotte nella storia di Westeros, e la conquista di Approdo del Re per mano di Rhaenyra. Partendo dal primo caso, è evidente il salto di qualità visivo rispetto alle precedenti stagioni. Sembra quasi che lo spettatore entri nel vivo della battaglia contro la Triarchia, dove abbordaggi e navi incendiate dai draghi si scambiano di scena per l’intera durata del conflitto.
Quest’ultimo si conclude con una tragica perdita: quella di Jacaerys, erede al trono di sua madre Rhaenyra. Una perdita causata dall’arrivo di Ladro di pecore, drago selvatico poco incline a seguire gli ordini di Rhaena, sua cavalcatrice. Il ruolo ricoperto da entrambi in questo conflitto può far storcere il naso a numerosi spettatori: non a caso si tratta di una modifica apportata dallo show rispetto al libro Fuoco e Sangue.

Le conseguenze di questo evento si propagano nel corso degli episodi successivi. Rhaenyra decide infatti di “conquistare” Approdo del Re dopo aver ottenuto un aiuto dall’interno per mano di Alicent. Nei piani originali il dominio dei Neri sulla capitale di Westeros sarebbe dovuto essere il vero inizio della terza stagione di House of the Dragon.
È a partire da questo momento che la direzione dello show appare confusa. Partendo dalle microtrame (quasi tutte originali rispetto al materiale cartaceo) alcune di esse hanno degli sviluppi interessanti, ma non hanno un vero e proprio impatto sulle vicende raccontate. Ad esempio la decimazione delle Cappe Dorate per mano delle forze Hightower nascoste ad Approdo del Re (che si conclude con l’assassinio di Luthor Largent) a fine stagione è come se non fosse mai successo.
Ma la storyline probabilmente meno utile di questa stagione è quella legata a Rhaena. La figlia di Daemon ha sostanzialmente assunto e rielaborato il ruolo che aveva il personaggio di Nettles in Fuoco e Sangue, cercando di minare il rapporto instaurato tra il padre e Rhaenyra. Fuggita in quanto colpevole indiretta della morte di Jacaerys, viene aiutata da Daemon a non farsi scoprire dalla regina, la quale crede che la sua figliastra si trovi a Pentos con Aegon e Viserys, suoi legittimi figli.

Tralasciando il fatto che Rhaenyra, quando cattura Rhaena grazie all’aiuto di Addam di Hull, si dimentica completamente dei due bambini avuti con Daemon, arrivati al finale di stagione con la Battaglia di Tumbleton la regina fa ancora pieno affidamento su suo marito e Rhaena è praticamente sparita dalla circolazione. È indubbio che la principessa avrà comunque un certo ruolo nella quarta e ultima stagione, ma all’atto pratico tutta la vicenda è stata una sorta di storia autoconclusiva.
È quello che in uno show come House of the Dragon non dovrebbe esistere. Il motivo non è da ricercare nella qualità delle storie raccontate, ma direttamente nella gestione del tempo che rimane per la serie. Entra nuovamente in gioco Fuoco e Sangue che fornisce un quadro completo delle pagine che dovrebbe adattare lo show.
Senza specificare gli eventi che dovrebbero accadere in futuro, la scelta di rallentare il ritmo per focalizzarsi su nuove storie e sulla Battaglia di Tumbleton ha messo a rischio la stagione finale, la quale inevitabilmente sarà frettolosa e di conseguenza poco incline ad approfondire le vicende più importanti della Danza dei Draghi.

Ma tornando alla terza stagione, per quanto molti dei cambiamenti apportati fanno sicuramente storcere il naso ai lettori di Fuoco e Sangue, nel complesso la macrotrama regge. La Battaglia di Tumbleton viene costruita nel corso di quasi tutti gli episodi approfondendo e introducendo alcuni personaggi di notevole importanza.
Per via della loro numerosità non riusciremo ad analizzare dettagliatamente ogni personaggio di questa stagione di House of the Dragon, perciò ci limiteremo a parlare brevemente di quelli che hanno avuto un certo impatto nella storia.
Una nota di merito va a Ormund Hightower, il “villain” principale di questa stagione. È un militare scaltro che escogita qualunque cosa pur di vincere la guerra contro Rhaenyra: addestra Daeron Targaryen come re, consegna un impostore del suo pupillo a Daemon e porta persino dalla sua parte Ulf il Bianco. Tutti i suoi sforzi, nonostante la sua morte per mano di Roderick Dustin, non sono stati vani. Ha infatti creato una frattura all’interno delle schiere dei Neri che porta ai tragici eventi che saranno narrati nella quarta stagione.

