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It Ends – La nostra recensione dell’incubo ed esordio firmato Alexander Ullom!

In un anno ricco di horror di successo come “Obsession” e “Backrooms”, “It Ends” si inserisce all’apparenza timido come un breve ma intenso viaggio nel quale tutto è indeterminato e nulla è più sicuro. L’opera prima di Alexander Ullom è uscita nelle sale italiane il 28 ottobre e noi di Nerd Al Quadrato l’abbiamo visto e siamo qui per dirvi la nostra!

La recensione di “It Ends” conterrà lievi spoiler e un’analisi del finale.

It Ends - La nostra recensione (2026)
“It Ends“ – © NEON

Recensione di “It Ends”

Nel riflettere sugli spazi liminali e sulle loro possibilità infinite, si riesce a cogliere un pattern specifico anche nella trattazione di tematiche ben più profonde del creare atmosfere inquietanti e momenti da brivido. In “Backrooms” la componente traumatica è fondamentale nel suo incessante movimento verso la sua rappresentazione materiale del Reale e dell’inconscio, stanze abitate dai propri demoni ai quali si può tentare di sfuggire o soccombere definitivamente.

Non è un caso che in “It Ends” sia presente una fortissima influenza del fenomeno web sopracitato: già dalla premessa di una guida senza fine vissuta dai quattro protagonisti (James, Day, Fisher e Tyler) è chiara l’impostazione liminale di una strada senza via d’uscita e allo stesso tempo priva di un’entrata. Ciò che resta da fare è effettivamente tentare di ritornare sui propri passi, o forse convivere in questa nuova realtà.

Ullom, al suo esordio dietro la macchina da presa, ha dei guizzi registici nell’utilizzo soprattutto nelle riprese a mano e nella buona gestione di un ritmo che rischia sempre però di incepparsi come il motore della macchina dei protagonisti. Nel suo run-time ristretto l’immobilità effettiva vissuta dai protagonisti di “It Ends” nello spettatore si può trasmettere o come un’effettiva ansia o, più semplicemente, noia e frustrazione.

It Ends - La nostra recensione (2026)
Akira Jackson come Day in “It Ends“ – © NEON

Un discorso metacinematografico interessante nel quale i ragazzi, più tipi che individui ma funzionali alla storia raccontata, si perdono nel cercare di passare il tempo mentre i chilometri sulla loro macchina aumentano a dismisura e la strada è sempre uguale. Ciò in cui però “It Ends”  riesce ad andare oltre è spingere fino al limite nella desolazione per rivelare, distruggere percezioni passate e dubbi irrisolti: la strada potrebbe essere un purgatorio secondo le stesse parole di James, nel quale le proprie colpe da espiare possono offrire una sorta di redenzione.

Rimarrà evidente l’assoluta sospensione sulla natura di una strada la quale diventa anche materializzazione di un’esistenzialità priva di scopo, in un’età come quella dei protagonisti (tra i venti e trent’anni) dove tutto e niente è possibile allo stesso tempo (clicca qui per leggere le parole del regista a riguardo): vengono riscoperte piccole abitudini quotidiane le quali sembravano essere date per scontate e soprattutto quanto le persone che circondano la propria vita contino davvero quando ci si rende conto che le si ha perse per sempre.

Macchine deserte e con contachilometri al limite estremo, persone disperse nella foresta che circonda l’asfalto di una via nella quale prima o poi si rinuncia a trovarne una fine: Tyler è il primo a cedere, Day e Fisher poco dopo nel cercare anche di dissuadere James nel continuare e guidare per semplicemente cercare una risposta. Il conflitto di “It Ends” si impernia quindi sull’andare avanti o meno, ripetitivamente senza troppe variazioni sul tema, non solo limitandosi alla Jeep che diventa lentamente la loro casa ma proprio sulla stessa esistenza priva di obiettivi reali.

Analisi e spiegazione del finale di “It Ends”

È dopo un milione di miglia che qualcosa comincia a cambiare: le persone che prima cercavano di assalire i ragazzi nel tentativo di fuggire, risvegliati dal loro torpore, spariscono e in una giornata addirittura piove. Nel prendere il tutto come segnali di un cambiamento troppo a lungo atteso, James si rimette alla guida con più forza di prima, da solo e stanco e guidato dalla pura inerzia ossessiva.

A una fine il ragazzo arriva, ma ciò che si aspettava non era lì dal principio: un semplicissimo cartello stradale segnala effettivamente la fine della strada. Non esistono risposte più brutali di uno schiaffo che riporta alla realtà delle cose, e in “It Ends” sembra quasi una presa in giro anche nei confronti dello spettatore ansioso e curioso di ritrovare una motivazione a una contemporanea odissea giovanile.

It Ends - La nostra recensione (2026)
Phineas Yoon come James in “It Ends“ – © NEON

Per la prima volta James si lascia andare alla frustrazione e alla rabbia nel non essere riuscito a dare un senso a tutti i conflitti avuti e a ciò che ha perso lungo la strada: le persone a cui voleva, o almeno, credeva di voler bene. La strada della vita spesso prende la via dell’alienante quotidianità, e forse l’essere persi senza un vero scopo verrà rimpianto in futuro: spesso però la mancanza porta al riconsiderare ciò che si conosce fino a quel momento, i rapporti si sfaldano e allo stesso tempo vengono ricostruiti da zero con persone completamente nuove.

Come James ripropone circolarmente la domanda di apertura fatta ai suoi amici a uno sconosciuto accolto dalla strada, nella vita ciò che conta davvero forse non è avere per forza un obiettivo, ma come riempire quei momenti nel quale sembra essere tutto incerto. È solo grazie alle persone a cui vogliamo bene, che esistono assieme a noi, che ci si può anche in qualche modo sorreggere a vicenda nel gioco della vita.

Opinione finale con voto

Al netto di una sceneggiatura la quale a volte gira a vuoto e una sensazione di ripetitività che fa pensare più a un concetto utile per un cortometraggio che per un lungometraggio, “It Ends” è un esordio alla regia che risulta godibile e riesce a reggersi in piedi grazie a un’atmosfera ben orchestrata. Chi però è alla ricerca di un’esperienza horror basata su jumpscare o meccanismi del terrore simili potrebbe rimanerne deluso, in quanto è il viaggio in sé il vero cuore pulsante del progetto.

Voto: 6.5/10

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It Ends - La nostra recensione (2026)
Da sinistra: Phineas Yoon come James, Akira Jackson come Day e Noah Toth come Fisher in “It Ends” – © NEON

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