THE WHALE – LA NOSTRA RECENSIONE! (2023)

The Whale di Samuel D. Hunter ha debuttato sul palcoscenico nell’ottobre 2012. Due anni dopo, il regista di Black Swan e Requiem for a Dream, Darren Aronofsky assistette a una rappresentazione e fu ispirato a portare un giorno questa particolare storia sul grande schermo.

Nel 2021, quando le produzioni cinematografiche dovevano adattarsi alle varie restrizioni imposte dai vari paesi del mondo per limitare la pericolosità della pandemia globale, The Whale è risultato più che mai realizzabile grazie alla sua natura compatta e piuttosto analoga alla realtà. Con una sola ambientazione e cinque personaggi, Darren Aronofsky ha finalmente messo nel mirino questo adattamento e ha concluso le riprese principali del film in un mese circa, realizzando con facilità l’ennesima opera di attualità.

Come altre, la recensione di The Whale sarà divisa in diverse categorie: la parte no-spoiler, parte spoiler, la parte dedicata ai personaggi e al cast, un ulteriore all’aspetto tecnico e infine l’opinione finale con voto.

Charlie

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Recensione No-Spoiler

Per molti versi, The Whale mantiene il suo spirito teatrale. A causa dei vincoli dell’ambientazione e della produzione, Aronofsky utilizza lo spazio limitato attraverso un blocco che evoca l’essenza di una rappresentazione teatrale. Di conseguenza, come spettatore, è molto facile sentirsi claustrofobico e cadere nello spazio mentale disconnesso di Charlie. Questo non fa che rafforzare il marchio di fabbrica di Aronofsky, uno stile ansiogeno che a volte può lasciarvi con il petto stretto.

The Whale risulta spesso superficiale nei suoi temi sensibili ma tutto questo viene giustificato quando vediamo Charlie, lui è il protagonista e tutti gli altri rafforzano l’approfondimento che vede come tema principale la sua vita passata.

Inoltre, questo film è strutturato intorno a più emozioni che coinvolgono i personaggi brutalmente: senso di colpa, frustrazione, inadeguatezza e rabbia, amore platonico, paterno e amorevole. Questo ciclone psicologico provoca, nello spettatore, un nodo alla gola che neanche dopo essere uscito dalla sala si scioglie. Ovviamente, questo è un carattere che getta luce sulla locandina del film, considerando che il pubblico uscito piangente dalla sala ne è rimasto entusiasta.

Voto: 8/10

Recensione Spoiler

Charlie (Brendan Fraser) è un uomo di circa 600 chili legato, a causa della sua condizione, ai vincoli del suo appartamento. Viene spesso visitato dalla sua amica Liz (Hong Chau), che sfrutta le sue conoscenze da infermiera per aiutarlo. Liz è l’unico contenitore di emozioni che Charlie conosce e i due condividono un legame di amore platonico e trauma reciproco a causa della morte di un personaggio estremamente importante per entrambi.

Mentre la salute di Charlie declina rapidamente, un volto in qualche modo familiare rientra nella sua vita: sua figlia, Ellie (Sadie Sink). Dopo 8 anni di distanza fisica ed emotiva, il loro rapporto è in crisi. Ellie è una liceale ribelle che inizia ad approfittare della solitudine del padre malato all’insaputa della madre.

Quest’ultima, come tutti gli altri personaggi, avrà un proprio dilemma psicologico causato da eventi che l’hanno vista protagonista non citati nel film, ma solo accennati da qualche inquadratura. Tra queste relazioni complesse, entra in scena un giovane missionario di nome Thomas (Ty Simpkins), convinto di avere la capacità di salvare Charlie dalla sua sofferenza con il “verbo” di Dio. Personaggio particolarmente rilevante poiché rappresenta il mezzo che causerà la cosiddetta “rivelazione” finale al protagonista.

Infatti, poco prima del finale, in uno dei momenti più drammatici della pellicola, mentre Charlie si ingozza sfogando la rabbia con tutto il cibo che trova per porre fine alla propria vita rapidamente, irrompe nella scena Thomas presentandosi con sé la bibbia di Alan per rivelargli che la figlia ha fatto in modo che la sua famiglia lo accettasse dopo aver commesso azioni non proprio ragionate.

Questo particolare è piuttosto importante considerando la caratterizzazione del personaggio della figlia: una ragazza tormentata dalla sua situazione familiare e dal proprio orientamento sessuale che, come detto in precedenza, il film accenna soltanto attraverso un’inquadratura, la quale raffigura un commento omofobo sotto un post pubblicato nel profilo FaceBook della ragazza.

Ellie

Inoltre, il dettaglio è estremamente rilevante poiché Ellie offende pesantemente il padre per la sua condizione fisica, ma, soprattutto, per il fatto di essere stata abbandonata all’età di 8 anni dal padre, riversando l’odio che prova nei confronti del mondo su quest’ultimo. Tra l’altro, probabilmente Ellie attribuisce la colpa dell’odio nei confronti della sua omosessualità al padre che, per l’appunto, condivide con lei la stessa “passione” amorevole.