Parlando invece di Rhaenyra Targaryen, personaggio più iconico di House of the Dragon, è evidente la difficile strada che ha scelto di intraprendere. La vediamo a fine stagione dura nei confronti dei suoi alleati e sprezzante verso i suoi sudditi, non più moderata ed empatica come lo era prima della Danza dei Draghi. Questa sorta di involuzione era inevitabile, data la perdita di due dei suoi figli e i problemi che sia gli alleati sia i nemici continuano a procurargli.
Criston Cole, Primo Cavaliere del re e Lord Comandante della Guardia Reale, ha finalmente incontrato la sua fine nel modo più calzante per la sua persona. Probabilmente il personaggio più odiato della serie, la sua storia ad Approdo del Re è colma di peccati che una Guardia Reale non dovrebbe commettere.
In cerca di una morte onorevole ha quindi continuato imperterrito la sua campagna per arginare l’esercito dei Fiumi e i Lupi dell’Inverno, nonostante sapesse che la sconfitta era ormai certa. Quello che ha ottenuto, a conti fatti, non è stato ciò che avrebbe voluto, venendo trafitto dalle frecce di Alysanne Blackwood detta Aly la Nera. Una fine degna dell’uomo che era diventato.

Il re consorte Daemon Targaryen ha invece subìto un’evoluzione interessante. In questa stagione lo vediamo alle prese con sua figlia Rhaena, cercando di proteggerla dall’ira di Rhaenyra e assumendo finalmente il ruolo di padre. Sebbene non sia riuscito a nasconderla da sua moglie, ha comunque dimostrato un lato di lui tenuto nascosto fin’ora.
Il personaggio che forse ne esce più glorioso da questa stagione è, inaspettatamente, Aegon II. Tutto quello che viene raccontato nelle nuove puntate non è presente in Fuoco e Sangue ma, nonostante ciò, si tratta dell’aggiunta più riuscita di questi nuovi episodi di House of the Dragon. Vediamo infatti il consacrato re di Westeros provare sulla sua pelle come vive il popolino durante la Danza dei Draghi.
Ma Aegon, comunque sia, mantiene il suo comportamento arrogante e pieno di sé. Persino Larys Strong decide di abbandonarlo nella sua follia di voler affrontare insieme a Tyland Lannister l’esercito di lord Mooton. Proprio quando la sua fine stava per arrivare c’è il sorprendente ritorno di Sole di Fuoco, il drago di Aegon ritenuto ormai morto da settimane a seguito delle gravi ustioni ricevute da Vhagar. La vicenda ha ribaltato le carte in tavole e promette un impatto decisivo negli episodi finali della serie.

Sebbene ci siano alcuni personaggi che riescono a spiccare, la terza stagione è colma di figure e decisioni veramente ambigue. Ad esempio la scelta di Alicent Hightower di aiutare Rhaenyra nonostante la decapitazione di suo padre Otto non regge, come tutta la relazione tra le due amiche d’infanzia che continua a tornare in ballo dagli eventi della seconda stagione.
La ridondanza non si ferma qui, considerando che l’intero arco narrativo di Aemond Targaryen è speculare a quello avuto da Daemon nella scorsa stagione. Giusto la rivelazione di Alys Rivers può rivelarsi interessante e potremmo aspettarci un suo ritorno nel film sulla Conquista di Aegon.
Parlando dei Velaryon, Corlys non ha una sua concreta utilità, Alyn sembra essere diventato il galoppino di Rhaenyra e ser Addam è ormai una figura marginale. La decisione di non legittimare i figli del Serpente di Mare ha senso fino a un certo punto, considerando che ogni scelta compiuta da Rhaenyra in questa stagione è servita per allontanare sempre di più i suoi alleati.

