Vermiglio – La nostra recensione del nuovo film di Maura Delpero! (2024)
È stato ufficialmente presentato, all’ottantunesima Mostra del Cinema di Venezia, “Vermiglio”, film italiano diretto dalla regista Maura Delpero, che ne è anche la sceneggiatrice, la quale si trova alla sua terza prova dietro la macchina da presa. L’opera, ambientata durante l’ultimo anno della seconda guerra mondiale, fa parte della selezione ufficiale in concorso a Venezia 81. Noi di Nerd Al Quadrato l’abbiamo visto e siamo qui per dirvi la nostra!
La recensione di “Vermiglio” sarà strutturata in queste parti: recensione no-spoiler (siccome il film uscirà prossimamente nelle sale), recensione spoiler, concludendo con l’opinione finale riassuntiva.

Recensione No-Spoiler di “Vermiglio”
Il film, ambientato a cavallo della fine della Seconda Guerra Mondiale, è incentrato sulla storia di una famiglia estremamente numerosa, che vive nell’omonimo paesello trentino che da il nome all’opera. La vita, come si può immaginare, non è semplice, visti gli anni che corrono. Ciononostante, tutti si impegnano al meglio per ovviare al proprio ruolo sia in famiglia sia nella comunità.
Il padre deve rispondere alle doppie responsabilità di capofamiglia e maestro scolastico del paese, la madre è chiusa alle “faccende da donna” dalla visione maschilista del tempo, seguita soprattutto dalla figlia Lucia, mentre le più piccole, Ada e Flavia, passano soprattutto il tempo a studiare. Poi ci sono Dino, il fratello maggiore, e Pietro, il fratello minore; al primo spettano i lavori pesanti e duri, mentre il secondo, beh… in quanto bambino, pensa a divertirsi. Anche loro due, però, vanno a scuola, come la maggior parte degli abitanti, dato che capiscono quanto sia importante sapersi esprimere in un italiano corretto.
La situazione cambia molto quando sopraggiunge in città un giovane soldato siciliano in fuga dal fronte, Pietro, le cui scelte finiranno per influenzare enormemente la famiglia dei protagonisti, che dovrà farsi trovare pronta e risolvere tutti i problemi nel miglior modo per ritrovare la pace e la tranquillità.
“Vermiglio“ è una vera e propria lettera d’amore alla montagna, che passa per la meravigliosa fotografia e i colori che esaltano i paesaggi e le caratteristiche della vita di altri tempi, che il film descrive in modo meticoloso e quasi maniacale. Ahimè, oltre al forte linguaggio poetico delle immagini e di qualche dialogo, l’opera non offre granché.
C’è una certa pochezza sia a livello di scrittura, specie nelle caratterizzazioni blande e nelle reazioni dei personaggi, sia registicamente parlando, poiché la regia è quasi essenzialmente composta da campi lunghi. I movimenti di camera sono rarissimi, brevissimi e si contano sulle di una mano. In questo modo, il film, anche visivamente, purtroppo diventa abbastanza pesante, nonostante la bellezza della inquadrature.
Il cast, invece, è da elogiare, soprattutto i bambini. Tutti bravissimi ed eccellenti, con un’ottima presenza scenica per l’età che hanno. In questo senso, i meriti vanno anche a Maura Delpero, che, in questo caso, ha saputo dirigerli egregiamente.
Voto: 5.5/10

