Look Back – La recensione del poetico adattamento di Hirokazu Koreeda!
Dopo aver partecipato a maggio al Festival di Cannes con “Sheep in the box”, Hirokazu Koreeda torna alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con “Look Back“ (presentato in anteprima mondiale il 7 settembre), adattamento dell’omonimo e celeberrimo manga di Tatsuki Fujimoto. Sarà stato un degno ritorno? Noi di Nerd Al Quadrato l’abbiamo visto a Venezia 83 e siamo qui per dirvi la nostra!
La recensione di “Look Back” sarà strutturata in queste parti: recensione no-spoiler (per chi vuole un primo parere sul film, ma non l’ha ancora visto), analisi e spiegazione del finale e concludendo con l’opinione finale riassuntiva.

Recensione No-Spoiler di “Look Back”
Con “Look back“ Koreeda abbandona la sua tipica attenzione delle dinamiche familiari, focalizzandosi su un rapporto tra pari; nello specifico, fra due ragazze delle medie – Ayumu Fujino e Kyomoto – unite dalla passione del disegno prima di strisce a fumetti e poi di veri e propri manga. Ciononostante, il tema non scompare totalmente. La famiglia, infatti, non è solo quella di sangue: è un concetto esteso, di ampio respiro. Con il passare del tempo Ayumu e Kyomoto si uniscono in un legame di sorellanza unico e potente, che travalica l’aspetto sanguigno e biologico, suggellato dalla magnifica sequenza finale, la quale sancisce in modo straordinario cosa è stata quell’amicizia per le due protagoniste.
Come al solito, Koreeda riesce a cogliere e trasporre sullo schermo la vasta gamma di emozioni che caratterizzano i legami e gli animi umani: dalla felicità alla desolazione, dalla tristezza alla rabbia, passando per l’invidia e l’amore. Emozioni che letteralmente esplodono nei meravigliosi campi lunghi che ritraggono la natura giapponese durante le diverse stagioni, dando vita a un turbinio di sentimenti irresistibile nel profondo del cuore. Turbinio che viene accelerato e supportato dalla pregevole colonna sonora, firmata Yuta Bandoh, la quale riesce a restituire musicalmente quella sorta di scarto magico e armonioso che permette agli animi umani di legarsi.
Una forma di comunicazione non verbale è centrale anche per quanto riguarda l’evoluzione delle due ragazze: dal dolce suono della semplice matita si passa progressivamente a quello secco e deciso del pennino per l’inchiostrazione. L’uso dei diversi strumenti scandisce il tempo e la crescita delle protagoniste, non solo a livello di bravura tecnica: da un periodo di infanzia, dove ogni errore è perdonato, si giunge all’età adulta – racchiusa simbolicamente nell’adozione del pennino. Quest’ultimo attrezzo, infatti, comporta più responsabilità e meno margine di errore. Le imprecisioni e le accortezze, dunque, acquisiscono un peso diverso e sempre maggiore: Ayumu e Kyomoto si lasciano gradualmente alle spalle la spensieratezza infantile per accedere al complesso mondo adulto, fiancheggiandosi sempre.
Non si tratta, dunque, di un semplice adattamento dell’opera di Fujimoto – di cui lo stesso Koreeda è un grande ammiratore. Il maestro giapponese si prende tempi e libertà per creare un’opera sentita e personale, fedele al materiale originale ma, allo stesso tempo, diversa. Nella naturalezza con cui le ragazze interagiscono, nella dolcezza del loro rapporto, nelle emozioni che la regia e la colonna sonora sprigionano, si percepisce una necessità, un vero e proprio bisogno da parte del regista nipponico di raccontare questa storia sul grande schermo.
Infine, con una precisione e una bravura chirurgiche, Koreeda realizza una serie di tagli qua e là, aggiungendo varie sequenze originali che, complessivamente, giovano alla narrazione e la dotano di maggior ritmo e tridimensionalità. In particolar modo, il minutaggio aggiuntivo permette di esplorare più a fondo la relazione fra le due ragazze, contribuendo a creare una climax armoniosa e convincente, per poi giungere a un finale che scioglierebbe persino i cuori più duri.
Voto: 9/10

Analisi e spiegazione del finale di “Look Back”
Il finale di “Look Back” esplica – senza cadere in didascalismi – il significato profondo dell’amicizia tra le due ragazze. Il film si chiude, infatti, con una scena che ricalca quella di apertura: Fujino – chiaramente cresciuta – viene inquadrata di spalle, intenta a disegnare. Esattamente come all’inizio, la ragazza – privata della compagnia dell’amica – volta le spalle al mondo per concentrarsi pienamente sui propri disegni. Da ciò si può dedurre che Kyomoto fosse la porta sul mondo per Ayumu tanto quanto Ayumu lo era per l’introversa e ansiogena Kyomoto. L’amicizia, quella vera e sincera, infatti, è policentrica e bidirezionale: non esiste una vera fratellanza né sorellanza centrata su una singola persona, la quale ne assorbe tutti i vantaggi.
L’amicizia è, dunque, la chiave di volta necessaria per accedere a due mondi: quello interiore dell’anima, irrazionale e scomodo, e quello esteriore, fisico e materiale. L’essere umano è composto da entrambi e non prescindere da uno di questi. L’unico modo per comprendere davvero chi siamo e perché siamo, quindi, è il legame che ci unisce ai nostri affetti.

Opinione finale con voto
In sostanza, “Look Back” di Hirokazu Koreeda non è un mero adattamento letterale del manga di Tatsuki Fujimoto. L’impronta stilistica del cineasta giapponese è evidente e si percepisce per tutta la durata del lungometraggio. Quest’ultimo si avvale anche di sequenze originali, scritte e dirette chiaramente da Koreeda, e di piccoli tagli che incrementano la già sensazionale profondità del racconto. Si tratta, dunque, di un adattamento estremamente personale: l’impegno, il cuore e la passione del grande regista nipponico sono evidenti, così come lo è pure l’urgenza narrativa che si percepisce guardando il film.
Voto: 9/10

E voi vedrete “Look Back” (in uscita nelle sale italiane a gennaio 2027)? Lo attendete? Fateci sapere nei commenti cosa ne pensate!