Analisi e spiegazione del finale
L’ultimo episodio, pur avendo alcune forzature, regala uno spettacolo visivo di alto livello. Lo spettatore nel complesso viene lasciato senza fiato per quasi tutta la durata della Battaglia di Tumbleton. Spiccano soprattutto Daemon e Roderick Dustin, con il secondo che ci regala le scene migliori dell’intera stagione.
L’assedio si conclude sostanzialmente con la sconfitta di Rhaenyra. Da una parte i Verdi hanno perso Ormund e diversi uomini, ma rimangono ancora in vita Daeron, Jon Roxton e, in teoria, Gwayne Hightower, che continueranno a minacciare la regina nella prossima stagione. Dall’altra i Neri si ritirano perdendo Ulf il Bianco, presumibilmente Hugh Martello e centinaia di soldati dell’esercito combinato dei Lupi dell’Inverno, dei Fiumi e di Approdo del Re.
E non è tutto: Aegon II è tornato a cavalcare Sole di Fuoco e ha ben pensato di fare visita al fratello Aemond ad Harrenhal. Una scena che funziona solo in parte: ci si sarebbe aspettato che il re condannasse il principe per aver cercato di ucciderlo a Riposo del Corvo, ma ciò stranamente non è avvenuto. Aegon è diventato un buon stratega forse, ma il fratello potrebbe comunque provare a ucciderlo di nuovo se cavalcasse Vhagar. Aemond si è inginocchiato al suo cospetto, un passaggio troppo veloce che sostanzialmente cerca di emulare ciò che ha fatto Daemon con Rhaenyra nella seconda stagione.

La puntata segna inoltre il culmine dell’evoluzione della regina nel corso di House of the Dragon. L’assassinio dell’Alto Septon ne è la prova: sancisce infatti la rottura definitiva con la moralità che caratterizzava Rhaenyra da tutta la vita. La scena mostra inoltre un Alyn di Hull purtroppo relegato a semplice boia della corona.
Successivamente Rhaenyra decide di svelare al popolino la profezia del Principe che fu promesso. Per lei il suo significato non ha più importanza: la utilizza solamente come mezzo per convincere i sudditi che le sue azioni sono giuste e approvate dagli dèi. Il tutto può far storcere il naso non tanto per la scelta della regina di rivelare il segreto tramandato da re a erede, ma per il fatto che nei due secoli successivi nessuno l’abbia mai menzionato.
Com’è possibile che ne Il Trono di Spade, prima delle ultime stagioni, non si sia fatta menzione della profezia? Una spiegazione potrebbe essere che la regina, ormai considerata folle, stesse inventando semplicemente una storia indegna di essere tramandata. Ma, come ampiamente noto, la storiografia di Westeros è fitta di dettagli e curiosità che i maestri della Cittadella riportano scrupolosamente. Si tratta dunque di una delle tante forzature ed errori di continuità di questa serie.
L’episodio si conclude con il tragico suicidio di Helaena, moglie-sorella di Aegon II incinta di un bambino maschio. Una scelta presa sia per le numerose visioni del futuro di Westeros sia perché, se suo figlio fosse nato, sarebbe stato per sempre ostaggio di Rhaenyra in quanto possibile pretendente al trono. Nell’ultimissima scena la regina, praticamente noncurante del suicidio della sorellastra, chiude la finestra dalla quale Helaena si è gettata, sancendo la definitiva trasformazione in Rhaenyra la Crudele.

Opinione finale con voto
Sebbene la terza stagione di House of the Dragon presenti finalmente l’azione che la Danza dei Draghi prometteva di mettere in scena, le scelte narrative inevitabilmente la penalizzano. Molti avvenimenti di questo periodo e le caratterizzazioni di diversi personaggi sono stati cambiati rispetto a quanto riportato in Fuoco e Sangue. Una decisione accettabile se i risultati fossero stati migliori.
Nonostante ciò questa stagione ha i suoi pro: spiccano le performance attoriali di star come Emma D’Arcy (la quale si è ormai cimentata nel ruolo della prima regina legittima di Westeros), Matt Smith (come Daemon) e James Norton (nei panni dell’iconico Ormund). Anche la fotografia e gli effetti speciali sono di altissima qualità, accompagnati dalla colonna sonora dell’ormai famigerato Ramin Djawadi.
Voto: 7/10

E voi avete visto la terza stagione di House of the Dragon? Fateci sapere nei commenti cosa ne pensate!
