Call of Duty: Modern Warfare 4 – La nostra recensione!
Con Call of Duty: Modern Warfare 4, Infinity Ward riporta la celebre serie sparatutto in prima persona al centro di un conflitto internazionale, proponendo un’esperienza che quest’anno combina un’eccezionale campagna narrativa dal taglio cinematografico, un comparto multigiocatore non sempre al top e il ritorno di DMZ. Disponibile dal 23 ottobre su PC, PS5, Xbox Series X|S e Nintendo Switch 2, il nuovo capitolo presenta la spettacolarità tipica del franchise, accompagnata da una maggiore attenzione alla gestione degli scontri, alla libertà di movimento e alla varietà delle situazioni affrontate sul campo di battaglia.
La produzione abbandona le ambientazioni dei capitoli precedenti per trasportare i giocatori in uno scenario internazionale sempre più instabile, nel quale un’invasione della Corea del Sud rischia di trasformarsi in una guerra dalle conseguenze globali. La narrazione alterna spettacolari momenti di combattimento su vasta scala a operazioni clandestine, missioni ravvicinate e situazioni nelle quali la sopravvivenza dipende dalla capacità di adattarsi rapidamente agli eventi, mantenendo un ritmo che non risulta mai minimamente lento.

Una guerra brutale in un mondo sempre più nel caos
La campagna di Modern Warfare 4 si sviluppa attorno a un’ipotetica invasione della Corea del Sud da parte della Corea del Nord, un evento che sconvolge gli equilibri internazionali e trascina numerosi protagonisti in un conflitto sempre più difficile da controllare.
Il racconto prende inizialmente le mosse dalle vicende del soldato semplice Park, un giovane militare sudcoreano che si trova ad affrontare il proprio battesimo del fuoco insieme alla sua squadra, passando rapidamente da una situazione apparentemente ordinaria al caos di un’invasione su vasta scala.

Attraverso gli occhi di Park, il giocatore vive la guerra da una prospettiva più vicina a quella dei soldati impegnati a sopravvivere in prima linea, dove la confusione, la distruzione degli ambienti e l’imprevedibilità degli attacchi rendono ogni avanzata particolarmente rischiosa.
La campagna non si limita infatti a presentare battaglie spettacolari, ma cerca di trasmettere anche la vulnerabilità di chi si trova coinvolto in un conflitto di proporzioni enormi, senza avere necessariamente il controllo della situazione o tutte le informazioni necessarie per comprendere ciò che sta accadendo.

Parallelamente alle vicende del giovane soldato Park, torna il capitano Price, questa volta impegnato in una guerra personale. Spinto dalla sete di vendetta e dalla volontà di individuare le persone che si celano dietro l’escalation del conflitto, Price si muove attraverso operazioni clandestine, alleanze instabili e missioni nelle quali la distinzione tra obiettivi militari e interessi personali diventa progressivamente sempre più sfumata.
L’intreccio tra queste due prospettive costituisce uno degli elementi centrali della narrazione, che si allarga gradualmente fino a coinvolgere complotti, ambizioni politiche e tecnologie militari capaci di modificare gli equilibri di potere, con il villain interpretato dal sempre fantastico Mads Mikkelsen.

La struttura narrativa comprende sedici missioni ambientate in diverse parti del mondo, con scenari che spaziano dalle trincee e dalle città devastate della penisola coreana agli scontri ravvicinati a New York, dagli inseguimenti per le strade di Parigi alle incursioni notturne della SAS a Mumbai.
Questa varietà consente alla campagna di alternare combattimenti convenzionali, infiltrazioni, assalti coordinati e sequenze più spettacolari, evitando di affidarsi esclusivamente alla successione di scontri a fuoco che caratterizza molti sparatutto militari.

