Supergirl – La nostra recensione in anteprima del secondo film del DCU di James Gunn!
‘Supergirl’, secondo film del DCU di James Gunn e Peter Safran, debutterà nelle sale cinematografiche italiane il 25 giugno, continuando la storia di questo universo cinematografico ancora agli inizi. Noi di NerdAlQuadrato siamo stati invitati da Warner Bros. Pictures all’anteprima del film, e siamo qui per dirvi la nostra opinione completa!
La recensione di ‘Supergirl’ sarà strutturata in queste parti: recensione no-spoiler (per chi vuole un primo parere sul film, prima di vederlo), recensione spoiler, analisi del finale, e concludendo con l’opinione finale riassuntiva su questa pellicola incentrata sulla cugina di Superman, che rappresenta soltanto il primo dei progetti del DCU in uscita quest’anno: tra poco più di un mese comincerà ‘Lanterns‘ su HBO Max, e a ottobre torneremo in sala per ‘Clayface‘.

Recensione No-Spoiler di ‘Supergirl’
Il DCU è tornato al cinema dopo circa un anno con un’avventura intergalattica diretta da Craig Gillespie, continuando la storia dell’universo cinematografico con uno stile completamente diverso da quello di ‘Superman‘. James Gunn non mentiva: ogni prodotto avrà un’identità propria, e non c’è dimostrazione più grande di questo film guidato, e per buona parte anche elevato, da Milly Alcock. La storia, adattata per il grande schermo da Ana Nogueira, è ispirata alla celebre serie a fumetti ‘Woman of Tomorrow’, scritta da Tom King e illustrata da Bilquis Evely.
È importante sottolineare, però, che per quanto l’ispirazione al materiale cartaceo sia evidente, non si tratta di una trasposizione fedele sotto ogni aspetto. Sono molte le scelte creative differenti che sono state prese, alcune delle quali faranno ampiamente discutere i fan fumettistici, ma il cuore della storia rimane intatto. La trama, infatti, vede Kara Zor-El affrontare il proprio trauma riguardo a Krypton collaborando con Ruthye Marye Knoll, una giovane ragazza in cerca di vendetta per l’uccisione dei suoi genitori.
Alcock si rivela essere una protagonista affascinante, ripulendo l’immagine di Supergirl da decenni di dubbi nei suoi confronti e mostrandoci che il suo personaggio ha tanto da dire, mentre Eve Ridley viene relegata a un ruolo a tratti inutile e testardo, ma caratterizzato da una buona interpretazione. Un trattamento superficiale viene riservato anche al villain, Krem delle Colline Gialle.
In poche parole, Krem è il tipico villain presente nei progetti delle prime 2 Fasi del Marvel Cinematic Universe: dimenticabile, a volte sopra le righe e soprattutto anonimo. Non c’è una storia profonda riguardo alle sue motivazioni, è cattivo soltanto perché la trama ne ha bisogno. Non è certo un arcinemico iconico, come il Lex Luthor di Nicholas Hoult che abbiamo conosciuto l’anno scorso. Eppure, in questo caso si tratta di una mossa giustificabile: il nemico interpretato da Matthias Schoenaerts non deve essere qualcuno di importante, è solamente uno strumento narrativo per aiutare Kara Zor-El ad affrontare un viaggio introspettivo.
Viaggio che si manifesta anche fisicamente, dato che la protagonista visita alcuni pianeti durante il suo percorso, tutti realizzati con una cura per i dettagli impressionante. Gli alieni, le ambientazioni e persino le lingue parlate sono chiaramente studiate attentamente, giocando un punto a favore per quanto riguarda le scenografie e gli aspetti più tecnici. Questi look pratici offrono un’atmosfera che combina la saga di ‘Star Wars’ a quella di ‘Mad Max’, con un look particolarmente sporco, che si distingue, forse per il peggio, dallo stile luminoso e sgargiante del fumetto.

