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Alley Cats – La nostra recensione in anteprima della nuova sitcom di Ricky Gervais!

Dopo circa quattro anni di assenza, Ricky Gervais – amato comico britannico e creatore della serie originale di “The Office” – torna sul piccolo schermo con Alley Cats, miniserie di soli sei episodi prodotta da Netflix. Noi di Nerd Al Quadrato l’abbiamo vista in anteprima e siamo qui per dirvi la nostra!

La recensione di “Alley Cats” sarà strutturata in queste parti: recensione no-spoiler (per chi vuole un primo parere sul film, ma non l’ha ancora visto), recensione spoiler, analisi e spiegazione del finale e concludendo con l’opinione finale riassuntiva.

Ricky Gervais Alley Cats
Ricky Gervais Alley Cats – © Netflix

Recensione No-Spoiler di “Alley Cats”

Alley Cats riprende le atmosfere e lo stile di una classica sitcom anglosassone, offrendo un umorismo cinico, provocatorio e tagliente come gli artigli di un gatto. Già al secondo episodio si perde il conto del numero di imprecazioni e di volgarità espresse dai cinque personaggi principali (una “simpatica” gang di gatti randagi, composta da Gus, Fang, Puke, Ponce e Olive, ai quali si aggiungerà presto una tenera e dolce gattina). Proprio questa grande libertà linguistica è sia uno dei punti di forza sia uno dei punti di debolezza della serie TV: nonostante, inizialmente, le gag irriverenti appaiano divertenti e creative, a lungo andare la costante volgarità gratuita risulta quasi stancante.

Ad ogni modo, uno dei pregi del prodotto è sicuramente quello di essere estremamente sincero, soprattutto nelle critiche rivolte all’umanità. I gatti risultano essere un corpo perfetto per l’osservazione e il giudizio della società: abbastanza vicini per esporne e commentarne le dinamiche, ma, allo stesso tempo, sufficientemente lontani da essa per attaccarla con ferocia, un pezzo dopo l’altro. Gervais, in quanto a critiche, non si risparmia e mette l’uomo alla gogna, se non persino sul patibolo. L’umanità esce da questa serie con un ritratto profondamente negativo e segnata dal peso di una verità graffiante. Una verità che già conosciamo, ma alla quale tendiamo a voltare le spalle, proprio perché è dolorosa e terribilmente reale.

Ciononostante, la serie TV non manca di cuore: Gervais è in grado di trattare una serie di temi delicati – come la morte, l’abbandono, la fragilità emotiva e la famiglia – con grande tatto e maturità. Purtroppo, però, le riflessioni sono brevi e vengono sempre condensate alla fine degli episodi, ciascuno dalla durata di soli quindici minuti, rendendo la struttura narrativa piuttosto prevedibile e ripetitiva. Inoltre, a causa della breve durata (solamente poco più di un’ora e mezza in totale), il ritmo è forsennato: la scrittura non lascia mai il tempo di respirare e nemmeno di fronte ai momenti più contemplativi ed emotivi si prende il tempo necessario per fermarsi a riflettere.

Voto: 6.5/10

Ricky Gervais Alley Cats
Ricky Gervais Alley Cats – © Netflix

Recensione Spoiler di “Alley Cats”

Ricky Gervais torna sul piccolo schermo con una miniserie prodotta da Netflix, la quale è impregnata dello stile e delle atmosfere di una delle più classiche sitcom anglosassoni. La serie TV risente, però, delle caratteristiche proprie delle opere prodotte dal colosso americano, nel bene e nel male: la grande libertà che l’azienda concede agli autori affermati e amati è decisamente percepibile (specie in campo linguistico); tuttavia, la durata breve, spesso minima, che caratterizza i prodotti della piattaforma è evidente e, in parte, rovina la riuscita finale. Sei episodi, che insieme arrivano a circa un’ora e mezza in totale, sono davvero troppo pochi, persino per una sitcom “semplice” come questa.

