NASCAR 26 – La nostra recensione!
Quando iRacing Studios ha deciso di riportare nelle proprie mani una serie videoludica NASCAR ufficiale, il compito non era esattamente dei più semplici. NASCAR 25 aveva infatti il peso di dover ricostruire la credibilità di un marchio che, negli anni precedenti, aveva faticato a trovare una direzione precisa, e pur non essendo un titolo privo di difetti aveva mostrato una base tecnica e ludica sufficientemente solida da lasciare intravedere un progetto con margini di crescita considerevoli.
iRacing Studios NASCAR 26 nasce proprio da quelle fondamenta e, anziché tentare una rivoluzione difficile da sostenere nel giro di una sola stagione, sceglie una strada più pragmatica: correggere, ampliare e rendere più coerente ciò che già funzionava. È una filosofia che emerge fin dalle prime ore di gioco, dato che a livello superficiale NASCAR 26 non appare radicalmente diverso dal predecessore, ma basta fare qualche gara per rendersi conto di come gli interventi apportati da iRacing Studios interessino elementi centrali come gli pneumatici, la frenata, l’evoluzione della pista, l’intelligenza artificiale e la progressione della Carriera.

La scalata verso la Cup Series
Il concetto di “storia” assume inevitabilmente un significato particolare quando si parla di NASCAR 26. Non esiste infatti una campagna, non ci sono personaggi attorno ai quali viene costruita una sceneggiatura e non bisogna aspettarsi sequenze cinematografiche destinate a trasformare il paddock in una serie televisiva. La narrazione è affidata quasi interamente alla modalità Carriera, che cerca di trasformare il percorso sportivo del giocatore in una progressione sufficientemente credibile da dare peso alle singole stagioni.
Si parte dal basso, attraverso l’ARCA Menards Series, e il gioco evita opportunamente di consegnare immediatamente al giocatore le chiavi di una vettura della Cup Series. Prima di iniziare realmente la propria scalata bisogna affrontare alcune attività introduttive, tra cui una sessione dedicata al drafting a Daytona, accompagnata dai consigli di figure come Jamie McMurray, Steve Letarte e Dale Earnhardt Jr. Non si tratta certamente di una componente narrativa particolarmente elaborata, ma è un modo efficace per contestualizzare l’apprendimento delle meccaniche e rendere il tutorial meno estraneo al resto dell’esperienza.

Una volta iniziata la stagione, NASCAR 26 costruisce la progressione attorno a una serie di sistemi che vanno oltre il semplice piazzamento in gara. Sponsor, reputazione, obiettivi, condizioni della vettura e risorse economiche diventano elementi che incidono sulla crescita della squadra e sul modo in cui affrontiamo le settimane successive, facendo sì che una gara negativa non si esaurisca necessariamente con il passaggio alla schermata seguente.
La gestione del team acquista maggiore importanza rispetto al passato grazie alla presenza di strutture e aggiornamenti permanenti, introducendo un minimo di pianificazione sul lungo periodo. Le risorse possono essere utilizzate per preparare meglio la vettura in vista di un appuntamento immediato oppure investite nello sviluppo della squadra, con il rischio di sacrificare parte della competitività presente per ottenere benefici più consistenti nelle settimane successive.

La presenza di obiettivi settimanali, reputazione, risultati degli sponsor e di una Trophy Room nella quale osservare concretamente i traguardi ottenuti contribuisce ulteriormente a dare continuità alla stagione. Nessuno di questi elementi, preso singolarmente, rappresenta una rivoluzione, ma nel complesso riescono a rendere il percorso dall’ARCA alla Cup Series più gratificante e soprattutto meno simile a una semplice sequenza di gare scollegate.
È probabilmente proprio qui che emerge uno dei limiti principali della Carriera, in quanto le fondamenta sono valide, ma il sistema sembra ancora lasciare parecchio spazio a evoluzioni future. Una gestione più profonda del team, rapporti maggiormente sviluppati con sponsor e piloti e decisioni capaci di modificare in maniera ancora più consistente l’andamento della stagione potrebbero trasformare una buona modalità in uno degli elementi realmente distintivi della serie.

Il vero salto in avanti avviene sull’asfalto
Se la Carriera rappresenta un’evoluzione graduale, è invece sul piano della guida che NASCAR 26 compie il passo più importante. iRacing Studios ha lavorato sul comportamento delle vetture con l’obiettivo di restituire una maggiore sensibilità al peso, alla frenata e soprattutto alla gestione degli pneumatici, producendo un modello di guida che riesce a mantenersi relativamente accessibile con gli aiuti attivati senza rinunciare a una buona complessità quando si decide di utilizzare impostazioni più simulativi.
La frenata è uno degli aspetti nei quali la differenza rispetto al passato risulta immediatamente evidente. Entrare in curva semplicemente schiacciando il pedale non è sempre sufficiente e, soprattutto sugli short track e sui circuiti stradali, diventa fondamentale modulare meglio l’input per evitare di destabilizzare l’auto o compromettere l’ingresso. Lo stesso discorso vale per l’acceleratore, che richiede maggiore attenzione nelle fasi di percorrenza e uscita, soprattutto con le vetture più potenti.

