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Hell Let Loose: Vietnam – La nostra recensione!

Con Hell Let Loose: Vietnam, lo studio britannico Expression Games e l’editore Team17 compiono un salto che in pochi si sarebbero aspettati, quello di prendere la formula ruvida e cerebrale di Hell Let Loose, uno degli sparatutto tattici più rispettati dal grande pubblico degli ultimi anni, e trapiantarla di peso nella giungla del sud-est asiatico.

Non si tratta di un’espansione né di un semplice reskin a tema, in quanto Hell Let Loose: Vietnam è un titolo standalone, autonomo rispetto al capitolo originale del 2021, con un proprio roster di mappe, fazioni e ruoli. Il titolo è stato pubblicato il 13 agosto 2026 su PC, PS5 e Xbox Series X|S, con anche il supporto al cross-play completo tra tutte le piattaforme.

Hell Let Loose: Vietnam

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Una guerra raccontata dal terreno

Chi si aspetta una campagna narrativa, personaggi scritti o una sequenza di missioni con una trama da seguire rimarrà spiazzato, dato che proprio come il capitolo originale, Hell Let Loose: Vietnam non possiede alcuna modalità storia in senso classico. Non ci sono cutscene, non ci sono protagonisti, non c’è un canovaccio scritto da seguire missione dopo missione.

La “storia” del gioco è affidata interamente al contesto storico e all’ambientazione, che qui gioca un ruolo molto più centrale che nel primo capitolo, e alla dinamica emergente delle battaglie stesse, ognuna delle quali racconta una piccola vicenda irripetibile fatta di imboscate, ritirate e conquiste di settore.

Hell Let Loose: Vietnam

Il conflitto rappresentato copre gli anni della guerra del Vietnam, dal 1965 al 1973, e mette una contro l’altra le forze armate statunitensi e l’esercito nordvietnamita. Le sei mappe di lancio, seppur non pensate come ricostruzioni geografiche esatte, nascono da un lavoro di documentazione serio, dato che gli sviluppatori sono partiti da fotografie d’epoca, resoconti storici e dati topografici reali per poi adattare fiumi, sentieri e obiettivi alle esigenze di un bilanciamento credibile in battaglie da cinquanta contro cinquanta.

Il risultato è notevole, con un pugno di teatri operativi ben distinti tra loro, come il ponte di Thanh Hóa (richiamo diretto al periodo dei bombardamenti dell’operazione Rolling Thunder), Vạn Tường (ispirata all’operazione Starlite del 1965), l’aviosuperficie di Đắk Tô (ambientata sugli altopiani centrali e memore della omonima battaglia), la periferia di Huế (che richiama gli scontri strada per strada dell’offensiva del Tet), le risaie e i villaggi rurali di Quảng Ngãi, e infine il porto di Cam Ranh, snodo logistico costiero.

Hell Let Loose: Vietnam

Il legame con la storia reale è talvolta rafforzato anche dal sistema di obiettivi e trofei, che premia il giocatore per aver vinto ripetutamente su una determinata mappa richiamando esplicitamente il nome dell’operazione militare che l’ha ispirata.

È proprio nell’asimmetria tra le due fazioni che il gioco trova il suo momento più riuscito di narrazione implicita, da un lato con la potenza di fuoco e la mobilità aerea statunitense, dall’altro con le gallerie e le tattiche di infiltrazione nordvietnamite, una contrapposizione che restituisce l’essenza stessa di quel conflitto asimmetrico. Anche il comparto sonoro, con i suoi rumori di combattimento in lontananza, il crepitio delle radio e il rombo degli elicotteri, lavora in questa direzione, costruendo un’atmosfera estremamente convincente, pur senza nascondere qualche libertà storica presa per esigenze di design.

Hell Let Loose: Vietnam

La disciplina prima del grilletto

Il nucleo di Hell Let Loose: Vietnam resta riconoscibilissimo per chi conosce il capitolo originale, ma quasi ogni sistema è stato accelerato e reso più fisico. I soldati ora possono nuotare, arrampicarsi su scale e scavalcare ostacoli con un vero e proprio vault, novità assenti nella Normandia del primo gioco e che qui risultano quasi necessarie viste le risaie allagate, i corsi d’acqua e la vegetazione verticale delle mappe vietnamite.

Il ritmo delle sparatorie resta comunque lontano dall’arcade, con gli scontri che avvengono spesso a distanza ravvicinata, tra cespugli che nascondono completamente la sagoma nemica, ed è frequente individuare l’avversario dal suono prima ancora che dalla vista. A questo contribuisce anche l’assenza totale di visori notturni, e quando una partita si svolge nelle ore buie, l’oscurità diventa una copertura naturale che entrambe le fazioni possono sfruttare per infiltrarsi o tendere imboscate, ribaltando spesso gli equilibri tattici rispetto alle stesse mappe affrontate in pieno giorno.

