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Havoc – La nostra recensione in anteprima del film Netflix con Tom Hardy! (2025)

Havoc è il nuovo film scritto e diretto da Gareth Evans, regista diventato famoso grazie ai due action thailandesi The Raid 1 e 2. Si tratta di un action brutale e spietato, con protagonista Tom Hardy.

Sette anni dopo l’uscita del suo ultimo film, Apostolo — un horror gotico distribuito sempre su Netflix e decisamente distante dal genere action a cui ci aveva abituati — Evans torna alle origini con Havoc, rispolverando il tipo di storia e stile che lo hanno reso un nome di riferimento nel cinema d’azione.

Ma sarà riuscito a portare in scena un prodotto all’altezza delle aspettative? Noi di Nerd Al Quadrato l’abbiamo visto in anteprima e siamo qui per dirvi la nostra!

La recensione di “Havoc” sarà strutturata in queste parti: recensione no-spoiler e l’opinione finale riassuntiva.

Havoc
“Havoc”

Recensione di “Havoc”

Walker (Tom Hardy) è un detective malconcio che lotta per farsi strada nella malavita che minaccia di sommergere l’intera città. All’indomani di un affare di droga andato male, Walker si ritrova con diverse fazioni alle calcagna: un’associazione criminale vendicativa, un politico corrotto e i suoi colleghi poliziotti. Quando cerca di salvare il figlio del politico, il cui coinvolgimento nello spaccio di droga inizia a svelare una profonda rete di corruzione e cospirazione, è costretto a confrontarsi con i demoni del suo passato.

Havoc è un thriller cupo, tesissimo e coinvolgente, capace di catturare lo spettatore fin dai primi minuti e di mantenerne alta la tensione fino all’ultima scena. Tom Hardy offre un’interpretazione potente, dando vita a un personaggio complesso, ruvido e aggressivo nei confronti di chiunque lo circondi, ma al tempo stesso affascinante nella sua ambiguità morale.

Uno degli aspetti più riusciti di Havoc è senza dubbio la sceneggiatura: in meno di dieci minuti, il regista Gareth Evans riesce a catapultarti nel mondo crudo e spietato in cui si muovono i personaggi. Ogni figura in scena è delineata con attenzione, dotata di una propria psicologia ben definita e di motivazioni credibili, che rendono comprensibili – seppur non sempre giustificabili – le loro azioni.

Tutto questo è reso ancora più efficace da una scrittura dei dialoghi di altissimo livello: serrati, realistici e perfettamente aderenti al tono e al contesto della storia. I dialoghi non solo danno credibilità ai personaggi, ma contribuiscono a costruire un’atmosfera tesa e palpabile, mantenendo costante l’attenzione dello spettatore e alimentando il senso di immersione nella narrazione.

In Havoc, i veri momenti clou si concentrano in due spettacolari sequenze action che rappresentano l’apice emotivo e visivo del film. Si tratta di scene mozzafiato, cariche di adrenalina, in cui scorrono fiumi di sangue, si susseguono sparatorie intense e momenti al cardiopalma che lasciano letteralmente senza fiato. Colpisce la quantità di situazioni che si avvicendano sullo schermo, tutte rese con una regia chiara, fluida e visivamente accattivante.

Non siamo di fronte a scene d’azione frenetiche e brutali come quelle viste nei due The Raid, ma Gareth Evans riesce comunque a offrire momenti di grande cinema action, inseriti con intelligenza all’interno di una trama crime solida e senza tempo. La storia, seppur costruita su archetipi classici, viene sviluppata con originalità e mai con superficialità.

Havoc
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La regia di Evans in Havoc è impeccabile: consapevole, raffinata e sempre funzionale alla narrazione. Il tipo di racconto che sceglie di portare avanti si adatta perfettamente al suo stile registico, e il risultato è un film pienamente riuscito, coinvolgente e curato in ogni dettaglio. Anche il cast si dimostra all’altezza, con attori perfettamente calati nei rispettivi ruoli, capaci di offrire interpretazioni sfumate che donano profondità e autenticità ai personaggi.