Anche sul piano del gameplay, le missioni cercano di differenziarsi attraverso obiettivi e situazioni che richiedono approcci differenti, alternando avanzate insieme alla squadra, combattimenti contro gruppi numerosi di nemici e momenti nei quali è necessario prestare maggiore attenzione alle coperture e alla disposizione degli avversari.
Il gunplay rimane il fulcro dell’esperienza, con armi dal comportamento riconoscibile e scontri che premiano la precisione, mentre l’utilizzo dell’equipaggiamento e la capacità di sfruttare l’ambiente diventano importanti soprattutto quando ci si trova sotto pressione.

Il ritmo rimane quello di una produzione fortemente cinematografica, con esplosioni, cambi improvvisi della situazione tattica e sequenze concepite per aumentare la tensione, ma la presenza di più prospettive contribuisce a dare maggiore ampiezza al racconto. Si tratta inoltre, con ogni probabilità, di una delle migliori campagne della storia del franchise, e sicuramente la più brutale.
Nel complesso, la campagna rappresenta uno dei pilastri dell’esperienza, soprattutto per chi apprezza le storie militari contemporanee e desidera affrontare una serie di missioni che alternano spettacolo, combattimenti intensi e operazioni più ragionate. Infinity Ward torna finalmente in grande stile dopo il pessimo Modern Warfare II, proponendo una campagna spettacolare, piena di colpi di scena ed estremamente emozionante.

Un multiplayer piacevole, tra diversi alti e troppi bassi
Il multigiocatore rappresenta da sempre la modalità più importante del franchise, e Modern Warfare 4 punta a rendere gli scontri immediati e competitivi senza rinunciare alla componente tattica. Il sistema di combattimento mette al centro la precisione delle armi e il controllo dei movimenti, elementi che diventano particolarmente importanti quando si affrontano avversari parecchio forti.
Il gioco propone venti mappe multigiocatore al lancio (divise tra 6v6, 2v2 e Ground War), comprendendo ambientazioni pensate per differenti tipologie di combattimento. La varietà degli scenari permette di alternare partite dal ritmo particolarmente serrato a scontri nei quali diventa fondamentale coordinarsi con i compagni, controllare le zone strategiche e impedire alla squadra avversaria di avanzare.

Una delle novità più interessanti dell’anno è sicuramente Kill Block, una modalità ambientata all’interno di una struttura di addestramento nella quale il campo di battaglia cambia configurazione ogni due round. I percorsi, le coperture e la disposizione degli spazi vengono riconfigurati attraverso elementi modulari, dando vita a oltre cinquecento combinazioni differenti.
La modalità supporta diversi formati di Scontro, tra cui 3v3 e 10v10, e rappresenta un’aggiunta interessante per chi desidera mettere alla prova le proprie capacità in partite nelle quali l’adattamento è importante quanto la mira.

La personalizzazione dell’arsenale rimane un altro elemento fondamentale dell’esperienza, grazie alla possibilità di costruire equipaggiamenti adatti al proprio stile di gioco, scegliendo le armi e gli accessori più appropriati per affrontare combattimenti ravvicinati oppure ingaggi a distanza.
La selezione dell’equipaggiamento, unita alla gestione delle abilità e degli strumenti disponibili, contribuisce a definire il ruolo che ciascun giocatore può assumere durante la partita, mentre la progressione offre obiettivi aggiuntivi per chi vuole sbloccare nuove opzioni e perfezionare gradualmente le proprie configurazioni.

Il sistema di progressione comprende inoltre livelli, prestigio, personalizzazioni estetiche e mimetiche per le armi, elementi che incentivano a continuare a giocare anche dopo aver acquisito familiarità con le mappe principali.
A rendere il multigiocatore interessante è soprattutto l’equilibrio tra accessibilità e profondità, perché è possibile entrare rapidamente in partita e iniziare a combattere, ma migliorare davvero richiede di imparare le geometrie degli ambienti, conoscere le caratteristiche dell’arsenale e capire quando sia preferibile avanzare oppure mantenere una posizione difensiva.

