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Dragonkin: The Banished – La nostra recensione!

Sviluppato da Eko Software e pubblicato da Nacon, Dragonkin: The Banished è un action RPG isometrico che, dopo 1 anno in early access, arriva finalmente in versione 1.0 portando con sé la narrativa completa, un sistema end-game inedito, il multiplayer cooperativo e una serie di migliorie sostanziali, di cui vi parleremo nella nostra recensione.

Il risultato è un hack and slash che non nasconde le proprie influenze, ma che prova ad arricchire la formula collaudata del genere con meccaniche proprie, alcune davvero interessanti. Non siamo di fronte a un titolo rivoluzionario, ma chi ama il genere troverà in Dragonkin un’alternativa solida e appassionante a giganti del genere, seppur non priva di difetti.

Dragonkin: The Banished

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Storia

Il mondo di Dragonkin: The Banished è avvolto da un’oscurità draconica pervasiva. I draghi, antiche creature di potere smisurato, erano stati imprigionati in passato grazie al sacrificio di eroi leggendari, oggi riuniti in un alto consiglio che governa la residua civiltà umana.

La loro prigione, tuttavia, non è più sicura, dato che l’influenza draconica ha cominciato a filtrare nel mondo, corrompendo uomini, bestie e ambienti con il suo veleno primordiale. Il giocatore veste i panni di un nuovo cacciatore di draghi, un recluta che deve dimostrare il proprio valore di fronte al consiglio prima di essere inviato in missioni ritenute impossibili.

Dragonkin: The Banished

Il modo in cui la storia viene introdotta è senza dubbio uno dei punti più riusciti dell’intera esperienza. Il prologo è un’autentica chicca, con il giocatore che viene catapultato direttamente nei panni di tutti e quattro i personaggi giocabili, al massimo del loro potere, rivivendo il momento storico in cui i draghi furono banditi.

Si tratta di una trovata intelligente che permette di assaporare il potenziale di ogni classe prima di scegliere, dando concretezza a ciò che il personaggio diventerà nel corso delle ore di gioco. Le quattro classi disponibili nella versione 1.0 sono il Cavaliere, il Barbaro, il Tracker e l’Oracolo, con ogni classe che presenta un’identità narrativa precisa.

Dragonkin: The Banished

Sul fronte della narrativa principale, invece, il titolo mostra le sue crepe. La storia è densa di nomi, luoghi e terminologie dell’universo fantasy costruito da Eko Software, ma raramente questi elementi vengono introdotti in modo da farli percepire davvero significativi. Il protagonista, muto e privo di qualsiasi scelta dialogica, contribuisce a svuotare la narrazione di un punto di vista umano.

Al contrario, i personaggi secondari risultano molto più vivaci e interessanti. Sono questi momenti ad essere narrativamente i più riusciti dell’intera campagna e regalano al mondo di Dragonkin una tridimensionalità che la storia fatica ad eguagliare. I biomi esplorabili raccontano a loro volta la corruzione draconica attraverso i paesaggi e i culti fanatici che adorano i draghi, offrendo un worldbuilding evocativo anche quando la scrittura latita.

Dragonkin: The Banished

Gameplay

È sul fronte del gameplay che Dragonkin: The Banished mette sul tavolo le sue carte migliori. La struttura di base è dichiaratamente ispirata a Diablo, tra visuale isometrica, clic per attaccare, nemici a orde, loot a cascata. Il sistema di combattimento è fluido e immediato, e le abilità speciali possono essere attivate tramite i tasti numerici quando la situazione si fa critica.

Il combat loop è molto soddisfacente, con abilità che crepitano sullo schermo e nemici che si dissolvono in ondate. Ogni classe ha un peso tattico ben distinto, e passare dall’una all’altra cambia radicalmente il ritmo del gioco.

Dragonkin: The Banished

La vera innovazione di Dragonkin, però, è l’Ancestral Grid, una griglia esagonale che sostituisce il classico albero delle abilità. Le skill non si sbloccano guadagnando livelli, bensì si raccolgono direttamente come loot durante i combattimenti. Una volta acquisite, devono essere posizionate strategicamente sulla griglia accanto a una vasta gamma di modificatori passivi.

La posizione delle skill conta, dato che ogni skill interagisce con i modificatori adiacenti, creando sinergie che possono moltiplicarne esponenzialmente l’efficacia. Questo sistema richiede una pianificazione attiva e premia la creatività nella costruzione del personaggio, distanziando Dragonkin dai concorrenti che si limitano a proporre percorsi predefiniti.

Dragonkin: The Banished

Strettamente legata al combat loop è la gestione delle pozioni. In Dragonkin le cure non sono consumabili finiti ma risorse infinite soggette a cooldown.

Questo significa che l’investimento nell’Alchimia, una delle strutture upgradabili della città hub, porta benefici concreti e immediati, poiché pozioni più potenti e a recupero più rapido possono fare la differenza.

Dragonkin: The Banished

Il sistema di progressione non riguarda però solo il personaggio. Montescail, l’ultima fortezza dell’umanità, funge da hub centrale del gioco ed è un organismo vivo che cresce con il giocatore. Esplorando il mondo, trovando punti panoramici, liberando portali di fast travel e raccogliendo reliquie, si guadagna esperienza che va ad alimentare il livello della città stessa.

Man mano che Montescail sale di livello, si sbloccano nuove strutture e punti di potenziamento per quelle esistenti. È un sistema multi-strato che aggiunge una dimensione gestionale al tipico loop dell’action RPG, anche se in alcuni casi le strutture risultano più dispersive che utili, e ci si ritrova spesso a viaggiare rapidamente tra un punto e l’altro della città per ottimizzare i tempi.

