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Street Fighter – La nostra recensione del film sul picchiaduro Capcom!

Legendary Pictures e Capcom hanno deciso di fare squadra per portare su schermo una delle saghe videoludiche più famose della storia, trattasi di “Street Fighter”, con un film diretto da Kitao Sakurai e che vanta nel cast nomi di spessore come Noah Centineo, Jason Momoa e 50 Cent ma anche nomi importanti del panorama del wrestling come Cody Rhodes e Roman Reigns.

Sono riusciti a creare un adattamento convincente o parleremo della solita pellicola tratta da un videogioco di qualità discutibile? Noi di Nerd Al Quadrato l’abbiamo visto e siamo qui per dirvi la nostra!

La recensione di “Street Fighter” sarà strutturata in queste parti: recensione no-spoiler (per chi vuole un primo parere sul film, ma non l’ha ancora visto), recensione spoiler, analisi e spiegazione del finale, analisi e spiegazione della post-credit e concludendo con l’opinione finale riassuntiva.

Ken Masters (Noah Centineo) e Ryu (Andrew Koji) in Street Fighter di Legendary Pictures. Foto di Courtesy of Paramount Pictures a - © 2026 PARAMOUNT PICTURES, CAPCOM AND LEGENDARY. ALL RIGHTS RESERVED.
Ken Masters (Noah Centineo) e Ryu (Andrew Koji) in Street Fighter di Legendary Pictures. Foto di Courtesy of Paramount Pictures a – © 2026 PARAMOUNT PICTURES, CAPCOM AND LEGENDARY

Recensione No-Spoiler di “Street Fighter”

Street Fighter ha ovviamente al centro l’azione, vista la natura del videogioco adattato, ovvero un picchiaduro della vecchia scuola. Il cast mescola attori dai diversi background, scelta sicuramente utile ad abbracciare un pubblico più vasto dei semplici “fan del gioco”.

Abbiamo nomi importanti del cinema, quali Noah Centineo (Ken Masters), Jason Momoa (Blanka) e David Dastmalchian (Bison), ma anche personaggi provenienti da altri mondi, come il culturista Olivier Richters, che interpreta il gigante Zangief, o i due wrestler di punta della WWE, Cody Rhodes e Roman Reigns, rispettivamente Guile e Akuma. Questa scelta come già detto è volta ad ampliare il pubblico potenziale del film, indirizzandolo non solo ai fan del videogioco ma anche agli amanti di discipline fisiche come il culturismo o il wrestling, sicuramente più invogliati e curiosi a vedere il film sapendo della presenza dei loro idoli.

Quando si pensa a Street Fighter è facile fare paragoni con altri titoli picchiaduro celebri, in particolare “Tekken” e “Mortal Kombat”, da sempre contrapposti alla saga di Capcom. Appare subito però una grande differenza negli adattamenti cinematografici di questi tre prodotti: Tekken, di cui ricordiamo un poco fortunato live action uscito nel 2010, e Mortal Kombat, uscito con un reboot nel 2021, sono titoli che si prendono molto di più sul serio. I toni sono molto dark, con un’impostazione più drammatica.

Street Fighter invece si distingue per la scelta di bilanciare l’azione e i combattimenti con un tono di fondo più leggero, scherzoso. Non mancano infatti i momenti divertenti e le gag tra i protagonisti, che sono sicuramente in grado di strappare qualche risata. Questa scelta è si un punto di forza ma anche una lieve pecca: danzare tra “il serio e il faceto” permette di abbracciare un pubblico più ampio, ma sarebbe servita una maggiore attenzione all’aspetto centrale del gioco, ovvero il combattimento puro, che non è sicuramente carente ma non è sfruttato a dovere e avrebbe potuto dare una spinta ulteriore ad una già molto buona pellicola.

Un altro punto debole sono gli effetti visivi, tanto quelli digitali quanto quelli “fisici”: in alcuni casi infatti le mosse effettuate dai protagonisti rendono troppo palese l’utilizzo di ganci e sostegni, mentre la CGI risulta poco efficace lungo tutta la pellicola, specialmente nello scontro finale.

In fin dei conti, Street Fighter resta un film molto valido, che rende giustizia alla folle e colorata saga di Capcom. La pellicola diretta da Kitao Sakurai fa centro e si propone come un intrattenente film d’azione capace di unire combattimenti e divertimento, senza tuttavia mancare di rispetto all’opera madre.