Non è un mistero che anche l’opera originale fosse un mix di più generi: si passa da temi che ricordano un medioevo fantasy alla classica storia supereroistica e al western spaziale, per poi ritrovarsi catapultati in una storia sul trauma che non tutti i cinecomics possono vantare di avere. Il tutto è condito con delle scene d’azione dinamiche e coinvolgenti, specialmente se viste in formato IMAX, come nel mio caso.
Fondamentale parlare di quest’ultimo, perché i 52 minuti del film girati appositamente per le sale IMAX si fanno notare, e valgono sicuramente la pena. Prima di questo film, non avendo mai usufruito di una sala del genere, mi ero sempre chiesto che cosa potesse avere di così speciale, ma ‘Supergirl’ è esattamente il tipo di blockbuster estivo che merita di essere visto sullo schermo più grande possibile.
Online erano parecchie le critiche di fan che descrivevano il film come una mera copia di ‘Guardiani della Galassia’, ma devo ammettere che durante tutta la visione non ho mai percepito questa fantomatica somiglianza. ‘Supergirl’ riesce a trovare una propria identità, pur presentando alcuni cliché tipici dell’MCU e dei cinecomics in generale. Certo, è evidente l’influenza pop con alcune canzoni proprio nello stile che ha caratterizzato il franchise di James Gunn nell’MCU, ma i needle drop di questo film rendono l’esperienza ancora più godibile, anche insieme a una colonna sonora epica.
Il film presenta anche una fotografia che, per quanto diversa dal look del fumetto, rende lo spazio del DCU incredibilmente vasto e interessante, grazie al tocco di Rob Hardy. Sotto molti di questi aspetti più tecnici, inclusi per esempio gli effetti visivi, ‘Supergirl’ è nettamente migliore di ‘Superman’, ma nel complesso non è un film superiore alla pellicola con protagonista David Corenswet.
E va benissimo così: non ogni film deve rivoluzionare il genere o alzare l’asticella. Ciò che possiamo trarre da questo progetto è che il DCU ha intenzione di trasportarci in avventure così distinte tra loro, perciò è meglio godersi quest’avventura divertente e spensierata senza la necessità di fare paragoni o stabilire quale sia il migliore, perché ognuno brilla sotto certi aspetti.
Voto: 8,5/10

Recensione Spoiler di ‘Supergirl’
Addentriamoci nella parte spoiler di questa recensione che, per chiarezza, non sarà soltanto un elenco di differenze che presenta rispetto al fumetto da cui trae ispirazione, perché queste sono davvero tante. ‘Supergirl’ comincia mostrandoci la vita di Kara Zor-El, vagabonda nello spazio per festeggiare i suoi 23 anni, mentre suo cugino Kal-El è preoccupato riguardo alla sua assenza sulla Terra.
Kara adora frequentare pianeti col sole rosso, in modo da ubriacarsi e non dover affrontare il proprio dolore. Nel frattempo, facciamo la conoscenza di Ruthye, una giovane bambina la cui famiglia viene uccisa a sangue freddo da Krem, per nessuna ragione evidente. Nel fumetto il villain uccide soltanto il padre della ragazza, utilizzando la sua iconica spada, mentre qui uccide fratello, madre e padre, con un coltello da cucina.
Basta questo a farvi capire che l’adattamento sia molto approssimativo e l’intenzione non sia per niente quella di copiare e incollare gli elementi del fumetto. Le strade di Kara Zor-El e Ruthye sono destinate a incontrarsi quando il villain avvelena Krypto per rubare l’astronave della protagonista, risvegliando la profonda paura dell’eroina di perdere l’unico ricordo fisso che aveva della sua casa.

Parlando di Krypton, i flashback legati alla sua distruzione sono incredibili: non c’è altro modo per descriverli. Potrà sembrare banale, ma sono rimasto estremamente colpito dal loro impatto emotivo e dalla loro messa in scena. Non avevamo visto la morte del pianeta natale degli El in ‘Superman’, ma l’attesa è valsa la pena. Il giorno che il nucleo del pianeta diventò instabile, Zor-El e Alura In-Ze corsero al riparo ad Argo City, mentre nel cielo volava la capsula di Kal-El destinata verso la Terra.
Questo film conferma, nonostante fosse già ufficiale, che Jor-El sperava effettivamente che suo figlio diventasse un conquistatore di mondi, perciò il messaggio in ‘Superman’ era decisamente autentico. Ma oltre a questo, comprendiamo che i kryptoniani non sono del tutto cattivi come si potrebbe pensare e, anzi, Zor-El non era d’accordo con l’idea che, sotto un altro sole, dovessero essere venerati per le loro abilità.
Otto anni dopo la distruzione di Krypton, nacque Kara, ma lentamente cominciò il declino dell’unica città rimasta, a causa di un avvelenamento da kryptonite. Precisiamo che tutti questi flashback sono parlati in autentico kryptoniano, e sia David Krumholtz che Milly Alcock fanno un lavoro eccellente con una lingua fittizia così difficile. La morte di Alura e l’invio di Kara sulla Terra sono delle batoste emotive che ci fanno empatizzare molto con la protagonista, e danno una chiara spiegazione di perchè sia così afflitta.

