Evil Dead Burn – La nostra recensione del nuovo terrificante capitolo de “La Casa”!
Evil Dead è tornato, in tutta la sua spettacolare e brutale violenza. Il nuovo capitolo della saga iniziata nel lontano 1981 con al timone Sam Raimi è uscito nelle sale cinematografiche italiane l’8 luglio 2026, intitolato “Evil Dead Burn” (“La Casa: Il Rogo del Male” nella traduzione italiana). Sarà nuovamente all’altezza delle aspettative dei fan assetati di sangue? Noi di Nerd Al Quadrato l’abbiamo visto e siamo qui per dirvi la nostra!
La recensione di “Evil Dead Burn” sarà strutturata in queste parti: recensione no-spoiler (per chi vuole un primo parere sul film, ma non l’ha ancora visto), recensione spoiler, analisi e spiegazione del finale, analisi e spiegazione delle post-credits e concludendo con l’opinione finale riassuntiva.

Recensione no-spoiler di “Evil Dead Burn”
Ciò in cui riesce meglio la saga di Evil Dead fin dal primo leggendario capitolo è premere l’acceleratore sulla comicità mischiata al body horror, declinandolo in nuovi contesti e salse: forte anche dei cambi di regia specialmente negli ultimi tre capitoli, Evil Dead viene spesso rimesso in scena in maniera personale e accattivante senza stancare.
Sébastien Vaniček, regista appartenente alla new wave horror francese, non si trattiene dietro alla macchina da presa in una regia da cardiopalma e regalando sequenze dal ritmo incalzante, mentre il livello di gore è sapientemente dosato senza mai apparire eccessivo: complici anche alcune trovate visive interessanti, il film scorre bene senza mai fermarsi davvero nella tensione, data anche da un reparto sonoro sempre eccellente.
Particolarmente degne di nota sono la fotografia e il cast principale, specialmente Souheila Jacoub nel ruolo protagonista: le pecche maggiori si riscontrano in una sceneggiatura la quale è decisamente scarna anche per le mire di “Evil Dead Burn”, il quale prova ad offrire anche spunti di riflessione ma senza mai approfondirli davvero. Il finale si affida troppo a un elemento il quale rende per alcuni spettatori il passo più lungo della gamba, ma il quale riesce comunque a essere gestito abbastanza decentemente senza scadere nel ridicolo.
“Evil Dead Burn” si classifica tra i ranghi dei precedenti capitoli come un’entrata degna di nota, ma per certi aspetti minore rispetto a ciò che lo precede. La regia di Vaniček e il ritmo elevano sicuramente il prodotto dal precedente “Evil Dead Rise”: tuttavia il suo essere così diverso dai precedenti capitoli, peculiarità che reputo un enorme punto di forza, rischia di crollare nelle battute finali per elementi prevedibili e convenzionali che cozzano con la visione originaria. Se queste safe choices ripagheranno o meno, solo il futuro potrà rivelarlo.
Voto: 7.5/10

Recensione spoiler di “Evil Dead Burn”
È interessante, nella sua lunghissima e decennale corsa nelle sale e nell’immaginario collettivo, pensare a Evil Dead non come una saga ma come una proprietà intellettuale: pochi elementi i quali rimangono fondativi per creare ogni volta nuove storie sempre differenti l’una dall’altra. Se all’inizio effettivamente Evil Dead poteva considerarsi una saga con una coerenza interna ora si è trasformata in qualcosa di più libero da schemi prestabiliti, sfruttando una final girl al posto dell’iconico e capoccione Ash della trilogia originale.
I cambi alla regia sono quindi giustificati anche dalla ricerca di una freschezza interna della IP in questione, mentre il pubblico evolve e, per quanto piaccia o no, rimane sempre attratto dalla violenza declinata sempre in nuovi sadici metodi di tortura: il vero dilemma è non il cosa, ma il come effettivamente rendere un gore in qualche modo accattivante e mai ripetitivo, e “Evil Dead Burn” sottopone effettivamente lo spettatore a un capitolo tra i più, se non il più, brutali e atipici dell’IP.
Sin dall’apertura si percepisce una sprezzatura che pervade i toni grigi della fotografia e anche i movimenti di una macchina da presa la quale non lascia il respiro a ciò che inquadra: tramite il ritorno di Jessica (già incontrata in “Evil Dead Rise”) e della sua furia, l’alternanza di primi piani distorti, di dettagli crudeli dona a “Evil Dead Burn” una visceralità tale da richiamare non tanto il predecessore “Evil Dead Rise” ma il remake del 2013 targato Fede Álvarez. Un feeling più indie, europeo che dona una sua identità visiva e tecnica la quale è decisamente apprezzabile rispetto al capitolo diretto da Lee Cronin.