Nel complesso, il comparto multiplayer del gioco non è fatto male, e costituisce una parte particolarmente importante dell’offerta, grazie alla varietà delle ambientazioni, alla presenza di modalità differenti e a un sistema di combattimento che punta a premiare tanto la precisione individuale quanto la capacità di collaborare con la propria squadra.
Il vero problema è però l’annosa presenza dell’SBMM (lo Skill Based Matchmaking), che limita molto il divertimento inserendo i giocatori in lobby con altre persone con lo stesso livello di skill. Questo sistema favoreggia molto i casual gamer e le persone non molto forti, mentre i giocatori più forti vengono estremamente penalizzati, e ciò causa molta frustrazione.

Una DMZ rinnovata ed estremamente piacevole
Il ritorno di DMZ rappresenta una delle caratteristiche più significative di Modern Warfare 4, perché introduce un’esperienza che si distingue dalle tradizionali partite multigiocatore attraverso una struttura da extraction shooter, proponendo missioni storia aggiuntive e incarichi dinamici randomici.
In questa modalità, ambientata dopo la fine della campagna, il giocatore assume il ruolo di un operatore non ufficiale incaricato di recuperare tecnologie militari avanzate abbandonate in una zona di conflitto instabile, nella quale le minacce possono arrivare tanto dalle forze ostili controllate dall’intelligenza artificiale quanto dagli altri giocatori.

Una delle caratteristiche principali di DMZ è la libertà con cui affrontare ogni schieramento, che può essere intrapreso in solitaria oppure insieme a una squadra. Prima di entrare nella zona operativa, è importante valutare l’equipaggiamento disponibile e stabilire quali risorse sia opportuno portare con sé, perché ogni missione comporta un rischio concreto.
Una volta sul campo, è possibile raccogliere armi, munizioni e altri materiali, affrontare obiettivi militari e cercare equipaggiamenti di valore, decidendo quanto a lungo rimanere nella zona prima di tentare la fuga.

La gestione del rischio è il vero fulcro della modalità, perché accumulare bottino e completare più incarichi può aumentare il valore della spedizione, ma significa anche esporsi più a lungo agli attacchi nemici e agli incontri con altri operatori.
La possibilità di scegliere quando proseguire e quando ritirarsi introduce una componente strategica che non sempre emerge negli altri comparti del gioco, costringendo a valutare costantemente la situazione e a distinguere le opportunità realmente vantaggiose dai rischi eccessivi.

A rendere ogni partita meno prevedibile contribuiscono inoltre le condizioni ambientali variabili, i cambiamenti meteorologici, gli obiettivi dinamici e lo spostamento delle forze ostili all’interno della zona di esclusione.
Questi elementi modificano il contesto nel quale si svolgono le operazioni e impediscono di affidarsi completamente a percorsi prestabiliti, rendendo importante osservare ciò che accade intorno a sé e adattare il proprio piano quando le circostanze cambiano.

DMZ non si limita a proporre una successione di combattimenti, ma incoraggia anche approcci differenti attraverso la possibilità di negoziare, evitare determinati scontri oppure rischiare un confronto per ottenere risorse più preziose.
La cooperazione con gli altri membri della squadra diventa particolarmente importante quando si affrontano obiettivi impegnativi, mentre la presenza di operatori avversari introduce un ulteriore livello di tensione, perché non è sempre possibile sapere se un incontro si concluderà con una collaborazione temporanea oppure con uno scontro a fuoco.

L’estrazione costituisce infine il momento più delicato della spedizione, poiché il bottino raccolto deve essere portato al sicuro per trasformare il rischio affrontato in un risultato concreto. Una ritirata prematura può lasciare incompleti alcuni obiettivi, mentre proseguire troppo a lungo può compromettere l’intera missione, creando un continuo confronto tra prudenza e ambizione.
Proprio questa alternanza tra esplorazione, combattimento e decisioni strategiche rende DMZ una modalità capace di offrire partite molto diverse tra loro e di ampliare considerevolmente la longevità complessiva del gioco, sperando che Infinity Ward espanda la modalità nel corso delle prossime stagioni, introducendo più obiettivi, zone esplorabili e nemici unici.