Il legame tra Charlie ed Ellie è, inevitabilmente, la colonna portante del film, non che il resto sia inferiore. Una cosa, in particolare, conferma questo legame indissolubile: il tema che scrisse Ellie all’età di 8 anni. Un tema sviluppato secondo il pensiero di Ellie riguardo “Moby Dick”, il libro. Per tutto il film, in realtà, l’inizio del tema viene ripetuto da più personaggi, ed è questa la particolarità allegorica più affascinante. L’elaborato scritto dalla figlia dona un’impressionante forza di volontà a Charlie, il quale lo legge e lo ripete a memoria usandolo come antidolorifico, definendolo più volte un testo bellissimo, ma l’effetto risulta sempre lo stesso a ogni lettura, eccetto una.

Durante le ultimissime battute del film, Ellie rilegge quel tema con le lacrime agli occhi dopo essersi sfogata col padre. Ciò racchiude la magnificenza del film: Charlie, in quella scena, si alza nonostante il peso e cammina verso di lei. Azione che compie solo per merito alla forza che gli dona la figlia leggendo il suo stesso tema. Azione che, però, pretende un caro, carissimo, prezzo: il capolinea dell’autobus che non è altro se non la drammatica vita del protagonista.

La scena conclusiva è particolarmente stucchevole, purtroppo, ma rappresenta un concetto magnifico: Charlie, dopo aver fatto gli ultimi passi, sale in “paradiso”, luogo che, nell’istante successivo, viene mostrato allo spettatore con l’aspetto voluto dal protagonista. E il paradiso ideato dal protagonista non è altro che il più bel ricordo che custodisce: l’ultima volta che è stato al mare con la figlia, a toccare l’acqua gelida con i piedi.

Liz

Un Pugno Avvincente di Personaggi

Sono le interpretazioni a brillare in The Whale, oltre all’eccezionale sceneggiatura. Brendan Fraser possiede l’irresistibile potere di far leva sulle corde del cuore, superando strati di protesi corporee che avrebbero potuto facilmente debilitare la sua capacità di emozionare. Fraser si merita tutte le lodi che gli vengono rivolte e ha fornito l’ennesima prova eccellente della sua vasta carriera. Charlie è un personaggio per cui il cuore si spezza. Attraverso tutte le sue sofferenze, cerca instancabilmente di trovare spiragli di positività ovunque possa. Per molti versi, Fraser condivide lo spirito gentile e contagioso del suo personaggio ed è in grado di rendere genuina la sua anima infrangibile, anche quando ha a che fare con le turbolenze emotive della figlia.

Parlando di Ellie, non è una sorpresa che Sadie Sink dia il massimo in questo ruolo. La Sink incarna questa reclusa dal cuore di pietra che si sente irrimediabilmente tradita dal mondo. La star di Stranger Things continua a dimostrare la sua versatilità in questo scenario unico, nonostante il suo personaggio sia pressoché da manuale e teatrale.

Una nota di merito al resto del cast che, nonostante la breve presenza, riesce a dare una grande interpretazione, soprattutto nelle scene collettive. Stiamo parlando di Hong Chau (interprete di Liz), Ty Simpkins (interprete di Thomas), Samantha Morton (interprete di Mary), e Sathya Sridharan (interprete di Dan), personaggio più che marginale ma piuttosto rilevante per il ruolo prettamente visivo che riveste.

Ellie e Thomas

Regia, Sceneggiatura e Trucco

Mi sento in dovere di fare una parentesi per l’aspetto tecnico che non viene troppo accentuato nel film. In particolare, vorrei far notare un paio di cose importantissime: la regia che, grazie alla sequenza di primi piani che segue il film passo dopo passo, riesce a mettere in scena una grande opera che, forse, rende meglio sul grande schermo, anziché a teatro, e il trucco prostetico applicato all’attore protagonista che, visivamente, risulta di grande impatto agli spettatori.

Inoltre, trovo corretto menzionare anche l’illuminazione e l’ambientazione che rendono ancora meglio l’idea di una casa non curata per un’impossibilità fisica e il film ancora più coinvolgente. Come già citato, la sceneggiatura è teatrale e, forse, questo riveste uno dei punti forti dell’esperienza.

La grandezza della sceneggiatura capita, probabilmente, solo dal regista Aronofsky viene esposta magistralmente fondendo una regia degna di nota a uno script teatrale, con cui, tra l’altro, si ha fatto una scommessa con un salvagente incorporato.

Charlie

The Whale

Coinvolgente, emozionante e profondo, malinconico, pesante ma incisivo. Ecco, quest’ultima parola descrive alla perfezione questo grande film, per il quale Brendan Fraser merita, forse, l’Oscar come miglior attore protagonista. Un film, anzi un’opera teatrale, che non lascia via di fuga neanche al più tosto degli spettatori.

Può non farti piangere o emozionare… Ma la sua incisività è più che certa e proprio per questo motivo affermo che “non lascia alcuna via di fuga”: il pubblico, attraverso lo schermo, entra in empatia col protagonista e questa particolarità rasenta il raggiungimento dell’obiettivo più auspicabile per un’opera del genere.

Voto: 8/10

Voto:

The Whale

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E voi? Cosa ne pensate? Avete già visto o andrete a vedere The Whale?

Massimo

Redattore di Nerd Al Quadrato. Studente di Informatica. Aspirante scrittore, filosofo e professore.

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