Il contrasto tra Supergirl e Superman diventa quindi evidente: Kal-El non ha idea di cosa significhi perdere ogni cosa, e per questo riesce a essere un eroe solare e ottimista. Finalmente, quindi, abbiamo una Supergirl live-action che non è soltanto una versione femminile di Superman, ma che ha tutte le sue sfaccettature. Soltanto questo vale davvero tanto, perché nessuna trasposizione precedente era riuscita a non fare semplicemente un “Clark Kent al femminile”.
David Corenswet ha più scene del previsto nei panni di Superman e si riconferma un casting magnifico per guidare il DCU, dando un senso di familiarità ogni volta che appare sullo schermo. La sua preoccupazione per Kara fornisce una bella dinamica familiare e la sua involontaria comicità ci ricorda che si tratta di un Superman perfetto, che non vediamo l’ora di rivedere l’anno prossimo in ‘Man of Tomorrow’.
A rubare la scena, oltre alla magnetica e carismatica Milly Alcock, è decisamente il tanto atteso Lobo di Jason Momoa, nonostante il suo ruolo nella pellicola sia di contorno e anche abbastanza superfluo. Eppure funziona: si tratta di una trasposizione perfetta e Momoa naviga nel personaggio senza alcuna difficoltà, rendendolo già iconico con le sue scene d’azione e il suo atteggiamento scontroso, ma anche molto caciarone.

Come già detto, il villain non ha niente di caratteristico o memorabile, è soltanto un brigante di passaggio che verrà dimenticato quando il DCU progredirà. I trailer avevano anticipato che Kara Zor-El avrebbe dovuto “salvare la galassia” dalla sua banda, ma in realtà non è proprio così: Supergirl vuole solo salvare Krypto, e sì, nel frattempo salva alcune ragazzine rapite dai briganti, ma l’obiettivo non è assolutamente salvare l’universo, e su quello il marketing è stato un po’ fuorviante.
Trailer che, bene o male, avevano già mostrato buona parte del film, lasciando spazio a poche sorprese: una di queste, per esempio, è la presenza del sole verde, che indebolisce la protagonista e non era ancora stato mostrato. Nel film abbiamo quindi scoperto diversi elementi che possono mettere a dura prova i kryptoniani, il che è senz’altro importante anche in un’ottica al futuro.
Inoltre, diversi combattimenti restano comunque estremamente godibili. Quello che mi è piaciuto maggiormente è il combattimento con le piratesse Sklarian, in cui Supergirl utilizza un dispositivo di teletrasporto per ingannarle e recuperare il suo orologio e la spada di Ruthye. Sul pullman intergalattico conosciamo anche un piccolo traduttore per l’autista, che è doppiato da Seth Rogen, e riuscirà senz’altro a strapparvi un sorriso.

Analisi del finale di ‘Supergirl’
Il finale di questo film sarà senza alcun dubbio discusso dai fan dei fumetti, poiché presenta una differenza drastica rispetto a ‘Woman of Tomorrow’: una volta giunti alla conclusione del combattimento coi briganti, Ruthye è sul punto di uccidere Krem, ma viene fermata da Kara. Ancora una volta le viene spiegato che la sua vendetta non arriverà uccidendolo e che il suo dolore non scomparirà, e tutto ciò che può fare è andare avanti, non permettendo a Krem di rovinare il resto della sua vita.
È un messaggio emozionante, che veniva lanciato anche dal fumetto, ma dopo questa sequenza Kara allontana la bambina. Impugnando la spada, si avvicina al villain, convinto che Supergirl volesse salvare l’anima di Ruthye, e lo trafigge con due colpi: uno per ciò che ha fatto a Krypto e uno per ciò che ha fatto alla ragazza. Krem si accascia a terra, mentre Kara si allontana. Ma perché il DCU ha scelto di cambiare così tanto il finale della storia?
Nell’opera originale, infatti, Krem viene mandato nella Zona Fantasma e, dopo 300 anni, viene liberato dalle due protagoniste. Ruthye non è ancora in grado di perdonarlo, e lo colpisce alla testa, ma è chiaro che sia riuscita a vivere la sua vita senza il peso di aver tolto la vita a un uomo e di essere stata consumata dalla vendetta. Questo finale cinematografico, invece, rappresenta più una sorta di sacrificio di Supergirl, che riconosce il bisogno di eliminare una persona così malvagia, e si accolla la responsabilità di questo peso.