Voto: 7/10

★★★★★★★★★★
Ken Masters (Noah Centineo) e Ryu (Andrew Koji) in Street Fighter di Legendary Pictures. Foto di Mark Rogers - © 2026 PARAMOUNT PICTURES, CAPCOM AND LEGENDARY. ALL RIGHTS RESERVED.
Ken Masters (Noah Centineo) e Ryu (Andrew Koji) in Street Fighter di Legendary Pictures. Foto di Mark Rogers – © 2026 PARAMOUNT PICTURES, CAPCOM AND LEGENDARY

Recensione Spoiler di “Street Fighter”

Già dalle prime scene, Street Fighter si distingue dalle altre pellicole tratte da giochi picchiaduro, come Tekken e Mortal Kombat. Vediamo infatti un introduzione animata, pur trattandosi di un film live action. La scelta del regista è infatti semplice: i flashback verranno mostrati in versione animata, mentre le vicende contemporanee saranno in live action. Abbiamo quindi questo “ping pong” tra realtà e animazione che crea un dualismo molto interessante.

Possiamo inoltre leggerci forse un omaggio alla saga stessa, come a voler dire “Street Fighter nasce come prodotto animato, videoludico, per cui la base delle vicende che raccontiamo in questo film la mostriamo proprio in animazione”.

L’introduzione ci presenta i due protagonisti, Ken Masters e soprattutto Ryu, fratelli non di sangue, cresciuti dagli insegnamenti del sensei Gouken. La contrapposizione tra i due “fratelli” sarà un tema fondamentale lungo tutta la pellicola: da una parte infatti abbiamo Ken, il belloccio, cresciuto e diventato una sorta di playboy festaiolo che utilizza la lotta come semplice mezzo per fare soldi, tramite pubblicità ed eventi di dubbio gusto. Dall’altra parte abbiamo Ryu, che ci viene presentato come il più forte tra i due, ma anche il più tormentato, colui che cova dentro di se un demone, che gli parla attraverso la voce di Akuma, grande antagonista del film e fratellastro di Gouken.

I due hanno avuto percorsi di vita differenti ma che hanno portato al medesimo risultato: hanno abbandonato l’onore derivante dai combattimenti. Ken per perseguire i soldi e una vita più agiata, Ryu per sfuggire ai suoi demoni. Questa scelta crea inevitabilmente due fazioni, con lo spettatore che potrà sentirsi più vicino ad un personaggio piuttosto che all’altro, caratterizzandoli fin da subito in modo chiaro e forte.

A fare da contraltare alla caratterizzazione dei due protagonisti abbiamo invece una quasi totale assenza di profondità per quanto riguarda gli altri personaggi della saga, da Guile a Zangief passando per Dhalsim, Balrog e Vega. Sono tutti personaggi storici del brand di Street Fighter ma qua sono poco più che comparse, non hanno una reale caratterizzazione. Probabilmente la scelta della produzione è stata quella di gettare le basi per una saga cinematografica più lunga di un unico film, portandoli così a concentrarsi sui personaggi che costituiranno la base, ovvero gli ovvi Ryu e Ken, gli antagonisti ma anche alcuni secondari, come Dan Hibiki e Chun-Li.

La speranza è che la saga possa proseguire in modo da approfondire anche altri personaggi per ora visti solo marginalmente.

Andrew Schulz (Dan Hibiki), Chun-Li (Callina Liang), Ken Masters (Noah Centineo) e Ryu (Andrew Koji) in Street Fighter di Legendary Pictures. Foto di Courtesy of Paramount Pictures - © 2026 PARAMOUNT
Andrew Schulz (Dan Hibiki), Chun-Li (Callina Liang), Ken Masters (Noah Centineo) e Ryu (Andrew Koji) in Street Fighter di Legendary Pictures. Foto di Mark Rogers/Legendary / Mark Rogers – © Mark Rogers

Street Fighter, pur essendo incentrato sui combattimenti, come è ovvio che sia, fa del divertimento e del momento comico un suo punto di forza. Nel cast leggiamo anche i nomi di Eric André e Andrew Schulz, due stand-up comedian, che mettono in evidenza la scelta forte della produzione di puntare anche al divertimento, non solo al combattimento.