La fotografia di Matt Flannery – collaboratore storico di Evans – è un altro punto di forza del film. Colpisce in particolare nelle sequenze notturne o illuminate da luci al neon e da fonti artificiali, regalando un’estetica visiva ricca di atmosfera. La grana dell’immagine aggiunge un ulteriore strato di intensità visiva, fondendosi perfettamente con le situazioni cupe e tese che animano la pellicola.

Anche la colonna sonora, firmata da Tyler Bates, merita una menzione. Pur non essendo costantemente in primo piano, accompagna le scene con equilibrio, senza mai risultare invadente o eccessiva. La musica si inserisce con discrezione nel tessuto del film, sostenendo le emozioni e contribuendo a mantenere coerente il tono generale della narrazione.

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“Havoc”

In Havoc non è però tutto rose e fiori: i difetti emergono e non possono essere ignorati. Uno di questi, purtroppo ricorrente nella filmografia di Gareth Evans (a eccezione di The Raid 2), riguarda il ritmo e la durata complessiva. Sebbene la trama sia avvincente e mantenga alto il coinvolgimento dello spettatore, la sensazione è che il montaggio proceda sempre un po’ di fretta. Un’altra mezz’ora di girato avrebbe probabilmente giovato al film, concedendo maggiore respiro a numerose sequenze e permettendo un approfondimento più organico delle dinamiche interpersonali.

In particolare, alcune relazioni chiave tra i protagonisti—una delle quali riveste un’importanza cruciale per lo sviluppo del plot—restano a tratti appena abbozzate, pregiudicando la forza emotiva di certi snodi narrativi. Analogamente, certi temi di fondo, come il conflitto tra lealtà e tradimento o la redenzione attraverso il sacrificio, vengono accennati senza ricevere lo spazio di riflessione che meritano.

Nel complesso, si percepisce la volontà di condensare troppi elementi in un’unica struttura compatta, sacrificando quel dettaglio psicologico che altrove Evans costruisce con cura. Questo non nega il valore complessivo del film, ma lascia l’impressione di un potenziale non del tutto colmato, quasi come se si fosse scelta la rapidità dell’azione a scapito della profondità drammatica.

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Opinione finale con voto

Nel panorama odierno del cinema d’azione, Gareth Evans conferma con Havoc la propria maestria nel gestire ritmi serrati, atmosfere cupe e sequenze ad alto tasso adrenalinico, pur riconoscendo tuttavia qualche limite che emerge soprattutto quando la narrazione fatica a trovare il giusto respiro. Fin dalle prime battute, il film induce lo spettatore in un contesto violento e claustrofobico: attraverso una sceneggiatura ben congegnata e dialoghi cesellati con cura, Evans costruisce in meno di dieci minuti un universo oscuro fatto di tradimenti, vendette e scelte estreme. Le parole non suonano mai fuori posto: ogni frase, asciutta e diretta, contribuisce a delineare caratteri e rapporti di forza senza appesantire il ritmo, mantenendo un perfetto equilibrio tra tensione narrativa e chiarezza espositiva.

Se il cuore drammatico di Havoc risiede nella definizione dei personaggi e delle loro motivazioni, l’anima visiva si dispiega nelle due sequenze action che costituiscono il vero fulcro spettacolare. Qui Evans dimostra tutta la sua perizia tecnica, orchestrando scene mozzafiato in cui fiumi di sangue e raffiche di proiettili si intrecciano a un montaggio fluido e a un’inquadratura intensa.

Non si tratta di pura esibizione di violenza fine a sé stessa, ma di momenti concepiti per far emergere con forza la posta in gioco: ogni pallottola, ogni colpo inferto acquista senso nel contesto narrativo, imprimendo allo spettatore quella scarica di adrenalina che solo un action movie di qualità sa offrire. Proprio come The Raid, queste scene sono calibrate per imprimersi nella memoria proprio grazie alla loro chiarezza e a un impatto visivo ben studiato.

