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La Grazia – La nostra recensione del nuovo e intenso film di Paolo Sorrentino!

La Grazia è l’ultima opera di Paolo Sorrentino. Dopo aver aperto la Mostra del Cinema di Venezia dello scorso anno, arriva finalmente nelle sale dal 15 gennaio.
Il protagonista, Toni Servillo, si è aggiudicato la Coppa Volpi come miglior attore a Venezia per l’interpretazione del Presidente della Repubblica, ruolo che segna la settima collaborazione tra Sorrentino e Servillo. Noi di Nerd Al Quadrato l’abbiamo visto e siamo qui per dirvi la nostra!

La recensione di “La Grazia” sarà strutturata in queste parti: le parole di sorrentino su La Grazia, recensione no-spoiler (per chi vuole un primo parere sul film, ma non l’ha ancora visto), recensione spoiler, analisi e spiegazione del finale e concludendo con l’opinione finale riassuntiva.

la grazia
La Grazia

Le parole di Sorrentino su “La Grazia”

Prima dell’inizio della proiezione, Paolo Sorrentino ha risposto ad alcune domande sul suo ultimo film. Raccontando l’origine dell’opera, ha spiegato che l’idea per La Grazia è nata da un fatto di cronaca: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva concesso la grazia a dei detenuti, cancellando la loro punizione ma non il reato commesso.

Sorrentino ha inoltre parlato del tema centrale del film: il dubbio che accompagna il protagonista lungo tutta la narrazione, un dubbio sulla vita e sul suo valore. Ha anche accennato alla situazione attuale nel mondo in cui chi detiene il potere prende spesso decisioni avventate, senza considerare gli effetti delle proprie azioni.

Come già detto, La Grazia segna la settima collaborazione tra Sorrentino e Servillo. Il regista ha sottolineato come tra i due sia nata un’amicizia sul set e ha voluto ribadire quanto apprezzi la loro dedizione al lavoro.

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Recensione No-Spoiler di “La Grazia”

Sorrentino ritorna in sala e con lui tornano anche i temi esistenziali a cui è più affezionato, come in La Grande Bellezza: la vita, la solitudine e un dubbio profondo che accompagna il protagonista.

Toni Servillo dà vita a Mariano De Santis, Presidente della Repubblica a fine mandato, chiamato a prendere decisioni cruciali per la sua carriera, tra cui concedere l’eutanasia e dare la grazia a due detenuti condannati per omicidio, mentre affronta il vuoto lasciato dalla moglie defunta Aurora.

La Grazia affronta temi complessi senza mai risultare pesante, grazie a un’ironia capace di strappare qualche sorriso senza mai distogliere dal focus sul valore della vita. La pellicola affascina anche per le sue scelte visive: primi piani che ci fanno sentire come se fossimo noi stessi De Santis, con il peso e i pensieri che lo tormentano, alternati a campi lunghi che trasmettono smarrimento e confusione.

I dialoghi sono ammalianti, ogni parola ha il suo peso, forse proprio perché dietro di essi si nascondono eleganza, delicatezza e poesia. Parole così lontane da noi ci spingono a riflettere. Già dal trailer emerge la domanda centrale del film: “Di chi sono i nostri giorni?” Una domanda che continua a risuonare anche dopo la visione. La Grazia va oltre le sue 2 ore e 13 minuti, invitando lo spettatore a riflettere su temi delicati, con una riflessione che supera il cinema e si sposta direttamente sulla vita.

Come i dialoghi, anche la musica nei film di Sorrentino è sempre straordinaria. In La Grazia sperimenta molto con la techno, che resta impressa in testa anche dopo la visione. Suono e immagine diventano un’unica cosa: la techno intensifica il lato emotivo del protagonista, diviso tra moralità e ricerca della grazia, ma trasmette anche un senso di leggerezza che lui fatica a trovare.