Onestamente non saprei giudicare quale delle due versioni funzioni meglio, perché entrambe hanno dei messaggi sensati, e in questo modo Kara Zor-El viene contraddistinta ulteriormente da Superman, poiché in grado di superare quel limite nei casi strettamente necessari. Si perde, però, il fatto che tutti possano essere salvati, persino un criminale senza onore come Krem.
Lobo assiste alla scena in lontananza ed è soddisfatto nel vedere Kara uccidere Krem, ma la sua uscita di scena non ci dà modo di capire quando lo rivedremo. Senza dubbio, emerge il fatto che abbia già una famigerata reputazione nel cosmo. Dopodiché, Kara si prepara a ripartire con la sua astronave, lasciando Ruthye sul suo pianeta insieme alla zia, ma viene convinta da Krypto a non abbandonarla per sempre. Infatti, le due si dirigono su un altro pianeta per festeggiare il compleanno della protagonista, anticipando che continueranno a frequentarsi.

Finiti i festeggiamenti, Supergirl torna a Metropolis, entrando nell’appartamento di Clark Kent insieme a Krypto. Superman si trova alla finestra, probabilmente appena rientrato da una delle sue nottate da eroe, ed è contento di rivedere sua cugina. Senza volerle mettere pressione, afferma che avrebbe avuto bisogno del suo aiuto sulla Terra, ma comprende che debba fare altre cose nello spazio. Tuttavia, questa volta Kara è pronta a rimanere per più tempo, cercando di rendere la Terra la sua nuova casa.
Questo finale ci fa capire che all’inizio di ‘Man of Tomorrow’ i due cugini lavoreranno insieme, ed è per questo che Supergirl avrà un ruolo abbastanza importante nel prossimo film di James Gunn, soprattutto dovendo fronteggiare Brainiac. Non è presente alcuna scena post-credit, ma non serviva: tutto è pronto per il crossover dell’anno prossimo, e un inutile cameo di Brainiac o qualcosa del genere avrebbe rovinato la chiusura del cerchio di questa storia.

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Opinione finale con voto
‘Supergirl’ è una space opera divertente, a tratti malinconica, che espande il DCU in maniera leggera, ma soprattutto efficace. La storia progredisce in maniera lenta, ma accompagnata da combattimenti ben realizzati e una soundtrack spensierata. Il film non sarebbe certamente così tanto impattante senza Milly Alcock, che interpreta una Kara Zor-El imperfetta, incasinata e con ancora molto da imparare.
L’attrice contribuisce a espandere la Super Family, dimostrando di avere tanto da dire in questo universo cinematografico, e non vediamo l’ora di scoprire quale sarà il suo futuro. Di certo il film, come l’opera fumettistica, risente di un villain abbozzato e generico, ma qui si compensa con l’introduzione di Lobo, che Jason Momoa rende proprio senza difficoltà. Speriamo di poter vedere al più presto il suo personaggio in un ruolo maggiore, e siamo decisamente più convinti della scelta di affidare ad Ana Nogueira la sceneggiatura di ‘Wonder Woman’ e ‘Teen Titans’.
Allo stesso modo, speriamo che Craig Gillespie torni a dirigere altri progetti per i DC Studios, perchè il suo stile si è sposato alla perfezione con quello del DCU, e il regista è stato abile nell’adattare l’avventura galattica con la propria visione. Nel caso in cui serva ribadirlo, è sconsigliato aspettarsi una trasposizione accurata del fumetto, nonostante i continui omaggi, perché il film prende una strada piuttosto diversa da ‘Woman of Tomorrow’, ma è molto meglio così.
Voto: 8,5/10

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