Anche le stesse coreografie di lotta spesso spingono sul comico, come possiamo vedere nella scena dell’incontro tra Ryu e Ken. I due si rincontrano dopo tanti nella stanza di hotel di Ken. Qui Ryu vuole solo parlare col fratello, per assicurarsi che non partecipi al torneo mondiale, ma Ken, risentito per la prolungata assenza del fratello, lo attacca senza ragioni. Ryu vuole però evitare lo scontro, e quello che poteva essere un intenso combattimento si trasforma in una danza quasi comica in cui Ryu schiva Ken, inducendolo spesso a scivolare, cadendo malamente al suolo.

Non stiamo vedendo una lotta feroce, bensì un litigio fra due fratelli, e il film ce lo fa capire chiaramente.

La storia poi risulta abbastanza semplice: i due fratellastri, separati da tempo, si ritrovano al torneo World Warrior Tournament, al quale Ryu si sente costretto a partecipare poiché sa della volontà di Akuma di sfidare il campione. Ma sullo sfondo agisce anche un secondo antagonista, Bison, organizzatore del torneo, che vuole estrarre la potenza di Ryu per accrescere la propria forza.

Dall’inizio alla fine del film appare poco chiaro chi sia il vero antagonista, se Akuma o Bison, poiché entrambi portano avanti due sottotrame differenti: il primo vuole concludere ciò che aveva iniziato anni prima, sconfiggendo Ryu dopo aver eliminato Gouken, Bison invece vuole semplicemente diventare più forte. Entrambi non conoscono l’esistenza dell’altro e risultano pertanto slegati.

Questa scelta getterà come vedremo le basi per un possibile sequel, ma non va a favore di questo capitolo, che risulta leggermente confuso dal punto di vista narrativo, portando lo spettatore a non sapere su cosa concentrarsi maggiormente.

Alla fine, il torneo tanto pubblicizzato non sarà mai al centro della storia (Ryu non vi prenderà parte nemmeno, catturato praticamente subito da Bison). Il vero centro della storia è l’evoluzione dei due fratelli, come capiamo nel finale della storia.

Ryu (Andrew Koji) in Street Fighter di Legendary Pictures. Foto di Mark Rogers/Legendary / Mark Rogers - © 2026 PARAMOUNT PICTURES, CAPCOM AND LEGENDARY. ALL RIGHTS RESERVED.
Ryu (Andrew Koji) in Street Fighter di Legendary Pictures. Foto di Mark Rogers/Legendary / Mark Rogers – © 2026 PARAMOUNT PICTURES, CAPCOM AND LEGENDARY

Analisi e spiegazione del finale di “Street Fighter”

All’inizio del film, Ken ci appare come quello invidioso della forza del fratello, tuttavia nelle battute conclusive abbiamo un ribaltamento: il vero invidioso era Ryu, il quale ammette di aver nascosto al fratello il suo invito al primo World Warrior Tournament poiché invidioso delle sue abilità.

Ken capisce così che il suo “non sentirsi all’altezza” era un pensiero che poggiava su una bugia, e riesce così a superare il proprio blocco, sbloccando l’hadouken (la mossa speciale dei due, simile ad un’onda energetica) e salvando un Ryu dominato da “Evil Ryu“, la sua controparte cattiva controllata dagli stessi poteri di Akuma e caratterizzata da un gi nero.

Ci viene infatti spiegato come l’accesso alla forza data dal “Ansatsuken”, l’arte marziale insegnata ai due fratelli da Gouken, dia l’accesso anche ad una parte oscura, che in passato aveva corrotto proprio il fratellastro di Gouken, Akuma, e che negli anni ha provato a sedurre e a far cedere lo stesso Ryu, ritiratosi dalle scene proprio per questo.

Nel finale però Ryu si è lasciato andare ai suoi demoni per sconfiggere Akuma, ma una volta raggiunto l’obiettivo non riesce a recuperare il controllo. Solo un hadouken del fratello riesce a riportarlo in sé. I due poi si riuniscono a Chun-Li, Guile, Dhalsim per lasciare Shadaloo, con l’intento di scovare Bison per fargliela pagare.

Con questo finale abbiamo un viaggio completo per il personaggio di Ken Masters, partito come lottatore in crisi d’identità e con problemi di fiducia in se stesso, il quale si riappropria della sua piena forza superando il proprio blocco mentale. Blocco mentale imposto dal fratello, in virtù del sentimento più vecchio del mondo, l’invidia. Ryu da subito ci appare come tormentato ma buono d’animo, la stessa bontà che lo porterà a ritirarsi dalla disciplina che ama per placare i suoi demoni interni.

