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“LA MORTE DI CAPITAN MARVEL” – 40 ANNI DI SACRO E PROFANO IN CASA MARVEL (2022)

Come può la cultura pop degli anni 80 essere influenzata dalla religione a tal punto da non scimmiottarla, anzi, dal celebrarla e creare uno spaccato tra ciò che è sacro e ciò che è profano attraverso una semplice illustrazione?

È il caso de “La morte di Capitan Marvel” del 1982 ad opera di Jim Starlin (storia e disegni) che riuscì a dare una fine solenne ad un personaggio emarginato e quasi scomodo in principio soprattutto dallo stesso Stan Lee, che venne convinto dall’allora Editor-in-Chief Roy Thomas ad affidare le sorti del supereroe alle mani di un giovane di belle speranze come Jim Starlin.

Mai scelta fu più saggia perchè oltre a dar valore alle sue origini (ex combattente Kree che disertò dopo la morte per mano di un commilitone della donna amata e giurò con i suoi poteri fedeltà e protezione alla Terra), Jim Starlin riuscì a dare un epilogo molto maturo e altisonante a Capitan Marvel che ancora oggi il fandom celebra e apprezza come una delle migliori storie mai realizzate dalla casa delle idee.

Prima di intraprendere il discorso su cui roterà il presente articolo dobbiamo fare un doveroso passo indietro e raccontare brevemente, ma con le giuste parole la storia in se, intrisa di dolore e tristezza che non ci può lasciar indifferenti.

Capitan Marvel
The Death of Capitan Marvel (1982)

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La storia della morte di Mar-Vell

Questa è quindi la storia di Mar-Vell, ex soldato dell’esercito alieno dei Kree, mandato sulla Terra con lo scopo di spiare i terrestri ma che a causa degli eventi sopra citati passò dalla parte di quest’ultimi, diventando un traditore e nemico giurato del suo stesso pianeta. Proprio a causa di questo suo giuramento nel mezzo di un combattimento assieme a degli alleati Mar-Vell, pur non avendo ricevuto apparentemente alcun danno, contrae una malattia degenerativa, il cancro, che i suoi poteri attenuano ma di cui non riescono a rallentare l’inesorabilità. Non serviranno a nulla quindi le cure ricevute sia dagli abitanti di Titano che da I Vendicatori uniti per la stessa causa, salvare la vita ad uno di loro.

La storia si conclude con un sogno: Capitan Marvel viene “risvegliato” dal suo nemico giurato Thanos per intraprendere un ultimo combattimento volto all’accettazione della fine da parte dell’ormai ex supereroe e incidere così a caratteri cubitali la parola morte nella storia dei comics, tematizzando l’impotenza di un semi-Dio dinanzi ad una malattia tanto subdola quanto meschina e silenziosa come il cancro.

La conclusione solenne donò l’immortalità fumettistica che dura ancora oggi dopo ben 40 anni a “La morte di Capitan Marvel”.

The Death of Capitan Marvel

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Come ha cambiato il modo di vedere i fumetti “La morte di Capitan Marvel”

La morte di Capitan Marvel oltre ad avere un’importanza rilevante nella storia del fumetto è anche ricordata per la sua copertina. In un articolo dell’8 giugno 2020, themousestories.com (cliccando sul link troverete l’articolo completo) ha pubblicato un’analisi perfetta di quest’ultima. Ci spiegano che se da una parte, di profano, c’è la morte di un supereroe che nell’immaginario comune era immortale, dall’altra c’è il sacro rappresentato in maniera eccelsa nella copertina con cui Jim Starlin rende tributo alla Pietà, celebre scultura del maestro Michelangelo Buonarroti conservata nella basilica di San Pietro in Vaticano da più di 600 anni e meta di visitatori da ogni angolo del pianeta Terra.

La Pietà, Capitan Marvel
La Pietà, Michelangelo Buonarroti

Tutto, nel soggetto principale della copertina, rimanda al noto capolavoro: il velo della Morte, l’inclinazione del suo capo volta a guardare il corpo ormai abbandonato e senza vita eppure ancor perfetto di Mar-Vell, la testa di quest’ultimo reclinata all’indietro e il suo braccio che ricade a terra proprio ad evidenziare la fine.

E la magia avviene proprio su quest’ultimo dettaglio perchè il braccio inerte ha sempre significato la morte, che sia in una scultura o in un dipinto il senso sarà sempre lo stesso, sia in opere di carattere sacro cristiano che storico visto che già nell’antica Grecia il braccio inerte veniva usato per rappresentare proprio la morte dell’eroe, non di un personaggio qualsiasi ma di una figura di spessore che veniva esaltata per un’ultima volta cercando di rendergli giustizia e donargli così la celebrità che meritava. Famose sono le rappresentazioni in questione da parte di grandi nomi come Raffaello, Caravaggio e Jean-Luis David nel corso dei secoli.

Sullo sfondo troviamo i suoi compagni di viaggio, quell’ultimo viaggio che Starlin rende triste e profondo con la rassegnazione dei più grandi eroi della Terra regalandoci tavole intrise di commozione come quella in cui Spider-Man esce dalla stanza di Capitan Marvel decisamente commosso per la visione che gli si prostra davanti e la rabbia di essere ciò che sono e dover andare comunque incontro ad un destino così assurdo.

In conclusione, non sapremo mai se Starlin si rese conto sul momento di ciò che aveva creato e di quello che avrebbe reso il tutto superlativo, ma se noi siamo qui ancora oggi a parlarne sicuramente ha fatto non un lavoro ottimo..ma superlativo!

Ode a Jim Starlin, uno dei migliori nel suo genere, e ode a Capitan Marvel, eroe dimenticato da molti, ma non da chi la Marvel ce l’ha nel sangue.

Capitan Marvel
Capitan Marvel

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