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Finding Polka – La nostra recensione in anteprima!

Il 12 agosto arriva su Steam Finding Polka, il nuovo titolo di lidlocks, pseudonimo dietro cui si cela lo sviluppatore solista giapponese Shinnosuke Kumazawa, già autore di un primo progetto su PC e ora al lavoro su questa avventura a passo lento pubblicata da PARCO GAMES.

Dietro l’apparente semplicità di un “walking simulator” a tema canino, però, si nasconde soprattutto un progetto profondamente personale, in quanto Kumazawa lo ha realizzato come tributo al proprio cane scomparso, la cui memoria rivive nelle impronte di zampa che Polka lascia lungo il cammino. È da questa premessa che nasce tutta l’esperienza, ed è bene tenerla presente perché ogni scelta di design, dal ritmo lentissimo all’assenza totale di dialoghi, fino alla mancanza di qualsiasi elemento punitivo, risponde quella stessa esigenza di elaborare un lutto senza mai nominarlo esplicitamente.

Finding Polka

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Una storia raccontata senza parole

La storia di Finding Polka è volutamente minimale nella forma ma carica di significato nella sostanza, e proprio in questo scarto tra semplicità narrativa e profondità emotiva sta gran parte della sua identità. Nel gioco si vestono i panni di Frendy, una ragazza che conduce una vita tranquilla insieme al suo bassotto Jazz, la quale un giorno scorge un cane che sembra la copia identica di Polka, l’animale che aveva da bambina.

Senza pensarci due volte, lei e Jazz si lanciano all’inseguimento, ed è qui che il giocatore riceve in mano una mappa e un unico, semplice obiettivo, ovvero ritrovare Polka. Il gioco non fa mistero di essere più interessato al percorso che alla narrativa, dato che il vero cuore narrativo non sta nel momento in cui si stringe finalmente il cane tra le braccia, ma in tutto ciò che si incontra lungo la strada, e perdersi (sia letteralmente e metaforicamente) fa parte del disegno, quasi un invito a smettere di correre dietro a un ricordo e a imparare invece a conviverci lungo il cammino.

Finding Polka

Non c’è una sola riga di dialogo parlato o scritto in tutto il gioco, in quanto personaggi ed emozioni si esprimono soltanto attraverso espressioni del viso, gesti e piccoli effetti sonori, una scelta che rende la narrazione universale e accessibile a chiunque, a prescindere dalla lingua parlata, e che rafforza l’idea di un racconto fatto di intuizione più che di spiegazione.

È una decisione stilistica che avvicina il titolo a un certo filone di produzioni indipendenti “silenziose” che negli ultimi anni hanno dimostrato quanto si possa raccontare senza una sola battuta scritta, ma che qui assume un peso particolare proprio perché il tema di fondo è quello dell’elaborazione della perdita e del modo in cui il ricordo di chi, o cosa, abbiamo amato continua a camminare al nostro fianco anche quando non c’è più fisicamente. Le impronte di zampa che Polka lascia sul terreno, disseminate lungo tutta l’avventura, diventano così molto più di un semplice indizio ambientale da seguire, ma sono il filo conduttore visivo di un intero discorso sulla memoria.

Finding Polka

Esplorare senza fretta

Sul fronte del gameplay, Finding Polka è un ibrido tra walking simulator, puzzle game e piccola avventura a scoperta libera, costruito attorno a un principio molto chiaro, quello di non avere nessuna pressione, nessun fallimento, nessuna corsa contro il tempo.

Tutto parte dalla mappa che Frendy riceve nelle prime battute di gioco, uno strumento che non funziona come una checklist rigida di obiettivi da completare, ma piuttosto come una cornice larga entro cui il giocatore è libero di muoversi come preferisce, nella quale non ci sono percorsi obbligati, checkpoint che impediscano di tornare sui propri passi e nemmeno un vero concetto di “fallimento” da evitare.

Finding Polka

Il mondo si sviluppa attraverso tre macro-ambientazioni ben distinte (la città, la foresta e l’oceano) con spazi aperti e stratificati, ciascuno con una propria identità visiva e un proprio ecosistema di personaggi, enigmi ambientali e distrazioni. Il passaggio da un’area all’altra segue il ritmo naturale della ricerca di Polka, ma nulla vieta di tornare indietro per completare ciò che si era lasciato in sospeso, ed è proprio in questa libertà di movimento che si gioca gran parte del fascino dell’esperienza.

Il cuore meccanico del titolo ruota attorno alla ricerca di oggetti nascosti, che funge da pretesto per rallentare lo sguardo, per costringere il giocatore a scandagliare ogni angolo della mappa, a interpretare il tratteggio dell’ambiente come se fosse un indizio, a distinguere ciò che è semplice sfondo da ciò che invece nasconde un’interazione.

Finding Polka

Le impronte di zampa lasciate da Polka funzionano come una sorta di bussola ambientale, un filo da seguire che però non traccia mai un percorso univoco, dato che si diramano, si perdono e riappaiono altrove, costringendo il giocatore a esplorare liberamente in un design che trasforma la meccanica di tracking in un’esperienza quasi contemplativa.