Hell Let Loose: Vietnam

A tenere insieme un campo di battaglia così caotico è la catena di comando, il vero telaio invisibile su cui poggia l’intera esperienza. Le comunicazioni vocali sono suddivise in tre canali distinti, ovvero la chat di comando, riservata al dialogo tra il Comandante e i Comandanti di Squadra, la chat di squadra, che collega i membri di un singolo plotone tra loro, e la chat di prossimità, udibile da chiunque si trovi nelle immediate vicinanze. Il gioco non obbliga nessuno a rispettare questa gerarchia, ma punisce senza pietà chi la ignora, dato che un Granatiere lasciato senza copertura viene aggirato in pochi secondi, un Tiratore senza un Osservatore spara alla cieca, e persino le risorse più preziose messe in campo dal Comandante finiscono sprecate se le squadre sul terreno non eseguono il piano concordato.

Al lancio sono disponibili diverse modalità di gioco. Le due colonne portanti sono ovviamente Warfare, un tiro alla fune continuo tra le due squadre per il controllo di cinque settori consecutivi, e Offensive, che assegna un ruolo di attacco a una fazione e uno di difesa all’altra, e a queste si affiancano varianti come Conquer e Domination, pensate per alterare i parametri e i ritmi dello scontro rispetto alle due modalità storiche della serie.

Hell Let Loose: Vietnam

Il vero cuore del gioco, però, resta il sistema di ruoli, composto da diciannove figure specializzate, distribuite su sei categorie di unità (comando, fanteria, ricognizione, corazzati, elicotteri e mortai), pensate per rendere ogni squadra dipendente dalla collaborazione reciproca più che dall’abilità di mira del singolo.

Il Comandante di Squadra resta la figura chiave a livello di plotone, mentre il Fuciliere e il Mitragliere formano l’ossatura della fanteria, Il Medico recupera invece i feriti sotto il fuoco nemico, trascinandoli fisicamente al riparo prima di rianimarli, e l’Ingegnere costruisce fortificazioni e i nodi che generano le risorse necessarie all’intera squadra.

Hell Let Loose: Vietnam

La ricognizione invece, affidata a Cecchino e Osservatore, opera in profondità nel territorio nemico per individuare avamposti e gallerie da colpire, mentre i mezzi corazzati vedono il Comandante di carro e l’Equipaggio lavorare in tandem, ma la novità più significativa della serie, l’unità Elicottero, introduce per la prima volta in Hell Let Loose i ruoli di Pilota e Ufficiale Logistico, esclusivi delle forze statunitensi e capaci di trasportare interi plotoni sul campo di battaglia e di fornire supporto di fuoco dalle porte laterali del velivolo.

I mortai, infine, sono stati ripensati per essere un vero e proprio lavoro di squadra tra l’Osservatore, il Supporto e il Tiratore esegue, in un sistema che punta a sostituire il tiro casuale dell’artiglieria con un fuoco indiretto realmente coordinato.

Hell Let Loose: Vietnam

Al vertice della catena di comando siede il Comandante, figura che trasforma ogni partita in una sorta di strategico in tempo reale sovrapposta allo sparatutto in prima persona. Il suo compito principale è amministrare l’economia bellica dell’intera squadra, che in Vietnam viene scomposta in tre risorse distinte da tenere sott’occhio contemporaneamente, ovvero le munizioni, gli effettivi e il carburante. Su questa base il Comandante decide dove far cadere i lanci di rifornimento necessari per erigere le guarnigioni (la rete di respawn condivisi dall’intera squadra), e dispone di abilità più ricche rispetto al capitolo originale, tra cui il lancio al napalm, i mitragliamenti aerei, la ricognizione aerea e un avamposto personale che elimina la vecchia frustrazione di dover rinascere sempre al quartier generale.

Ogni abilità, però, ha un costo in risorse e un tempo di ricarica proprio, il che trasforma ogni scelta del Comandante in un compromesso piuttosto che in un pulsante da premere a ripetizione. Accanto alle guarnigioni di squadra restano gli avamposti, punti di respawn gratuiti e a rapido dispiegamento che ogni Comandante di Squadra può piazzare autonomamente.

Hell Let Loose: Vietnam

È sull’asimmetria tra le due fazioni che il gioco costruisce la sua identità più originale rispetto al predecessore. L’esercito nordvietnamita può costruire reti di gallerie sotterranee che collegano le proprie guarnigioni e permettono di comparire quasi istantaneamente alle spalle del nemico, un vantaggio tattico enorme che obbliga le forze statunitensi a dedicare tempo e uomini alla ricerca e alla distruzione degli ingressi nascosti nella vegetazione.