Dragonkin: The Banished

Il gioco include anche un sistema di compagni, infatti è possibile addomestrare piccoli draghi che combattono al fianco del giocatore e che possono essere potenziati nel corso dell’avventura, con le loro abilità che si integrano nella Ancestral Grid.

La presenza di una bacheca delle cacce fornisce missioni aggiuntive sia legate alla narrativa principale che autonome, alcune delle quali culminano nelle Cacce ai Draghi, spedizioni speciali contro draghi di grandi dimensioni che rappresentano i momenti più esaltanti dell’intera produzione. I boss sono, senza dubbio, il punto di forza del combattimento, grazie a pattern articolati e al forte impatto visivo.

Dragonkin: The Banished

Meno convincente è il design dei livelli nel suo complesso. Le mappe sono enormi e labirintiche, ma spesso l’esplorazione porta a vicoli ciechi o ricompense sproporzionate rispetto allo sforzo. I nemici ordinari tendono a diventare ripetitivi molto presto, e la stragrande maggioranza degli scontri si riduce all’abbattimento di ondate degli stessi tipi di avversari, con rare varianti come liberare ostaggi o distruggere uova di drago.

La sensazione di déjà vu si insinua già dopo poche ore, soprattutto per chi si avventura nelle mappe secondarie in cerca di tutto il loot possibile.

Dragonkin: The Banished

Sul fronte della progressione end-game, la versione 1.0 introduce un nuovo sistema attivato al raggiungimento del livello 50, pensato per prolungare l’esperienza dopo la campagna principale. Il titolo supporta ora il multiplayer cooperativo con possibilità di ospitare fino a 16 giocatori nella città hub, aggiunta che arricchisce notevolmente la rigiocabilità.

Presente anche un comodo filtro per il loot, che permette di gestire senza frustrazioni il flusso continuo di oggetti che il gioco riversa sul giocatore. La difficoltà è inoltre regolabile in qualsiasi momento dalla guarnigione di Montescail, rendendo il titolo accessibile a un pubblico ampio.

Dragonkin: The Banished

Alcune scelte di design, tuttavia, lasciano perplessi. Manca la possibilità di mettere in pausa il gioco, così come il sistema di salvataggio automatico non permette di ricaricare manualmente una posizione precedente, costringendo a rirpercorrere intere sezioni se si abbandona il gioco tra un checkpoint e l’altro.

Infine, l’assenza totale di personalizzazione estetica del personaggio è una lacuna che si avverte, specialmente in un genere dove l’attaccamento al proprio alter ego è parte dell’esperienza.

Dragonkin: The Banished

Comparto tecnico e grafico

Il comparto tecnico del gioco è altalenante. Durante la nostra avventura abbiamo riscontrato qualche piccolo bug e glitch, che fortunatamente non ha influenzato la nostra esperienza di gioco, mentre le performance sono generalmente stabili, ma il gioco soffre in maniera visibile quando sono presenti molti nemici a schermo, con il framerate che può calare sensibilmente.

Dragonkin: The Banished

Il comparto grafico del titolo è molto buono. L’ispirazione a Diablo è palese anche nell’estetica, con ambienti cupi, creature corrotte, particellari abbondanti durante il combattimento. Non si tratta di un difetto grave, ma il gioco manca della personalità visiva necessaria per distinguersi davvero dalla concorrenza. I biomi sono variegati e offrono momenti di genuina bellezza paesaggistica, ma la palette cromatica tendente ai bruni e la ricorrenza di texture simili possono rendere alcune aree visivamente monotone nel lungo periodo.

I modelli dei boss e i loro ambienti dedicati rappresentano invece il meglio che il comparto grafico abbia da offrire, dato che sono grandiosi, ben animati e con un senso della scala che trasmette il peso dello scontro. I wyrmling e le creature draconiche minori mostrano una cura nel design apprezzabile, anche se i nemici comuni tendono a confondersi gli uni con gli altri dopo qualche ora di gioco.

Dragonkin: The Banished

Conclusione e Voto

Dragonkin: The Banished: In conclusione, Dragonkin: The Banished è un action RPG che arriva alla versione 1.0 con un bagaglio di pregi e difetti ben definiti. L'Ancestral Grid è una meccanica genuinamente originale che offre libertà di personalizzazione rara nel genere, mentre il sistema della città hub aggiunge una dimensione gestionale apprezzabile, con i boss che sono momenti di puro godimento e la struttura cooperativa che trasforma l'intera esperienza in qualcosa di più dinamico. Dall'altro lato, la ripetitività del combat loop, il protagonista silenzioso e privo di personalità, la scrittura altalenante della narrativa principale, e alcune scelte di design discutibili pesano sull'esperienza complessiva. Per i veterani del genere che cercano qualcosa di alternativo a Path of Exile o Diablo IV, Dragonkin: The Banished merita senza dubbio attenzione, in quanto è un titolo che sa quando brillare e sa anche quando si perde, ma che dietro la sua facciata convenzionale nasconde un sistema di build tra i più interessanti degli ultimi anni nel genere. – Cristiano Rossetti

7.5
von 10
2026-03-27T10:59:00+01:00
Versione testata: PC
Questo gioco è stato recensito utilizzando una copia fornita dal publisher, dalla società di PR, dallo sviluppatore o altro allo scopo esplicito di una recensione.
Dragonkin: The Banished

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