Attorno a questo nucleo esplorativo si sviluppa il sistema sociale del gioco, probabilmente l’elemento più originale dell’intera struttura ludica. Ogni area è popolata da personaggi con una propria piccola vicenda irrisolta da osservare e da capire senza l’ausilio di parole, e comprendere cosa serva a ciascuno di loro richiede attenzione ai loro gesti e alle loro reazioni, come un piccolo esercizio di lettura del linguaggio del corpo che sostituisce completamente qualsiasi missione scritta. Una volta individuato il modo giusto per aiutarli, l’interazione si risolve sempre con lo stesso gesto semplice e riconoscibile in tutto il gioco, un batti cinque, che sancisce la nascita di un’amicizia.

Finding Polka

Questi nuovi amici non restano personaggi decorativi lasciati alle spalle una volta aiutati, ma tornano attivamente utili più avanti nell’esperienza, offrendo supporto concreto nei momenti in cui la ricerca di Polka si fa più intricata, un meccanismo che lega esplicitamente la progressione narrativa alla socialità costruita esplorando, e che dà un senso tangibile al tempo speso a conoscere ogni angolo di mappa invece di correre dritti verso l’obiettivo.

A completare il quadro ludico ci sono le mini-attività sparse per le tre ambientazioni, del tutto opzionali e slegate dalla progressione della trama principale, ovvero il minigolf, il classico gioco delle talpe, un piccolo torneo di calcio, gare in barca, lo spacca-cocomero in stile estivo giapponese e la pallavolo.

Finding Polka

Ognuna di queste attività è una piccola parentesi ludica autoconclusiva, pensata più per il piacere immediato dell’interazione che per mettere alla prova una reale abilità del giocatore, e la loro totale facoltatività è coerente fino in fondo con la filosofia generale del titolo, dove chi vuole può ignorarle senza perdere nulla di essenziale, concentrandosi solo sulla ricerca di Polka, mentre chi ama perdersi nei dettagli troverà in questi minigiochi un motivo concreto per fermarsi a ogni angolo di mappa.

Nel complesso, il gameplay di Finding Polka rifiuta consapevolmente ogni logica di sfida, punteggio o competizione, sostituendola con un loop fatto di osservazione, interazioni e piccole gratificazioni emotive, un impianto ludico minimale che chiede al giocatore soprattutto una cosa, ovvero la pazienza nell’osservazione.

Finding Polka

Un mondo che sembra uscito da un quaderno

Dal punto di vista tecnico e visivo, Finding Polka punta tutto su un’identità artistica fortissima e immediatamente riconoscibile. L’intero mondo di gioco è disegnato come se fosse tracciato a penna a sfera, con un tratto semplice, quasi scarabocchiato, che restituisce un senso di calore fatto a mano e di intimità quasi diaristica, come se si stesse sfogliando il quaderno di schizzi di qualcuno.

La visuale isometrica accompagna questa scelta stilistica, offrendo una lettura chiara degli ambienti pur mantenendo costantemente la sensazione di un piccolo mondo disegnato su carta, con ombreggiature e retinature che imitano il tratteggio a penna anche nelle superfici più ampie. Sul piano dell’accessibilità linguistica il titolo è sorprendentemente generoso per una produzione indipendente di queste dimensioni, con l’interfaccia tradotta in oltre cento lingue, italiano compreso.

Finding Polka

Conclusione e Voto

Finding Polka: In conclusione, Finding Polka si candida a essere una di quelle piccole produzioni indipendenti capaci di lasciare un segno sproporzionato rispetto alle proprie dimensioni. Non è sicuramente un gioco che punta sulla sfida o sulla complessità dei propri sistemi, ma su un'esperienza contemplativa, fatta di scoperta, tenerezza e un pizzico di malinconia che non scivola mai nel patetico proprio grazie all'equilibrio tra il tono giocoso della superficie e la sincerità del vissuto personale che lo sorregge. La scelta di affidare tutto alla comunicazione non verbale, unita a un comparto artistico distintivo e a un ventaglio di attività secondarie pensate per il puro piacere della scoperta, lo rende un titolo che si rivolge tanto agli amanti dei walking simulator più intimisti quanto a chi cerca qualcosa di adatto anche ai giocatori più giovani. Si tratta quindi di un titolo che merita attenzione, specialmente per chi è alla ricerca di un'avventura capace di parlare al cuore senza bisogno di dire una sola parola, e capace di trasformare il lutto per un animale in un gioco che, impronta dopo impronta, non smette mai di sembrare vivo. Cristiano Rossetti

8.5
von 10
2026-08-11T10:59:00+02:00
Versione testata: PC
Questo gioco è stato recensito utilizzando una copia fornita dal publisher, dalla società di PR, dallo sviluppatore o altro allo scopo esplicito di una recensione.
Finding Polka

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