Voto: 8/10

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La Grazia

Recensione Spoiler di “La Grazia”

La Grazia risulta essere uno dei film più esistenziali di Sorrentino. Potrebbe essere riassunto con una sola parola: dubbi. I dubbi che si celano dentro Mariano De Santis, quelli legati alla sua carriera e quelli legati alla sua vita privata.

Come si vede chiaramente nella pellicola, il punto centrale è l’eutanasia: se l’approvi, rischi di essere considerato un assassino, se la neghi, un torturatore. Qualsiasi scelta faccia, qualcuno avrà da ridire, e questo lo tormenta perché tutto ciò che desidera è leggerezza, liberarsi dal peso delle sue decisioni.

Ma a tormentarlo è anche il fatto di sapere che sua moglie l’ha tradito, senza sapere chi fosse l’uomo coinvolto. Questo dubbio lo divora dall’interno e alimenta anche il disprezzo verso Ugo, che lui sospetta ingiustamente. Forse il film insiste un po’ troppo su questo aspetto, rischiando a volte di risultare melodrammatico o ripetitivo, ma il tradimento non è solo un dettaglio, per De Santis rappresenta un limite, un peso che non può controllare, e che influenza profondamente le sue scelte di vita e di lavoro.

È anche un film sul lutto e sull’elaborazione del dolore. Lo stesso Sorrentino ha dichiarato che si tratta di un film sull’amore, un amore vissuto da una sola persona, dato che l’altra non può più corrisponderlo, e questo risulta davvero interessante.

Tutti i momenti in cui Mariano si reca nei luoghi dove ha condiviso ricordi con sua moglie, come il primo incontro visto da lontano, sono stupendi: affascinanti e dolorosi allo stesso tempo. Lo spettatore entra pienamente in sintonia con ciò che prova il protagonista e soffre insieme a lui. I paesaggi e la nebbia, presenti in molte di queste sequenze, diventano quasi un ostacolo simbolico tra lui e lei, una barriera invisibile che sottolinea l’impossibilità di rivederla, rendendo la nostalgia e il dolore ancora più tangibili.

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La Grazia

Poi passiamo a parlare delle due grazie che il Presidente della Repubblica deve decidere se concedere. Il primo caso riguarda una donna che uccide il marito durante il sonno, vittima di violenza domestica, come viene chiaramente spiegato nella pellicola. Il giorno dopo, se fosse tornata a casa, sarebbe stata di nuovo soggetta alle aggressioni del marito e non avrebbe potuto scappare, poiché l’amore ormai la legava a lui. L’omicidio diventa quindi un atto di autodifesa e Mariano decide di concedere la grazia.

Il secondo caso riguarda un professore che uccide la moglie, malata di Alzheimer. Qui si tratta di un gesto molto diverso: un omicidio nato dall’amore, un atto estremo che mette in contrapposizione amore e morte. La scena presenta il professore con un volto vuoto, quasi distaccato, e non addolorato per la perdita della donna che amava, rendendo la decisione di Mariano più moralmente ambigua.

Una delle scelte che ha fatto più discutere fin dalla presentazione del film alla Mostra di Venezia è stata la presenza di un rapper, apparentemente distante dal mondo della pellicola, ma in realtà frutto di una decisione lucida e geniale da parte di Sorrentino.

Il regista ha sempre amato mescolare generi musicali molto diversi tra loro. Basti pensare a È stata la mano di Dio, dove possiamo riconoscere Pino Daniele. Anche in La Grazia, oltre alla techno, troviamo il rapper Guè. Più volte sentiamo Le bimbe piangono, brano che Mariano De Santis ascolta e arriva persino a cantare.

Vedere un uomo che vive ancorato al passato, distante dalla modernità, ascoltare una musica così contemporanea è una scelta estremamente significativa, soprattutto per un personaggio che non ha mai vissuto la propria vita fino in fondo. In quel testo Mariano riconosce una mancanza, un vuoto che lo accompagna da sempre, percepibile anche in piccoli gesti, come quando pronuncia a bassa voce la parola “hashish”, quasi con pudore.

