Good Omens – La nostra recensione della terza “stagione” della serie TV di Prime Video!
È da poco stato rilasciato su Prime Video l’episodio conclusivo di‘Good Omens’, serie TV ispirata ai fumetti di Neil Gaiman. Noi di NerdAlQuadrato l’abbiamo visto e siamo qui per dirvi la nostra opinione!
La recensione di “Good Omens” sarà strutturata in queste parti: recensione no-spoiler (per chi vuole un primo parere sulla puntata, ma non l’ha ancora vista), recensione spoiler, analisi e spiegazione del finale, e concludendo con l’opinione finale riassuntiva.

Recensione No-Spoiler di “Good Omens”
Partiamo dal problema principale di questa “stagione” finale: Prime Video ha deciso di concludere la trama non con una vera e propria continuazione di 6 episodi, come le precedenti stagioni, ma con una sorta di film dalla durata di un’ora e 40 minuti. Inevitabilmente, dunque, si perde la struttura lenta e leggera che caratterizzava lo show. Tutto viene disperatamente accelerato per porre fine ai fili narrativi, e ciononostante si trova addirittura tempo per delle sottotrame inutili.
Diciamolo chiaramente, ‘Good Omens’ non è mai stata una serie TV eccezionale e gli episodi visti negli scorsi anni erano ricolmi di difetti, quali la CGI e le storyline prettamente riempitive, eppure è un prodotto dannatamente intrattenente, nonostante ciò che voglia raccontare sia spesso migliore della sua effettiva realizzazione. I temi trattati sono profondi e hanno una mitologia potenzialmente incredibile, ma la risoluzione delle varie ed eventuali apocalissi da parte dei due protagonisti è prettamente banale.

Questi ultimi, Crowley e Azraphel, sono la colonna portante dell’intero prodotto, con una dinamica unica tra loro che tiene incollato lo spettatore allo schermo, specialmente grazie all’interpretazione di David Tennant e Michael Sheen. Dopotutto, nella seconda stagione li avevamo lasciati con un tragico finale in cui si separavano, e determinare quale sarebbe stato il loro futuro era uno dei problemi più grandi a cui questa puntata doveva far fronte, rischiando inevitabilmente di deludere alcuni fan. Fortunatamente, si è scelta una strada abbastanza soddisfacente per i due personaggi, seppur annebbiata da molte distrazioni di cui non avevamo bisogno.
Come accennato prima, gli effetti speciali che cercano di mettere in pratica i complessi concetti cosmici di cui si tratta lasciano a desiderare, ma è una cosa su cui si può sorvolare, anche perché sono raramente utilizzati. La produzione sembra esserne, dunque, consapevole, e preferisce optare per delle rappresentazioni più pratiche. Teniamo in considerazione il fatto che questa serie era destinata a concludersi al più presto a causa degli scandali legati a Neil Gaiman, autore originale della serie fumettistica, per cui era stata cancellata anche ‘The Sandman‘.
Aver potuto vedere una vera e propria conclusione al posto di una cancellazione sul più bello è stato ben più di quanto i fan potessero desiderare, dato che è sempre più frequente che accada una cosa del genere nel settore televisivo. Per evitare di fare qualche spoiler, possiamo riassumere dicendo che questo finale racchiude interamente l’essenza di ‘Good Omens’: una buona dose di canzoni dei Queen (personalmente sempre apprezzate, ma inserite anche nei momenti giusti data la natura britannica della produzione); romanticismo, villain banali e questioni religiose che vengono affrontate in modo moderno e trasgressivo.
Voto: 7/10

Recensione Spoiler di “Good Omens”
L’incipit di questo episodio, spiritualmente chiamato terza stagione, vede il Paradiso programmare la Seconda Venuta di Gesù Cristo sulla Terra. Il Messia viene dotato di un nuovo corpo mortale dopo aver passato gli ultimi duemila anni nella Trinità, e per questo è visibilmente confuso. Tutto molto carino concettualmente, se non fosse che il personaggio non ha alcuna rilevanza sulla trama e, anzi, si ritrova a perseguire un obiettivo senza senso: dopo un fraintendimento con Crowley, decide di diventare un esperto del gioco delle tre carte– e la morale è sostanzialmente assente.
Il suo epilogo lo vede ispirare alcuni cittadini e diffondere la sua parola con amore e gentilezza, prima di scomparire insieme al resto del mondo, facendolo sembrare una macchietta inutile. Insomma, si è trattato di un vero spreco di un personaggio che, nell’eterno conflitto tra Paradiso e Inferno, avrebbe potuto giocare un ruolo chiave. Invece, la storia preferisce concentrarsi in primo luogo su una rivalità improvvisata tra Crowley e un gangster locale, anch’essa prettamente irrilevante, che porta semplicemente l’ex demone a riprendersi la propria macchina.
Togliendo questi due filler, la vera trama rimanente rivela che l’arcangelo Michele si è appropriato del Libro della Vita, e lo sta utilizzando per compiere il piano ineffabile di Dio e distruggere la Terra. Per questo, inizia a uccidere Metatron e alcuni altri arcangeli, procedendo lentamente alla distruzione dell’intero universo. Il colpo di scena è che ci riesce: l’unica pagina rimanente del Libro è la libreria di Azraphel, in cui i due protagonisti possono rifugiarsi nel poco tempo rimanente.