Sono cambiamenti apparentemente piccoli, ma fondamentali all’interno di una disciplina nella quale la gestione dell’auto per decine o centinaia di giri rappresenta una componente altrettanto importante della velocità assoluta. NASCAR 26 premia molto più chiaramente il pilota capace di mantenere costanza e preservare la vettura, mentre una guida eccessivamente aggressiva può garantire qualche vantaggio iniziale salvo poi presentare il conto con il progressivo deterioramento degli pneumatici.
Il modello gomme è proprio uno degli elementi meglio riusciti. L’usura non viene percepita soltanto attraverso una statistica mostrata dall’interfaccia, ma interviene in maniera concreta sull’aderenza e sul comportamento della macchina, spingendo il giocatore a trovare un equilibrio tra ritmo e conservazione. In una gara lunga, attaccare ogni curva come se fosse l’ultimo giro può diventare rapidamente controproducente, mentre una gestione intelligente dello stint consente spesso di recuperare nelle fasi successive.

È però il Dynamic Track System a cambiare realmente il modo in cui si interpreta una gara. L’asfalto si trasforma progressivamente con il passaggio delle vetture e con il deposito di gomma, modificando le condizioni di grip e rendendo alcune traiettorie più o meno efficaci con il trascorrere dei giri. La conseguenza più importante è che NASCAR 26 rompe almeno in parte quella routine tipica di molti racing game nella quale, una volta individuata la linea ideale, si finisce per ripeterla meccanicamente fino alla bandiera a scacchi.
Qui bisogna invece osservare la pista e gli avversari, capire dove si sta formando maggiore grip e decidere se continuare a utilizzare la traiettoria più battuta oppure cercare spazio altrove. È un sistema particolarmente efficace sugli ovali, dove le differenze tra linea alta e linea bassa possono cambiare radicalmente nel corso di una gara, e riesce a rendere più interessante anche un evento nel quale apparentemente si continua a girare sempre sullo stesso circuito.

Sui superspeedway tornano naturalmente a essere determinanti drafting e side drafting, con gruppi estremamente compatti nei quali la velocità individuale conta meno della capacità di sfruttare il flusso delle altre vetture. NASCAR 26 riesce bene a riprodurre quella sensazione di tensione costante tipica delle gare in cui pochi centimetri possono separare un sorpasso riuscito da un incidente che coinvolge metà del gruppo.
Anche le differenze tra le categorie risultano sufficientemente marcate da dare un’identità distinta alla progressione. Passare dall’ARCA alla Truck Series e successivamente alle categorie superiori non equivale semplicemente a utilizzare auto progressivamente più veloci, perché cambiano accelerazione, gestione della potenza e sensibilità generale della vettura.

Un modello fisico più raffinato avrebbe però avuto un impatto limitato senza un’intelligenza artificiale capace di sostenere gare credibili, ed è proprio su questo fronte che NASCAR 26 compie altri progressi importanti. Gli avversari controllati dalla CPU risultano generalmente più naturali nel modo in cui affrontano le battaglie ravvicinate, utilizzano differenti traiettorie e reagiscono alla presenza del giocatore.
La maggiore varietà nelle linee di guida diventa particolarmente importante proprio grazie al Dynamic Track, perché impedisce alle gare di trasformarsi troppo facilmente in lunghe processioni di vetture incollate alla stessa traiettoria. Gli avversari possono spostarsi, reagire e commettere errori, mentre l’introduzione dei DNF aggiunge una componente di imprevedibilità che rende gli eventi meno artificiali.

L’intelligenza artificiale non è comunque impeccabile. Le situazioni particolarmente caotiche possono ancora produrre comportamenti discutibili e alcuni frangenti legati all’ingresso o all’uscita dai box mostrano margini di miglioramento, soprattutto quando molte vetture si ritrovano contemporaneamente nello stesso spazio. È il classico ambito nel quale un racing game viene messo continuamente alla prova da una quantità enorme di possibili situazioni e NASCAR 26, pur migliorando rispetto al passato, non riesce ancora a eliminare completamente qualche comportamento artificiale.
La strategia ai box assume comunque un peso significativo e diventa particolarmente interessante nelle gare caratterizzate da stage e caution. Quantità di carburante, cambio degli pneumatici e tempo trascorso in pit lane devono essere valutati in rapporto alla posizione in pista, mentre la possibilità di cambiare soltanto gli pneumatici del lato sinistro aggiunge un’ulteriore variabile alle decisioni strategiche.