Ma questa apertura si manifesta soprattutto nella scena in cui dice una parolaccia davanti alla figlia. Lei scoppia a ridere, sorpresa nel sentirlo parlare così per la prima volta, e i due si abbracciano. È un momento semplice ma potentissimo, che segna un’evoluzione del personaggio, un primo, timido passo verso quella leggerezza che ha sempre cercato.

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Analisi e spiegazione del finale di “La Grazia”

Nell’ultimo atto de La Grazia, arriviamo al momento in cui De Santis lascia il Quirinale al termine del suo mandato. Nel suo primo giorno di pensione decide di concedere un’intervista a Vogue, che come abbiamo visto nel corso del film avrebbe dovuto fare già in precedenza e che avrebbe dovuto concentrarsi sui suoi gusti in fatto di moda.

Ma mentre parla per la giornalista, De Santis si distrae e inizia a raccontare la moda di sua moglie: i suoi vestiti, i suoi accessori, i dettagli che amava, i momenti legati a ciò che indossava. Tutto questo è accompagnato da inquadrature raffinate e un uso del colore che affascina e rende la scena molto emotiva.

Il film si chiude con la scena finale. De Santis fa una videochiamata con il figlio e la figlia, raccontando le sue ultime decisioni come presidente, tra cui la concessione di una delle due grazie, quella più sincera e significativa, e la decisione favorevole all’eutanasia. Il figlio gli fa ascoltare il suo ultimo pezzo musicale e De Santis, accompagnato dalla musica, raggiunge lo spazio, fluttuando senza peso come un astronauta. In quell’immagine si concretizza finalmente la leggerezza tanto ricercata e desiderata dal protagonista, chiudendo il film con grande intensità emotiva.

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La Grazia

Opinione finale con voto

La Grazia è una visione delicata ed emotiva, capace di toccare profondamente lo spettatore, anche grazie a un grandissimo Toni Servillo, che conferma ancora una volta l’ottimo duo con Sorrentino.

La pellicola invita a riflettere su temi universali: la vita e la morte, l’omicidio per amore, e i dubbi che accompagnano le nostre scelte quotidiane, tra cuore e ragione.

Vederlo in sala è un’esperienza doverosa: il film affascina e delizia grazie ai dialoghi, alla musica, alle performance e alla regia. Anche le inquadrature sapientemente studiate contribuiscono a rendere la visione un vero piacere per gli occhi e per la mente.

Voto: 8/10

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E voi avete visto “La Grazia”? Fateci sapere nei commenti cosa ne pensate!

Andrea Bonza

Per me il cinema è un’estensione dell’anima e il luogo in cui mi sento più a casa 🎬. Amo profondamente il cinema di Lars von Trier e non passo giorno senza guardare almeno un film. Vi accompagnerò con recensioni e articoli pieni di passione.

3 thoughts on “La Grazia – La nostra recensione del nuovo e intenso film di Paolo Sorrentino!

  • Antonietta De Stefano

    Sorrentino ci ha regalato di nuovo un successo.Stavolta il film alla visione è più nitido e scorrevole , esci dalla sala emozionato e ti viene da pensare che infine la grazia è ciò che ci accomuna quotidianamente 👏👏👏👏👏

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  • Credo sia il miglior film di Sorrentino e la miglior interpretazione di Servillo.
    Film stupendo.
    Vorrei dire a quei ladri che sono al governo:
    Finanziate il cinema(e anche tutte le arti) solo così possiamo avere la possibilità di vedere capolavori come La grazia.

    Risposta
  • Francesca Mitidieri

    Prima ancora di leggere le recensioni all’uscita dal cinema ho commentato quello che avevo recepito e quello che mi aveva ispirato la pellicola. Mi sono ritrovata in tutto quello che poi ho letto x cui senza ombra di dubbio la pellicola ha colto in pieno il bersaglio. Film straordinario ed interpretazione magistrale di Servillo. Questo è il vero cinema e permettemi non quella ” spazzatura “di Zalone.

    Risposta

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