In un montaggio frenetico ma mai caotico, Vaniček lavora per associazione visiva, creando transizioni e momenti comico-grotteschi tramite i quali riesce a presentare i nuovi protagonisti: Alice (Souheila Jacoub), sposata con il violento Will, i quali stanno festeggiando il compleanno di Joseph, fratello minore di Will e legato particolarmente al nonno materno e ai suoi studi sul Necronomicon. Dopo l’ennesimo litigio tra i primi due, Will si mette alla guida ubriaco, morendo successivamente anche a causa dello scontro brutale con la stessa Jessica, fuggita dal lago: la maledizione classica del Necronomicon passa a lui in quel momento tramite le parole pronunciate dalla non-morta.
Se nel capitolo precedente il Libro dei Morti tormentava due sorelle divise e indagando anche la maternità, in “Evil Dead Burn” si ritorna su un terreno più convenzionale come il lutto e l’imparare a convivere con esso: ciò però comporta anche l’accettare di lasciar andare l’idealizzazione di una persona la quale nascondeva i suoi lati più oscuri. Susan e Edgar, i genitori di Will, già mal sopportavano Alice, ma ora che paradossalmente l’unico che li teneva a bada è morto, cominciano a venire fuori tutti i veri pensieri e sentimenti verso di lei.
In una rimpatriata famigliare la quale, al posto di essere un momento di raccoglimento risulta essere una polveriera, è chiaro che il Male trova un terreno fertilissimo sul quale crescere; il padre (Erroll Shand) è infatti il primo a crollare sotto la maledizione, scardinando anche la concezione del patriarca solido e alla guida della famiglia in un momento così delicato. Il lutto trasforma una persona fino a renderla un morto che cammina e governato dalle passioni più oscure: il deadite in “Evil Dead Burn” diventa una materializzazione della perdita di ciò che non si potrà più riavere indietro, consumando chiunque si trovi sul suo percorso.

Vari momenti sono degni di nota non solo per la violenza perpetuata, ma anche per una strategia della tensione la quale mantiene il ritmo elevato e senza mai frenare: la cena in famiglia più stressante dai tempi di “Hereditary” è un lavoro brillante di montaggio e accumulazione, in un’atmosfera mortifera e marcia la quale omaggia anche l’indimenticabile “The Texas Chainsaw Massacre” firmato Tobe Hooper. In una climax terrificante nella quale il cane viene pugnalato a morte da Edgar tramite un cavatappi, il film entra nel vivo e non lascia più andare lo spettatore, incatenandolo a una sequela di eventi sempre più tragici.
È l’azione brutale e viscerale a muovere “Evil Dead Burn” non con inerzia, ma con forza e anche esuberanza: si percepisce il divertimento di Vaniček dietro una macchina da presa creativa e dai movimenti riutilizzati in maniera innovativa anche nella gestione degli spazi. Uno a uno i membri della famiglia si trasformano in non-morti sadici e intelligenti, mentre non tanto il sangue ma il gore è ciò che davvero riesce a farsi spazio con prepotenza: da inquadrature aeree fino a un piano sequenza magistralmente diretto, il regista gioca con i protagonisti rendendoli chiave di volta di scene memorabili.
Cambi di prospettiva e creatività tecnica e visiva dove il precedente “Evil Dead Rise” aveva in parte fallito, alcuni personaggi però ricevono effettivamente un trattamento diverso svantaggiando altri: interessante l’arco narrativo di Susan, la quale accetta la maledizione in quanto convinta che sia l’unico modo per riportare il figlio indietro e tornare a essere una famiglia. “Evil Dead Burn” è teatro di un disturbante bacio tra umano e deadite, metafora di un soccombere alla morte e alla perdita che lascia spazio solo a una rabbia folle.