Una produzione ambiziosamente cinematografica
Dal punto di vista tecnico, Modern Warfare 4 punta a sfruttare l’hardware di attuale generazione per offrire ambientazioni più dettagliate, effetti visivi più convincenti e una maggiore densità di elementi durante le situazioni di combattimento.
La direzione artistica alterna scenari urbani devastati, installazioni militari, aree di conflitto aperte e ambientazioni notturne, cercando di dare a ogni missione un’identità riconoscibile e di mantenere una buona varietà visiva nel corso dell’avventura.

L’illuminazione, gli effetti atmosferici, le esplosioni e la gestione di fumo e detriti contribuiscono a rendere gli scontri più coinvolgenti, mentre i modelli dei personaggi e l’equipaggiamento militare beneficiano di un livello di dettaglio pensato per valorizzare la componente realistica della produzione.
La distruzione e il disordine degli ambienti contribuiscono inoltre a trasmettere la sensazione di trovarsi in zone di guerra attraversate da combattimenti intensi, anche se la resa complessiva dipende inevitabilmente dalla complessità della scena e dalle impostazioni grafiche utilizzate.

Su PC, la possibilità di intervenire sulle opzioni grafiche permette di adattare l’esperienza alle caratteristiche del proprio sistema, cercando un equilibrio tra qualità visiva, fluidità e reattività dei comandi. In uno sparatutto competitivo, infatti, non conta soltanto ottenere immagini dettagliate, ma anche mantenere una risposta rapida agli input e una buona leggibilità degli avversari.
Purtroppo però, nonostante sia stato giocato su un hardware di fascia molto alta, il gioco soffre di parecchi cali di performance (anche a causa di un’implementazione del ray tracing non molto ottimizzata), e anche disabilitando molte opzioni non si riescono ad ottenere FPS soddisfacenti per un titolo così competitivo.

Anche il comparto audio svolge un ruolo importante nell’immersione, grazie al rumore delle armi, alle esplosioni e alle comunicazioni durante gli scontri, che contribuiscono a trasmettere la sensazione di trovarsi all’interno di un conflitto in continuo movimento.
La componente sonora assume inoltre un valore pratico nel multigiocatore, dove riconoscere la provenienza dei rumori e prestare attenzione ai movimenti degli avversari può aiutare a interpretare meglio ciò che accade intorno al proprio personaggio.

Un Call of Duty completo ma non senza difetti
Call of Duty: Modern Warfare 4: In conclusione, Call of Duty: Modern Warfare 4 è un capitolo che cerca di valorizzare le diverse anime della serie, combinando una campagna ambientata in un conflitto internazionale, un multigiocatore costruito attorno alla precisione e il ritorno di DMZ, che amplia l'esperienza attraverso una struttura più libera e imprevedibile. La varietà delle ambientazioni narrative, la presenza di differenti prospettive e l'alternanza tra missioni spettacolari e operazioni più tattiche contribuiscono a dare alla campagna un'identità precisa e spettacolare, mentre il multigiocatore beneficia soprattutto della varietà delle mappe e della possibilità di affrontare scontri su scale differenti. DMZ, dal canto suo, aggiunge una dimensione differente all'esperienza, nella quale la gestione delle risorse, la cooperazione e la scelta del momento giusto per ritirarsi possono risultare importanti quanto la precisione con cui si affrontano gli avversari. In definitiva, Modern Warfare 4 è sicuramente uno dei capitoli più degli ultimi anni, grazie soprattutto alla sua eccezionale campagna e al ritorno di una rinnovata e piacevole DMZ. Chi cerca uno sparatutto moderno capace di alternare una storia spettacolare a un'esperienza online potenzialmente duratura troverà in questo nuovo capitolo una proposta ricca e articolata, nonostante alcuni difetti e l'ormai odiosa presenza costante dell'SBMM. – Cristiano Rossetti
Versione testata: PC
Questo gioco è stato recensito utilizzando una copia fornita dal publisher, dalla società di PR, dallo sviluppatore o altro allo scopo esplicito di una recensione.

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