La possibilità di calibrare in maniera approfondita controller, volante e force feedback rappresenta inoltre un’aggiunta importante, soprattutto considerando quanto possa cambiare l’esperienza passando da un normale gamepad a una postazione con volante direct drive. NASCAR 26 cerca di adattarsi a entrambe le tipologie di pubblico senza obbligare il giocatore occasionale a diventare immediatamente un pilota virtuale professionista.
In questo contesto si inserisce perfettamente Peak Performance, probabilmente una delle novità più intelligenti dell’intera produzione. La modalità utilizza Jamie McMurray come riferimento e permette di osservare come viene affrontato un circuito, confrontando successivamente i propri dati di acceleratore, frenata e rilascio.

Accanto alla Carriera rimangono modalità più tradizionali come Quick Race e Championship, utili per chi desidera semplicemente scegliere una categoria e iniziare a correre senza preoccuparsi della gestione della squadra. La principale aggiunta arriva però con The Chase, modalità che permette di entrare direttamente nella parte decisiva della stagione affrontandone le ultime dieci gare.
Il giocatore può intervenire anche sulla composizione della lotta per il titolo, scegliendo i piloti coinvolti, e la modalità è disponibile per Cup Series, O’Reilly Auto Parts Series e Craftsman Truck Series. Non si tratta della novità più complessa presente nel gioco, ma svolge perfettamente il proprio compito offrendo una via più rapida alla fase più intensa del campionato.

Un impianto tecnico che migliora senza cambiare volto
Dal punto di vista grafico NASCAR 26 mostra chiaramente la propria continuità con il capitolo precedente. Non siamo davanti a un salto generazionale e chi sperava in una trasformazione radicale del motore grafico potrebbe rimanere deluso, ma il lavoro svolto da iRacing Studios interviene in maniera intelligente soprattutto su illuminazione, atmosfera e leggibilità dell’azione.
Gli skybox risultano più convincenti e la gestione della luce valorizza maggiormente superfici e carrozzerie, mentre la presenza del Dynamic Track permette alla pista stessa di cambiare visivamente con il trascorrere dei giri. La progressiva gommatura dell’asfalto non è soltanto un’informazione fisica, ma diventa qualcosa che il giocatore può osservare e interpretare direttamente.

Il lavoro sui circuiti rimane uno degli aspetti più convincenti dell’intera produzione. L’esperienza accumulata da iRacing nell’utilizzo di dati e scansioni laser si riflette nella precisione con la quale vengono riprodotte geometrie, banking e caratteristiche delle superfici, dettagli particolarmente importanti all’interno di una disciplina nella quale pochi gradi di inclinazione possono modificare in maniera sostanziale il comportamento della vettura.
La presentazione televisiva continua invece a essere un elemento sul quale esistono maggiori margini di miglioramento. Inquadrature replay, informazioni di gara e interfaccia risultano complessivamente più curate e funzionali, ma manca ancora in alcuni momenti quella spettacolarità tipica delle produzioni sportive più ambiziose, soprattutto quando il gioco prova a raccontare ciò che avviene fuori dalla pista.

Un seguito conservativo, ma decisamente più maturo
NASCAR 26: In conclusione, valutare iRacing Studios NASCAR 26 dipende inevitabilmente da ciò che ci si aspetta da un racing game a cadenza annuale. Se l'obiettivo è trovare una produzione completamente diversa da NASCAR 25, con modalità rivoluzionate, una nuova struttura e un comparto grafico completamente ricostruito, questo secondo capitolo potrebbe sembrare più conservativo del previsto. NASCAR 26 prende una base che aveva già mostrato buone potenzialità e lavora esattamente sui sistemi che possono rendere migliore una simulazione automobilistica, come il comportamento della vettura, pneumatici, frenata, evoluzione della pista, intelligenza artificiale e strategia, e il Dynamic Track System rappresenta probabilmente il miglior esempio di questa filosofia, perché non è semplicemente una nuova voce da inserire sul retro della confezione, ma una funzione che modifica concretamente il modo in cui bisogna affrontare una gara. Restano alcune criticità, ad esempio l'impianto generale è ancora chiaramente quello di NASCAR 25, la Carriera potrebbe spingersi molto più avanti sul piano manageriale, la presentazione televisiva non sempre raggiunge il livello di spettacolarità che il materiale di partenza meriterebbe e l'intelligenza artificiale può ancora mostrare qualche comportamento poco naturale quando il gruppo diventa particolarmente caotico. NASCAR 26 non reinventa la serie, ma dimostra di aver compreso molto meglio ciò che una buona esperienza NASCAR deve mettere al centro: non soltanto la velocità assoluta, ma la capacità di leggere una gara, adattarsi alle sue evoluzioni e arrivare alla bandiera a scacchi avendo gestito meglio degli altri ogni singolo giro. – Cristiano Rossetti
Versione testata: PC
Questo gioco è stato recensito utilizzando una copia fornita dal publisher, dalla società di PR, dallo sviluppatore o altro allo scopo esplicito di una recensione.

E voi avete già giocato a NASCAR 26? Fateci sapere la vostra opinione nei commenti!