Tuttavia in questa conclusione vediamo come Ryu sia un normale essere umano, certamente con una forza superiore, ma afflitto dagli stessi problemi e difetti delle persone comuni. Non ci viene mostrato un supereroe senza macchia che ritorna solo per salvare il mondo, bensì un antieroe, che cela un lato oscuro e lotta per controllarlo.

Bison invece non vede concluso il suo arco narrativo: lo vediamo infatti intento a recuperare il corpo di Akuma, per proseguire nella sua opera di potenziamento. Qualora il sequel ottenesse luce verde, vedremo sicuramente uno scontro tra i nostri eroi e il crudele dittatore.

Bison (David Dastmalchian) in Street Fighter di Legendary Pictures. Foto di Mark Rogers - © 2026 PARAMOUNT PICTURES, CAPCOM AND LEGENDARY. ALL RIGHTS RESERVED.
Bison (David Dastmalchian) in Street Fighter di Legendary Pictures. Foto di Mark Rogers – © 2026 PARAMOUNT PICTURES, CAPCOM AND LEGENDARY

Analisi e spiegazione della post-credit di “Street Fighter”

Abbiamo anche una breve post credit, mostrataci sotto forma animata, contravvenendo alla regola che avevamo individuato inizialmente. Non si tratterebbe infatti di un flashback ma di una scena contemporanea alle vicende del film. Vediamo infatti un incontro tra Bison, insieme ai suoi scagnozzi, e Sagat, colui che Ryu sconfisse per diventare campione nel primo World Warrior Tournament.

Potrebbe essere un indizio su una possibile collaborazione tra i due personaggi, sicuramente uniti da un forte risentimento nei confronti di Ryu. Entrambi nel videogioco sono nemesi del nostro eroe, resta solo da capire se potremo vederli all’opera insieme in un ipotetico capitolo due.

Cammy White (Mel Jarnson) in Street Fighter di Legendary Pictures. Foto di Mark Rogers/Legendary / Mark Rogers - © 2026 PARAMOUNT PICTURES, CAPCOM AND LEGENDARY. ALL RIGHTS RESERVED.
Cammy White (Mel Jarnson) in Street Fighter di Legendary Pictures. Foto di Mark Rogers/Legendary / Mark Rogers – © 2026 PARAMOUNT PICTURES, CAPCOM AND LEGENDARY

Opinione finale con voto

Street Fighter è un ottimo film d’azione, capace di mischiare combattimenti e ironia per favorire un’atmosfera più leggera. La pellicola di Sakurai trasuda passione per l’opera madre e di certo rende giustizia ad un colosso del mondo videoludico.

Il cast mescola sapientemente personaggi di diversi mondi, da wrestler importanti come Cody Rhodes e Roman Reigns ad attori in vista come Noah Centineo e Jason Momoa. Risulta anche molto convincente la performance di Andrew Koji, attore valido ma che porta con se soprattutto un importante background da martial artist, che lo porta a non sfigurare nelle complesse coreografie messe su nelle scene di combattimento.

Scene di combattimento che non sono una delusione ma che sicuramente avrebbero meritato più spazio, cosi come sarebbe stata necessaria una maggiore attenzione agli effetti visivi. Infine la trama, seppur semplice, risulta intrattenente, nonostante pecchi di caoticità dovuta alle due sottotrame principali, di Akuma e di Bison, che andavano forse gestite meglio. Questi sono sicuramente gli aspetti su cui lavorare in vista di un possibile capitolo due, già ampiamente anticipato nel finale.

Voto: 7/10

★★★★★★★★★★
Ken Masters (Noah Centineo) e Dhalsim (Vidyut Jammwal) in Street Fighter di Legendary Pictures. Foto di Courtesy of Paramount Pictures a - © 2026 PARAMOUNT PICTURES, CAPCOM AND LEGENDARY. ALL RIGHTS RESERVED.
Ken Masters (Noah Centineo) e Dhalsim (Vidyut Jammwal) in Street Fighter di Legendary Pictures. Foto di Courtesy of Paramount Pictures a – © 2026 PARAMOUNT PICTURES, CAPCOM AND LEGENDARY

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E voi avete visto “Street Fighter”? Fateci sapere nei commenti cosa ne pensate!

Mirco Vella

Scrivo in modo compulsivo delle cose che mi piacciono, il problema è che mi piacciono troppe cose

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