La durata influenza direttamente il grande problema di quest’opera: il ritmo. Nonostante il crescendo emotivo sia gestito bene, la scrittura è forsennata e non concede nemmeno un attimo di pausa. Gervais mantiene il piede costantemente sull’acceleratore, rallentando a malapena nei momenti più emotivi. “Alley Cats” non fornisce mai un momento per fermarsi a respirare né per dilatare la narrazione: procede sempre a passo svelto verso il finale. Sebbene questa scelta permetta di rappresentare la frenesia della vita di strada, un mondo dove mangi o vieni mangiato, e l’effimerità della vita, qualche interruzione in più avrebbe certamente giovato.

Numerose sono le scene ricche di pathos e di riflessioni che avrebbero meritato una contemplazione maggiore: l’appuntamento fra Lara e Gus, condensato in un montage tanto romantico quanto sbrigativo e una sequenza di un paio di minuti; l’investimento dell’amico di Gus nel primo episodio, per il quale l’indifferenza è totale; le due scene tanto interessanti quanto veloci e superficiali con il vecchio amico della gang, destinato a essere soppresso.

Anche altri personaggi avrebbero meritato di un esplorazione maggiore, specialmente Fang, Ponce e Olive, i quali escono da questa prima stagione con una caratterizzazione totalmente bidimensionale e per nulla interessante. Mentre Gus e la gattina affrontano e riflettono sulle loro paure e Puke è quantomeno stravagante (con più di una storia a dir poco incredibile alle spalle), i tre personaggi sopracitati non sembrano provare paure o emozioni vere; tantomeno, non sembrano avere qualcosa da dire.

Tuttavia, alla serie TV di Gervais certamente non manca il cuore. L’oramai affermato autore britannico è in grado di proporre riflessioni sincere e autentiche su una serie di argomenti molto significativi e spinosi, quali: la famiglia, la genitorialità (la cui difficoltà è ben espressa dal rapporto fra Gus e la gattina), l’abbandono, il rapporto fra la vita e la morte. Gervais, arrivato all’età di 65 anni, ha davvero molto da dire su questi temi, ma le sue considerazioni vengono sempre condensate nei minuti finali di ciascun episodio, risultando in un depotenziamento di queste – dovuto alla rapidità espressiva – e in una struttura narrativa ricorrente e prevedibile.

Ricky Gervais Alley Cats
Ricky Gervais Alley Cats – © Netflix

Il finale di “Ricky Gervais Alley Cats”: una possibile seconda stagione?

Il finale della prima stagione di Alley Catsespone una bella riflessione sul concetto di famiglia, la quale non è rappresentata da un luogo specifico, ma da una o più persone. Sentirsi a casa significa soprattutto sentirsi accettati, accuditi e amati e questo è possibile solo in relazione a una o più persone e non a un luogo specifico nel tempo e nello spazio.

A ogni modo, il sesto episodio lascia certamente la porta aperta per una seconda stagione – che potrebbe approfondire i personaggi di Ponce, Fang oppure Olive – con, si spera, più episodi e una narrazione meno sbrigativa. Chiudere la serie TV dopo una sola stagione sarebbe un peccato e probabilmente un errore da parte di Netflix (che potrebbe aver ordinato solo sei episodi per sondare prima il parere del pubblico), poiché le sitcom danno il loro meglio nel lungo termine.

Ricky Gervais Alley Cats
Ricky Gervais Alley Cats – © Netflix

Opinione finale con voto

In conclusione, Alley Catsè una sitcom britannica divertente, ma troppo sbrigativa. La durata minima (solamente un’ora e mezza, suddivisa in sei episodi da circa quindici minuti) si traduce in un ritmo indiavolato, che non si ferma di fronte a niente e nessuno. Così, le riflessioni, così come alcuni personaggi, risultano leggermente meno potenti e impattanti rispetto al loro potenziale.

Voto: 6.5/10

Ricky Gervais Alley Cats
Ricky Gervais Alley Cats – © Netflix

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E voi vedrete “Alley Cats”? Fateci sapere nei commenti cosa ne pensate!

Davide Citterio

Amante della narrazione e, più in generale, di tutte le forme di espressione. Prediligo il cinema, ma sono un appassionato anche di fumetti e letteratura!

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