Recensione Spoiler di “Vermiglio”
Maura Delpero porta su schermo le vicende di una famiglia assai numerosa alle prese con le difficoltà dovute agli anni che corrono, gli ultimi della Seconda Guerra Mondiale. Per loro fortuna, o sfortuna, dipende dai punti vista, vivono in un paesino del Trentino, Vermiglio, per l’appunto, disperso e praticamente isolato, nonostante la posta arrivi, seppur con fatica. A ogni modo, tutti si impegnano al meglio per adempire alle proprie responsabilità.
Il padre ha l’importante doppio ruolo di capofamiglia e maestro scolastico del paese, la madre ha il compito di badare ai figli e alla casa, aiutata soprattutto dalla figlia Lucia. Vengono poi le donne più piccole di casa, Ada e Flavia, che passano soprattutto il tempo a studiare, e quindi i due maschi, Dino e Pietro.
Bene o male, quasi tutti gli abitanti di Vermiglio si sono seduti almeno una volta dietro i banchi della piccolissima scuola del paese, rapiti dalla voce stentorea e suggestiva del maestro di elementari. Ed è bella questa voglia così ardente di istruirsi e acculturarsi un minimo da parte dei cittadini, che sentono il bisogno emanciparsi un minimo.
Lo stato di calma viene rotto quando arriva un giovane soldato siciliano in fuga dal fronte, Pietro. Sin dal primo sguardo scambiato con Lucia, è molto chiara la connessione tra i due; si capisce subito che sono destinati a stare insieme e, infatti, finiscono per sposarsi e addirittura avere un bambino.
Nel frattempo, i genitori sono animati da una questione di vitale importanza: a chi far continuare gli studi, Ada o Flavia? Nel contempo, la guerra finisce e Pietro viene spinto a tornare giù in Sicilia dai propri parenti. Passano i giorni, ma lui non torna e i dilemmi dilaniano la famiglia. Nelle settimane seguenti, i giornali rivelano la triste verità: Pietro è morto, ucciso dalla donna con cui, a insaputa della famiglia Graziadei, era ancora sposato. Lucia partorisce e, in seguito, decide di affrontare un viaggio per andare nella terra natia del marito deceduto.
Quando parte, è ormai estate e l’anno scolastico si conclude. La scelta è inevitabilmente ricaduta su Flavia, che eccelle in tutte le discipline. Ada “non è abbastanza” e rischia di ricevere grandi delusioni, almeno secondo il padre. La ragazza decide, perciò, di ascoltare il proprio tormento interiore, il richiamo religioso, e prende i voti, diventando suora. Anche Lucia abbandona il nido per andare a lavorare come badante dei figli delle famiglie ricche, lasciando apparentemente la propria figlia alle suore.
La narrazione di questa storia viene esaltata da un grande comparto fotografico, che esalta la bellezza della vita di montagna e la sua poesia tramite delle inquadrature ad hoc e un uso dei colori veramente suggestivo e intelligente, come il bianco quasi accecante della neve e una luce estiva folgorante. Purtroppo, il racconto viene un po’ appesantito da una regia fin troppo semplice, composta quasi totalmente da campi lunghi. La montagna è protagonista e padrona anche nelle inquadrature della Delpero, le cui scelte artistiche alle volte appaiono fin troppo semplici, seppur originali. Ciononostante, la direzione attoriale della regista di Bolzano è magnifica, eccezionale, specie per quanto concerne i piccoli, favolosi attori in scena.
Anche la scrittura è abbastanza blanda: le caratterizzazioni dei personaggi sono molto basiche, così come le loro interazioni. Nessuno spicca veramente all’interno della storia e la grande moltitudine di personaggi appare uniforme e poco approfondita. Tuttavia, è lodabile la scelta di realizzare una sceneggiatura interamente in dialetto trentino per aumentare l’autenticità e il legame con il territorio. Da anni stiamo disimparando i dialetti delle nostre regioni, le sfumature dei nostri luoghi di provenienza e le tradizioni; in questo senso, “Vermiglio” è una sorta di toccasana per il cinema e l’Italia.

Opinione finale con voto
In conclusione, “Vermiglio“ è un’opera molto originale, autoriale e genuina, una lettera d’amore alla montagna e alla vita in quelle zone, sebbene ogni tanto rischi di diventare “una semplice cartolina” e di perdersi negli infiniti e possenti ritratti delle Alpi. La bellezza e la poesia del lungometraggio vengono “guastate” da una regia e da una scrittura fin troppo semplici, ridotte in modo eccessivo all’essenziale.
Voto: 5.5/10

E voi, cosa ne pensate di questa recensione? Siete in hype per il film? Andrete a vederlo una volta rilasciato? Fatecelo sapere qui sotto con un commento!

La lingua la sta ben detro ai denti..
Quando no se en grado de dir qualcos le meio taser..
Recensione pessima.
Ciao, Santa Luzia. Mi spiace che la recensione non ti sia piaciuta… Posso chiederti il perché? Sono aperto a tutte le critiche costruttive per poter crescere