Altro spunto degno di nota riguarda la nonna di Will e Joseph, Polly: la sua demenza senile è qui un dispositivo di dark humour con frasi scollegate che alleggeriscono la brutalità del film, ma le quali mascherano in realtà un odio verso Alice di chiara matrice xenofoba sulla sua ascendenza europea. Già in “Vermines” (2023), opera prima del regista, era presente l’indagine sociale riguardante le banlieues parigine e la loro estraneità in un Paese che dovrebbe tutelarle: ma ciò che poteva essere una tematica fondante del film viene lasciata in disparte per chiare esigenze narrativo-creative. In fondo, per una IP come Evil Dead, forse va bene anche così.
Analisi e spiegazione del finale di “Evil Dead Burn”
È sul finale che “Evil Dead Burn” stona leggermente, mentre il massacro da parte di Alice dell’intera famiglia ormai non-morta prende una piega più prevedibile e convenzionale: al netto di uccisioni creative e di un fuoco il quale è sovrapposto al lutto nel bruciare in cenere ciò che rimane di vivo, lo scontro finale ruota attorno ad Alice, la quale è riuscita anche a recuperare un pugnale in grado di sconfiggere i deadites, e al padre, il quale per tutta la durata del film rimane una forza inarrestabile.

Nell’emergere dalla casa ormai in fiamme, simulacro di ciò che una volta era una famiglia ora spezzata dalla perdita, Edgar è diventato una creatura irriconoscibile: l’utilizzo però della CGI in alcuni punti per migliorare già il buon lavoro prostetico è riconoscibile a vista d’occhio, risultando in una sorta di Terminator riuscito a metà che fa perdere leggermente di potenza il film proprio nel momento clou. Tuttavia Vaniček riesce tramite giochi di ombre e un montaggio esclusivo a gestire funzionalmente il personaggio, in un confronto finale degno ma non all’altezza di ciò che è venuto prima anche nei capitoli scorsi (es. l’ammasso di viscere e corpi martoriati di “Evil Dead Rise”).
Il finale, ambientato nel cantiere di fianco al crematorio del funerale di Will, sembra essere già scritto anche stavolta, con una Alice insanguinata che riesce a uccidere col pugnale sacro ciò che rimane di Edgar e viene salvata al mattino dopo dalle autorità:nel chiedere una sigaretta in queste condizioni è anche lampante il parallelismo con l’iconico finale di “Ready or Not” (“Finché morte non ci separi”) del 2019, in una dinamica anche di emancipazione della figura femminile la quale è effettiva nonostante non aggiunga realmente ulteriori spunti di riflessione.
Analisi e spiegazione delle post-credits di “Evil Dead Burn”
“Evil Dead Burn” contiene, in maniera inedita, due scene post-credits.
La prima, precedente ai titoli di coda, rivela che la nonna non-morta è sopravvissuta, trascinandosi per la strada priva delle proprie gambe: in seguito a una ragazza che si ferma per prestarle soccorso, ferisce quest’ultima passandole presumibilmente la maledizione.
La seconda, dopo i titoli di coda, mostra la donna che gestisce il forno crematorio dove era avvenuto il funerale di Will riporre delle ceneri mai ritirate dai famigliari dei defunti, accompagnata dalla figlia più piccola. Nel lasciarla da sola, la bambina agita l’urna contenente le ceneri di Ellie Bixler (protagonista di “Evil Dead Rise”), la quale appare su uno specchio per poi successivamente materializzarsi come non-morta uccidendo brutalmente la piccola.

Annunciandosi allo spettatore con: «Mammina è tornata» sembra ci possa essere l’intenzione di creare una sorta di universo condiviso di Evil Dead piuttosto che mantenere lo status di IP, ripescando un personaggio principale passato e brillantemente interpretato da Alyssa Sutherland: lo stesso Vaniček ha ammesso di aver girato la scena in questione per questioni produttive da parte dello studio (clicca qui per l’articolo di riferimento in lingua inglese). Il prossimo capitolo, intitolato “Evil Dead Wrath”, uscirà nelle sale nel 2028, ma si spera che “Evil Dead Burn” non sia l’inizio di una terra bruciata che lascia spazio alla prevedibilità e alla canonizzazione forzata.
Opinione finale con voto
“Evil Dead Burn” grazie alla regia creativa di Sébastien Vaniček e ad alcuni spunti di riflessione provocatori riesce ad elevarsi rispetto al predecessore in una direzione più indie che permette una maggiore brutalità e visceralità della violenza per soddisfare i fan più assetati. Al netto di una freschezza tecnica e filmica, tuttavia, il terzo atto si rivela più debole del previsto, incasellando questo nuovo capitolo nelle stesse convenzioni dalle quali cercava fin dall’inizio di sottrarsi.
Voto: 7.5/10

E voi avete visto “Evil Dead Burn“? Fateci sapere nei commenti cosa ne pensate!