Le forze statunitensi, dal canto loro, dispongono di elicotteri da trasporto e da rifornimento capaci di spostare intere squadre in pochi secondi e di motovedette per il controllo dei corsi d’acqua, oltre ai consueti mezzi corazzati e ai camion logistici. Anche l’arsenale segue questa logica, dato che le due fazioni dispongono di categorie d’arma paragonabili, ma ogni fucile, mitragliatrice o lanciarazzi cambia sensibilmente per rinculo, cadenza di fuoco e capacità dei caricatori, così che imparare a leggere l’equipaggiamento nemico diventa parte integrante della strategia.

Hell Let Loose: Vietnam

Il sistema di equipaggiamento, inoltre, non è più legato a un semplice paniere di dotazioni fisse per ruolo, ma a una vera e propria gestione del peso, e ogni arma, accessorio, caricatore extra, granata o kit medico ha un valore di ingombro proprio, con la capacità di trasporto complessiva che cresce progressivamente con l’esperienza accumulata dal giocatore in quel ruolo.

La conseguenza è che le scelte diventano vincolanti fin da subito, dato che imbracciare un lanciarazzi anticarro, per esempio, può significare rinunciare all’arma primaria, costringendo il giocatore a decidere se essere utile alla squadra come minaccia contro i mezzi corazzati o come fuciliere in prima linea.

Hell Let Loose: Vietnam

Tra fotorealismo e fin troppa pulizia visiva

Dal punto di vista tecnico Hell Let Loose: Vietnam gira su Unreal Engine 5 e punta apertamente a un’ambientazione fotorealistica, con vegetazione fittissima, variazioni dinamiche di luce e meteo su ciascuna delle sei mappe e un comparto sonoro impressionante. Il prezzo di un’ambizione tecnica così alta si è fatto sentire soprattutto lato performance.

Durante la nostra esperienza, abbiamo riscontrato molti cali di framerate improvvisi e non sempre spiegabili, pop-in di texture ed elementi dello scenario, un fastidioso effetto di shimmering sul fogliame in movimento e artefatti visivi sul fumo delle esplosioni che, uniti alla già ridotta visibilità voluta dal level design, hanno reso in alcuni momenti la lettura del campo di battaglia più difficile del previsto.

Hell Let Loose: Vietnam

Sul fronte puramente estetico, le mappe, pur bellissime da un punto di vista fotografico, tendono a rimanere troppo “pulite” nel corso della partita, con un livello di distruzione ambientale che non restituisce pienamente il senso di devastazione che ci si aspetterebbe da un campo di battaglia vietnamita, specialmente se confrontato con quanto visto in altri sparatutto ambientati nello stesso conflitto.

Nel complesso, la base tecnica e artistica è solida e ambiziosa, ma necessita ancora di diverse patch per esprimere davvero il suo potenziale.

Hell Let Loose: Vietnam

Conclusione e Voto

Hell Let Loose: Vietnam: In conclusione, Hell Let Loose: Vietnam è un gioco che chiede molto e restituisce altrettanto, ma solo a chi è disposto a scendere a patti con la sua filosofia. Non è uno sparatutto arcade, la vittoria dipende dalla capacità di ascoltare il proprio comandante, difendere una guarnigione lontana dai riflettori e accettare che la propria morte, spesso arrivata da un nemico mai visto, sia parte di un bene superiore per la squadra. Chi ha già amato il capitolo originale troverà in Vietnam un'evoluzione naturale e per certi versi più audace, grazie all'asimmetria tra gallerie ed elicotteri e a un'ambientazione che riesce a raccontare la guerra attraverso il level design e l'atmosfera meglio di molti titoli con velleità narrative esplicite. Nel complesso, Hell Let Loose: Vietnam è un'operazione riuscita più per l'ambizione del progetto che per la sua rifinitura al debutto, con la scelta dell'ambientazione che è quasi perfetta per la filosofia della serie, e con il sistema di ruoli e la guerra asimmetrica tra tunnel ed elicotteri che regalano momenti di tensione che pochi altri sparatutto multiplayer sanno offrire, ma la componente tecnica ha ancora bisogno di tempo e patch per raggiungere la stabilità che un progetto di questa portata merita. Cristiano Rossetti

7.5
von 10
2026-08-22T10:59:00+02:00
Versione testata: PC
Questo gioco è stato recensito utilizzando una copia fornita dal publisher, dalla società di PR, dallo sviluppatore o altro allo scopo esplicito di una recensione.
Hell Let Loose: Vietnam

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