Al di là dell’azione in sé, sorprende l’armonia con cui la fotografia di Matt Flannery contribuisce a definire l’estetica del film. Le sequenze notturne, illuminate da lampioni giallastri o da insegne al neon blu, assumono toni quasi surreali, fondendo realismo e suggestione onirica (in una scena questo succede effettivamente). Questo approccio visivo non è mero esercizio stilistico, ma un elemento narrativo a tutti gli effetti: la luce e l’ombra si rincorrono come gli stessi personaggi, riflettendo i loro turbamenti e le loro paure.

A bilanciare l’insieme c’è infine la colonna sonora di Tyler Bates, che, pur restando spesso in secondo piano, accompagna con discrezione i momenti più intensi senza mai sovrastare l’azione. Bates preferisce puntare su motivi incalzanti, in modo da sostenere la tensione senza trasformarla in un rullo di tamburi pomposo. In questo modo, la musica diventa un tessuto di sfondo che amplifica le emozioni, ma non distrae mai dal respiro visivo e drammatico del film.

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Nonostante questi aspetti di pregio, Havoc non riesce a celare del tutto le proprie imperfezioni. Il problema più evidente riguarda la durata complessiva, che in alcune fasi sembra troppo contenuta rispetto all’aspettativa generata dalla ricchezza dei temi e delle relazioni in gioco. In particolare, alcune dinamiche tra i personaggi – centrale una relazione che avrebbe meritato di essere esplorata con maggiore profondità – restano a tratti abbozzate, come se il montaggio avesse preferito privilegiare il ritmo a discapito della complessità emotiva. Un’altra mezz’ora di girato avrebbe consentito di scandagliare meglio i retroscena delle scelte e dei tradimenti, regalando allo spettatore quel senso di compiutezza narrativa che manca in alcune pieghe del plot.

Questa sensazione di “tutto sommato incompiuto” non scalfisce però il valore complessivo del film: Havoc rimane un’opera solida, capace di intrattenere e di coinvolgere, e di offrire un’esperienza cinematografica intensa. Se è vero che Evans si trova a suo agio quando può dare sfogo al suo talento nell’azione pura, è altrettanto vero che mostra qui la volontà di inserire l’adrenalina in un contesto narrativo più ampio, fatto di sentimenti ambigui e motivazioni complesse. Il risultato è un action movie che, pur nel solco di un filone consolidato, riesce a ritagliarsi una voce personale, grazie a una combinazione di recitazione, regia e fotografia che raramente delude.

In definitiva, Havoc rappresenta un ulteriore passo in avanti per Gareth Evans, che conferma la propria capacità di regista capace di fondere tensione e spettacolo. Pur con qualche sbavatura nella gestione dei tempi, il film mantiene viva l’attenzione e regala momenti di grande cinema action, impreziositi da una caratterizzazione psicologica che ne eleva il livello.

Se Evans saprà in futuro bilanciare ancora meglio l’esigenza di accelerare il ritmo con quella di approfondire le storie dei suoi personaggi, potremo attenderci da lui opere ancora più complete e memorabili. Con Havoc, comunque, il regista consegna al pubblico un thriller ad alta tensione che, tra violenza calibrata e spunti drammatici, merita più di un semplice passaggio sullo schermo: è un invito a scendere con lui nelle zone d’ombra dell’animo umano, dove la linea tra eroe e antieroe si fa sottile e sfocata, e dove ogni scelta ha un prezzo. O come dice la tagline del film: nessuna legge, solo disordine.

Voto: 7,5/10

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Cliff

Amante della settima arte, cinefilo in tutto e per tutto ma sempre disposto a conoscere cose nuove. Amo particolarmente il cinema di James Gray e ascolto Taylor Swift, i cinecomic Marvel sono la mia kryptonite 👀

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