Il loro rapporto si trova in un momento complicato, dato che Crowley si era dichiarato per poi essere abbandonato, ma il ricongiungimento tra i due è la parte migliore dell’episodio, e con una stagione completa avremmo avuto modo di vederlo sviluppato anche meglio. L’ultima mezz’oretta della puntata diventa forse l’apice di tutto ciò che era stato costruito nella serie, dato che la coppia viene raggiunta, ai confini dell’universo, da una figura inaspettata: Satana in persona.
La sua misteriosità e sorprendente calma lo rende un personaggio interessante, diverso dal semplice mostro diabolico che ci si aspetterebbe. Infatti, apprendiamo che l’esistenza dell’Inferno è una forza necessaria per contrapporsi al bene divino, ed è senz’altro un concetto con degli spunti interessanti. Nella vecchia libreria, scopriamo che è presente anche Dio, forza onnipresente, che si manifesta per la prima volta dopo aver narrato gli eventi della serie.
La trasposizione del Creatore è, invece, un po’ deludente, perché non gli viene data alcuna profondità o motivazione sensata. “Tutte le storie devono finire” è il suo motto, ma non viene spiegato perché debba succedere dopo soli seimila anni di esistenza del creato. Una banale motivazione sarebbe potuta essere che gli umani sono diventati corrotti e non meritano di continuare a vivere, ma non è questo il caso. Dio è semplicemente impassibile e imponente, non mostrando alcun sentimento riguardo all’apocalisse e limitandosi ad affermare che il rapporto tra i due angeli lo ha sempre fatto sorridere.
Insomma, dopo aver narrato la loro storia per tutto il corso dello show, ci si aspetterebbe che l’intenzione del Signore fosse quella di vedere la relazione tra Crowley e Azraphel evolversi per realizzare qualcosa di meglio di quanto fatto da lui e Satana, dato che rappresentano il male e il bene. Invece, Dio accetta semplicemente la loro idea di ricostruire un nuovo universo, privo di Paradiso o Inferno, angeli o demoni, lasciando il libero arbitrio assoluto agli esseri umani, nonostante non fosse ciò che aveva previsto.

Analisi e spiegazione del finale di “Good Omens”
Come desiderato da Crowley e Azraphel, Dio distrugge ciò che era rimasto del creato per dare luogo a un nuovo Big Bang, questa volta senza l’influenza di angeli che progettino le stelle e le galassie. Il mondo sembra essere prettamente uguale a quello precedente, ma scopriamo che molti dei volti degli esseri celestiali o dei demoni sono diventati persone comuni nella nuova realtà: Azraphel è un bibliotecario nello stesso identico luogo della sua iconica libreria, e lavora per Metatron.
Nella libreria, vediamo entrare Crowley, un celebre scrittore e astrofisico, in cerca di un libro sull’universo, possibilmente non scritto da lui. La sua passione per le stelle è un dettaglio apprezzabile che ci ricorda quanto contasse per lui la bellezza cosmica anche quando era un angelo. La scenetta finisce con Azraphel che invita Crowley a un appuntamento, e nel locale in cui si recano riconosciamo molti personaggi: Michele, Muriel, Gesù, Eric e molti altri, ma in vesti umane.
Dopodiché, assistiamo a un salto temporale di vent’anni, con i due protagonisti invecchiati e sposati. La coppia si siede al chiaro di luna per ammirare le stelle, con Azraphel che si domanda se ci sia qualcosa di più oltre a tutto ciò che possono vedere. Crowley, invece, afferma di non aver bisogno di nient’altro oltre a lui. Questo racchiude alla perfezione il loro rapporto: Azraphel ha sempre voluto di più, un ruolo più alto in Paradiso, mentre tutto ciò che Crowley desiderava era proprio l’angelo.
Anche se le precedenti versioni dei due personaggi hanno cessato di esistere con la distruzione del vecchio universo, possiamo comunque considerare che abbiano avuto il loro finale felice, come tanto desiderato dagli spettatori. Certamente, la serie ha preferito una “tabula rasa” per non dover chiudere tutte le trame secondarie dei personaggi uno a uno, ma la via scelta ci ha permesso di assistere a un confronto filosofico coi rappresentanti dei due estremi cosmici di cui avevamo bisogno fin dall’inizio della serie.

Opinione finale con voto
‘Good Omens’ è giunta al capolinea con un episodio soddisfacente, seppur affrettato e affollato, che ci ha permesso di vedere una degna conclusione per i due protagonisti. Una stagione intera avrebbe aiutato a distribuire meglio le trame secondarie, tranquillamente trascurabili in questa puntata dalla durata di un’oretta e quaranta minuti. Il vero punto forte dell’intera serie si riconferma essere il rapporto tra Azraphel e Crowley, mentre tutto il resto è un contorno incastrato in modo un po’ confusionario.
Questo è un peccato, perché le storie che si sceglie di raccontare sono concettualmente ricche di potenziale, ma vengono applicate banalmente. Insomma, temi cosmici come quelli affrontati in ‘Good Omens’ non si riscontrano spesso in un prodotto televisivo, specialmente per motivi di budget, il quale rappresenta un problema per gli effetti speciali. Per questo motivo, la serie cerca astutamente di evitare di abusarne e rende tutto abbastanza pratico e semplice, regalando comunque un prodotto appagante.
Voto: 7/10

E voi avete visto “Good Omens”? Fateci sapere nei commenti cosa ne pensate!
